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Domenica a Palazzo Doglio

Dopo la Birra… il vino. Ci vediamo domenica 20 novembre al Palazzo Doglio a Cagliari per un nuovo evento di “Domenica a Corte” dalle 12 alle 19 con un djset speciale funky/house per accompagnare la degustazione e lo street food.

L’evento è organizzato in partnership con la Cantina Argiolas, Sella & Mosca, Tenute Faragò, Cantina Santadi e Olianas.

La Festa del Vino alla Corte Doglio è aperta a tutti.

Una sera a Tirana

Tirana, ore 18:55, forse ho scritto già troppo e non mi godo il viaggio ma il roaming inesistente mi aiuta a concentrami su pensieri e progetti. Ma ogni tanto mi sento debitore di chi mi segue con affetto

L’arrivo della sera è sancito del canto dei muezzin che inonda l’aria. Mi riportaalle atmosfere di Istanbul e poi Beirut dove ho vissuto questo rito. Vai da quelle parti e scoprirai l’effettocheffffa!

Per uno come me, che crede nella conciliazione delle religioni, curioso di conoscere la storia e di avvicinare le persone attraverso un’unica spiritualità è una carezza profonda.

Quando esco dal mio alloggio, dopo un delizioso sonno ristoratore, è già sera, luci e colori nuovi, il passo che si allenta e tutto diventa leggero.

Cammino lento, seguo il ritmo del mondo, cercando di registrare angoli, vetrine, particolari come una donna al chiosco che aspetta un cliente e una conversazione tra due autisti di taxi. Peccato non capire nulla, potessi sapere che si dicono! Sorridono, questo lo vedo, ma quale sarà il motivo? Il non sapere mi affligge più che mai.

Lascio la strada maestra e mi butto in quelle laterali dove le boutique e i negozi occidentalissimi, la banale riedizione di ogni centro città, vengono sostituiti da negoziati sgangherati, mercatini e bancarelle ricavate da garage, piene di contraffazioni di grandi marche, parrucche, magliette del Manchester e ancora cover di telefonini e reggiseni.

I palazzi mostrano nelle rughe del tempo e della povertà, tra fili elettrici e telefonici che si inerpicano come crocevie incomprensibili, parabole tv e motori dei condizionatori. I vicinati raccontano una Tirana diversa, popolana, popolare, povera e semplice, le macchine sono residui di tempi andati, i rifiuti sono parcheggiati non sempre con ordine, i palazzi non sono ancora finiti (e resteranno così, a vita).

Il senso di ogni viaggio: correggere il cammino previsto e virare oltre, senza paura di qualche sguardo minaccioso mentre scatto una foto e di qualche strano movimento che intercetto con la coda dell’occhio.

Sono i rischi del viaggiatore curioso, ma che porta rispetto per i luoghi e le persone. Non ci son dubbi che ho attirato l’attenzione di qualcuno col mio procedere curioso.

Quando riesco dal dedalo mi ritrovo in un’altra strada commerciale – Rurga Ismail Qemali – dove le vetrine tirate a lucido non mi emozionano più come quando ero piccolo e i macchinoni che sputano fuoco e fumo fanno la fiera del trash. Sento tutto questo banale, ma sono ben allenato a questo sfarzo volgare, non mi è nuovo.

Ragazzi e ragazze che vestono di marca si mischiano a uomini e donne con vestiti semplici e poveri, tute mal indossate e jeans portati male, in uno scontro generazione che racconta troppo. L’ansia dei più giovani di apparire e quella della mezza età di non aver nessun obbligo sociale da difendere, se non la macchina di grossa cilindrata come trofeo sociale. Ma tutto il mondo è paese.

Nei bar e nei locali non accettano carte di credito, il nero sommerso la fa da padrone. Così ho capito in una mezza giornata. Me ne faccio una ragione anche se devo cercare di evitare di farmi fregare dalle commissioni.

Un muezzin ricanta da un’altra moschea. I fedeli entrano composti, si tolgono le scarpe, le ripongono in un piccolo armadio di lato, salutano il custode e poi si perdono dentro ampie sale illuminate.

