Treno delle dieci (appuntixi da un viaggio)

(questa nota va letta fino in fondo e contiene possibili madornali errori e pensieri scomposti tra una salita in treno e una sistemazione in carrozza)
Forza della voglia sempre di stare in movimento! E così mi ritrovo in viaggio, in giro per l’Europa, di nuovo in Spagna ma a Barcellona, città che non visitavo da quando stavo alle elementari. Altri tempi, altre epoche: scuola Sacra famiglia, gita scolastica, viaggio infinito in pullman Genova-Nizza-Barcellona e ricordo solo il caldo asfissiante del maggio in quinta elementare.

Alla radio c’era “adesso tu” di Eros e la vita sembrava sempre una continua scoperta e favola. Eravamo piccoli. Le frontiere non erano aperte e internet non l’avrebbe pensato nemmeno un pazzo visionario. Ora son passati decenni e mi ritrovo di nuovo qui confrontando i ricordi. La Sagrada familia oggi come ieri non è stata finita e mi godo una vacanza last minute low cost prima che la mia estate lavorativa cominci.

I miei viaggi sono strani: sbaglio sempre periodo, perdo gli eventi, non mangio mai piatti tipici, non faccio tutto ciò che si addice a un buon viaggiatore. Detesto Mc Donald’s, Hard Rock Cafè e Starbucks, non mi taggo daPrada e Gucci e non faccio foto in sala stampa a Camp Nou.

Mi butto nei negozi più strani dove spesso la musica ti assorda e te la godi più che nei locali di chiagliari. Boutique con luci stroboscopiche, manichini in pose yeah e interni curati fashion eleganti dove le commesse supertruccate e alte 1 mt e 50 ti accolgono mentre riordinano continuamente magliette e jeans con fare sicuro e preciso. Visto che la loro roba non compete con le grandi marche ci pensano loro proponendoti grandi e vistose tette.
Cerco il senso della città macinando chilometri senza meta, ma poi trovando sempre ciò che volevo. Forse cerco di afferrare il senso di una città, di un cosmo che ho capito essere molto diverso da Madrid. Mi perdo mi ritrovo sempre, cerco scorciatoie più lunghe, credo di essere in un posto ma poi sono altrove. Mi vesto come loro, mi nascondo, mi copro e mi scopro litigando con caldo asfissiante e climatizzatori polari. Non azzecco mai il vestito adatto: per non sbagliare jeans e felpa, non si sa mai che il clima cambi.

La mia camera è al Barrio Gotico. Un hotel anonimo ben recensito sul web, trovato per caso ma con posizione invidiabile: a meno di un chilometro la cattedrale e ancora a meno la fermata del metrò.  Poi ci sono i contro: nessun balcone e una finestra che dà sulla tromba dell’ascensore. Non c’è tv o frigobar ma un climatizzatore in costante emanazione di freddo. I risvegli sono un misto di tosse, gola secca e stanchezza dopo notti in cui affogo i pensieri tra le luci e le cerveze di questa città che sembra la Cagliari dei nostri sogni.
Tante cose la accomunano. Il lungo porto per esempio: a seconda delle angolazioni ricorda via Roma dei sogni. Ma qui hanno trovato soluzioni, da noi le cerchiamo. Qui hanno deciso di inventarsi una spiaggia dal nulla, di mettere in primo piano i pedoni e le bici, di vendere ogni possibile attrazione. Da noi anche i punti forti sono un limite. “Ma noi ci abbiamo la Spiaggia più bella del mondo”…qui la spiaggia è artificiale, il mare è torbido ma tutto è organizzato a meraviglia. Come se poi le nostre ricchezze ci salvassero dai nostri peccati e come se questa sensibilità verso la natura cancellasse le porcherie che facciamo nei nostri litorali quando alla sera lasciamo la nostra eredità di rifiuti.
È straordinario invece come Barcellona mischi la forte sensibilità religiosa con dei costumi libertini. I giovani sono vestiti in ogni modo, i look stravaganti si sprecano come in ogni città cosmopolita e gente di ogni sesso si prende per mano all’ombra di templi della cristianità senza subire sguardi e risolini.
Si usa poco l’inglese, le forme son poche. Tento di farmi capire masticando qualcosa ma mi rispondono in spagnolo. Poi quando sfoggio lo spagnolo mi rispondono in italiano. Non so ma in automatico mi viene sempre da parlare in lingua inglese. Allora rido e aggiungo all’italiano una “s” e il gioco è fatto. Oppure rispondo sì anche se non ho capito nulla quando iniziano a mettere la quarta e parlare. Sono pigro e ho tutte le caratteristiche del turista dilettante.

Ci son tante cose che si dovrebbero fare, ma io non le faccio mai. Magari sono a Barcellona ma neanche l’ho visitata per davvero. Magari volevo solo esserci, arrivarci e poi stufarmi. Oppure questo è un modo reale per conquistare una dimensione in una città sconosciuta: non avere una guida in mano e vedere cosa succede minuto dopo minuto. Ci pensa il senso, il fluire, il movimento, le coincidenze e il destino a fare la vacanza.
Poi c’è il fedele compagno, l’iphone: mi ha permesso di incontrare persone che conosco e che casualmente erano da queste parti. Ora sto aspettando un treno per Valencia. E perché non Siviglia o Granada? E perché non hai visto questo o quello? Perché non hai mangiato o bevuto questo? Quante domande! Il perché non lo so. Non amo i programmi, faccio mille cose senza senso logico, vado a ispirazione. Non è previsto un filo troppo razionale, beato chi ce l’ha!
I viaggi nascondono un fiorire magico di idee, pensieri e progetti. Un foglio di carta e due segni di penna basteranno a raccogliere tutto?
Scrivo tanto perché il movimento fa scintillare pensieri e riflessioni che da fermo non nascerebbero mai neppure nella miglior situazione fisica e mentale. Mi hanno detto pure che scrivo tanto e non mi godo troppo la vita. Chi lo può sapere come ci si gode la vita? Ognuno avrà la sua bustina di vita, la sua ricetta. Io me la godo anche così, scrivendo. Facendo parlare il cuore o lo stomaco, creando un feeling con chi legge. Che ci importa di chi ci giudica? Scrivere e far musica sono due passioni criticabili ma pazzesche.

Le passioni sono quelle cose che ti fanno perdere tempo e morire ma rappresentano le tue linfe, le tue albe, le tue droghe, ciò che ti fa sentire bene. Molti non provano passioni ma semplici allucinazioni o sbandamenti per qualcosa. Durano poco tempo e lasciano qualche scheggia. Le passioni ti catturano e non ti lasciano: ti fanno fare i più grossi errori o ti regalano le più grandi emozioni.
A volte è prendere, partire, farsi dimenticare in una città sconosciuta ma poi…ogni viaggio è una dichiarazione d’amore per una persona o una terra che lasci alle spalle: per amare Cagliari e la Sardegna ogni tanto te ne devi privare.

Partire, viaggiare, uscire.

Poi tornare.

Poi ripartire.
Il treno per Valencia è arrivato in stazione. Non ho capito bene come funzioni l’alloggiamento, salgo, chiedo, faccio finta di aver capito qualcosa e poi mi siedo. Finché mi accorgerò di aver sbagliato posto o alloggiamento o forse treno.

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