Una giostra illuminata gira con un bimbo a bordo e il papà che lo sistema, nell’attesa che ne salga anche qualche altro passeggero. Il bigliettaio è triste, sa che stasera non farà affari e la ragazza che dovrebbe smistare la folla ha il viso deluso e si accontenta dello smartphone. I bimbi a terra, invece, controllano in quale posto salire. Ce ne sono due. Appena la giostra si ferma, hanno le idee più chiare dei genitori che hanno appena pagato il biglietto. Uno sceglie il cavallo, l’altro, più piccolo, la carrozza magica.

Una strada lunghissima porta al Politecnico. Attorno ci son grattacieli allumati dalle geometrie curiose e altre che aspettano di illuminarsi. I semafori sono colorati anche nella struttura con dei led luminosi. L’effetto è suggestivo, come una camminata al freddo di una capitale europea avvolto da luci e da persone che mai incontrerò. Quella bellezza che si chiama viaggiare. Magari con Battiato in cuffia che canta Up Patriots to arm.

Mi guardo attorno. Tirana, Albania. La vedevo in tv, lo leggevo nei libri. Nei TG questo posto era storia: la dittatura, le migrazioni. Da piccoli era tutto troppo lontano e diverso. Oggi è emozionante essere qui. Cercare di capire. Un palazzo, un edifico, uno sguardo, una conversazione. Quel poco che basta, perchè ci vorrebbe tanto altro. E non ho pretese di capire in questo piccolo di giorni. Ogni città ha una vibrazione. Percepisci. Ti emozioni stupidamente anche sedendoti in una delle panchine e osservando il mondo che scorre, i parchi, le piattaforme, le coppie che si nascondono, gli anziani che si godono la pace di un parco.

Questa è che beatitudine, ma non dirlo in giro. Qui su Facebook, come diceva l’amico con voce squillante di Chia, non ti capiranno mai.

(le foto son volutamente poche per farvi immaginare)

Il viaggio in Albania: l’arrivo a Tirana!

L’aereo della compagnia Wizzair arriva puntuale nel piccolo aeroporto internazionale di Tirana. Controlli attenti – scambiano i miei notes per soldi contraffatti – e sorrisi di scusa e comincio l’avventura!

Terminata l’atmosfera ovattata dello scalo, riproponibile ad ogni latitudine del mondo, si apre un mondo più verace e caotico: tassisti che contrattano, la fiera degli autonoleggi e, in fondo alla mischia, gli autobus che portano alle varie destinazioni.

Scelgo quello con la scritta Tirana. L’autista ha il volto di Paul Newman, mi dice che costa 4 euro il trasporto, di salire subito con un cenno di intesa. Parla con altri tipi che poi scoprirò siano collaboratori: uno chiude le porte, l’altro accompagna l’autista. Nessun pagamento anticipato. La vettura è vecchia, un salto nel passato: ha i sedili con una stoffa appassita, un servizio bagno (che poi scopro sia un deposito per spazzoloni), un orologio che segna l’una. Ci son viaggiatori solitari, albanesi, una coppia di cinesi – lo vedo dal cellulare – un americano e altre persone.

Una donna sull’ottantina con capelli raccolti e abito nero – potrei associarla a una classica nonna di paese – è in videochiamata alla figlia che le mostra i bimbi che giocano. Sorrisi e urla. Capisco che stanno parlando anche di lavatrici e detersivi. Il marito sale dopo, sfoggia un impeccabile abito blu con una bella camicia bianca e colletti larghi, ha capelli brizzolati lunghi e un viso abbronzato sembra pronto per le nozze d’argento.

Quando l’autista accende i motori, dopo un’ora di forzata pausa, posso tirare un sospiro di sollievo. Il bigliettaio ha la polo rossa aziendale, sguardo freddo e tiene i soldi in mano: accetta moneta albanese o euro.

L’autobus dopo appena cento metri rallenta, recupera altri passeggeri appena scesi dai voli. Ma farà altre fermate curiose, quasi casuali, di cui una in aperta campagna in cui salgono due contadini che ringraziano e si siedono dietro. Poi ancirs due giovani viaggiatori.

Il tragitto aeroporto-centro dura mezz’ora, un film che mostra sviluppo e limiti di Tirana: case non ancora finite lasciano la vista a moderne fabbriche, aziende, noiosi centri commerciali da scritte inglesi e sedi distaccate di multinazionali. I nomi italiani son ricorrenti.

Tornando alle fermate, nemmeno io comprendo quale sia la ratio tant’è che la richiesta di fermata è semplicemente alzarti e far capire di voler scendere alla prossima. Lo faccio, ma la prossima è il fine corsa. “Cinque minuti”, dice l‘autista in un malandato inglese. Purtroppo diventano venticinque perché il centro è un inferno di traffico, incroci con precedenze indecifrabili, motorino e bici.

Arriviamo fino al terminal tagliando in due Tirana e non tutto quel che va storto è un problema reale: mi godo la città in un inedito tour a bordo, sono a due passi da piazza Skandebeg in cui si arriva con una breve camminata con la chiesa ortodossa e il palazzo dell’Opera.

Intorno è un fluire caotico e disordinato di auto, persone e autobus. Giardinetti incolti, panchine disseminate in maniera casuale, chioschetti, anziani che giocano a scacchi e sorseggiano un caffè turco e ragazzi che gioscono per l’uscita da scuola. E poi ancora suonatori di flauto, donne con la spesa, mendicanti, studenti universitari. Una coppia litiga, dei motorini passano impuniti nell’imponente e lucida piazza dove sventola una grande bandiera albanese.

Intorno case decadenti, palazzi sovietici si ripropongono vicino edifici nuovi e colorati dal gusto moderno, chioschetti attempati con giovani lounge bar.

Il mio alloggio costa 20 euro a notte solo contanti. Una guest al house a dieci minuti dal centro in un quartiere popolarissimo, dove si sentono le urla di una scuola media e le botteghe sono prefabbricate e i panni stesi in palazzi malridotti fanno bella mostra.

Questo mix tra moderno e vecchio, con una devastante semplicità di vita ed energia, un fluire continuo di gente e rumore, mi strappa un sorriso. Curioso alla ricerca di qualcosa di diverso, ma è questa semplicità a disorientarmi.

Questo perdere certezze occidentali e trovarmi davanti botteghe precarie e marciapiedi rotti.

L’Albania ha sofferto tanto. Dittatura efferata, persecuzioni, povertà, influenze politiche e culturali. Televisioni italiane con il loro degrado, migrazioni per cercare un eldorado.

Come non ricordare la nave straripante di albanesi che arrivò a Bari? Ferite che ogni uomo dovrebbe sentire quando parla di storia e politica.

Ma oggi quell’Albania cammina sulle proprie gambe. Tremano ma son proprie.

Forse è davvero dalla sofferenza che i popoli tirano fuori il meglio. Quel meglio che si chiama speranza, quella che altrove è andata perduta, violentata dalla banalità di una vita senza drammi.

Il giovedì al Colonial del Palazzo Doglio 100% vinile

I miei Technics ci sono e pure i vinili ansiosi di essere riproposti!

E ci sarà St-Germain, nell’ambito di una collaborazione/evento supportata da Casa Martini – Martini & Rossi che presenta per cinque giovedì alcuni dei suoi brand più iconici, con cocktails studiato ad hoc dal barman di Colonial e i loro brand ambassador, abbinati ai piatti della cucina del locale.

Ci vediamo giovedì 27 ottobre al Coloniàl del Palazzo Doglio dalle 19 in poi!

Thich Nhat Hanh e il suo Trattato di Pace

Ho appena finito di leggere Spegni il fuoco della rabbia di Thich Nhat Hanh, monaco vietnamita, grande maestro spirituale del nostro tempo.

Un meraviglioso libro con riflessioni sulla rabbia e sull’origine dell’infelicità che ha tra le cause l’errata conoscenza (ignoranza), il desiderio ossessivo e la rabbia stessa.

Thich Nhat Hanh afferma che la felicità è una pratica che ha a che fare con la trasformazione della sofferenza e del dolore che alberga dentro di noi. Ma non c’è conflitto, quanto convivenza, consapevolezza di quel che succede. Non si può annientare la rabbia, ma bisogna riconoscerla e conviverci. Questo è l’unico metodo per poterla superare.

IL TRATTATO DI PACE

Tra i tanti spunti, alla fine del libro, c’è un Trattato di Pace fatto firmare alle famiglie di Plum Village nel corso di una cerimonia alla presenza della comunità. Il consiglio di Thich Nhat Hanh è di adottarlo e adattarlo, sentendoti libero di modificarlo.

Perché possiamo vivere a lungo e felicemente insieme, per sviluppare e approfondire costantemente il nostro amore e la reciproca comprensione, noi sottoscritti facciamo voto di osservare e praticare quanto segue:

Quando sono arrabbiato mi impegno a:

1. Astenermi dal dire o fare qualsiasi cosa che possa causare ulteriore danno o intensificare l’ira.
2. Non reprimere la mia rabbia.
3. Praticare la respirazione e prendere rifugio nella mia isola interiore.
4. Con calma, comunicare entro 24 ore a chi mi ha fatto arrabbiare che sono irritato e sofferente, sia verbalmente sia consegnando un ‘Messaggio di Pace’.
5. Chiedere un appuntamento, sia verbalmente sia tramite un ‘Messaggio di Pace’, per un successivo giorno della settimana per discutere la questione in modo più esauriente.
6. Non dire: ‘Io non sono arrabbiato. Va tutto bene. Non sto soffrendo. Non c’è nessun motivo per essere arrabbiato, niente che meriti di suscitare la mia ira’.
7. Praticare la respirazione e il guardare in profondità nella mia vita quotidiana, mentre sono seduto, sdraiato, in piedi e mentre cammino, per vedere:

a) i modi nei quali anch’io, a volte, sono stato maldestro.
b) come ho ferito l’altra persona a causa delle mie tendenze abituali.
c) come il seme della rabbia, che è presente in me, sia causa primaria della mia ira.
d) come la sofferenza dell’altra persona, che innaffia il seme della mia rabbia, sia la causa secondaria.
e) come l’altra persona non stia cercando altro che il sollievo dalla propria sofferenza.
f) che io non potrò essere davvero felice fino a che l’altra persona continua a soffrire.

8. Scusarmi immediatamente non appena mi rendo conto della mia mancanza di tatto e di consapevolezza.
9. Posticipare l’appuntamento nel caso io non mi senta abbastanza calmo per incontrare l’altra persona.

E dopo il malware… il sereno!

Un brutto malware ha mandato in tilt il sito per diverse settimane.

Cos’è un Malware: da wikipedia “abbreviazione dell’inglese malicious software, lett. “software malevolo”), nella sicurezza informatica, indica un qualsiasi programma informatico usato per disturbare le operazioni svolte da un utente di un computer. Termine coniato nel 1990 da Yisrael Radai, che è andato a sostituire il virus.

Per settimane non avevamo accesso al pannello utente (il dietro le quinte, per intenderci, per modificare il sito) e chi arrivava su Tixi.it si trovava di fronte un pop-up poco rassicurante.

Ringrazio Jaime Lai che ha risolto al meglio tutto ed ora tocca a me rianimarlo!

Ci vediamo agli Europei e Mondiali di Beach soccer

Dopo le Final eight del Campionato italiano che si sono giocate lo scorso agosto proprio all’Arena Beach dell’Ippodromo del Poetto, arrivano in città altri due eventi di altissimo livello, organizzati dal Beach soccer worldwide e supportati localmente dal Comitato regionale Sardegna Figc LND, con il patrocinio della Regione Sardegna e del Comune di Cagliari.

Un appuntamento importante dove sarò nello staff di Comunicazione e responsabile locale dell’animazione.

Si parte giovedì 8 con il Campionato europeo “Euro beach soccer league” maschile e femminile, in programma fino all’11 settembre. E sarà proprio lunedì 11 la sfida finale che incoronerà i nuovi Campioni europei.

Saranno 16 le Nazionali in gara, 10 maschili e 6 femminili, tra cui le Azzurre e gli Azzurri che saranno impegnati nel pomeriggio di giovedì, rispettivamente alle 16,15 e alle 17,30. Venerdì spazio alle qualificazioni per la finale dell’11 del mattino.

Al termine degli europei partirà il mondiale per club, la “World winners cup 2022”, con due tabelloni, dal 13 al 18 settembre, sempre all’Arena Beach.

Vi aspettiamo!

Vere.news, il nuovo magazine online!

È un periodo ricco e faticoso, se poi si aggiunge qualche piccolo acciacco il quadro è completo.

Ma son felice! Nuovi progetti editoriali, nuove collaborazioni, nuove sfide da raccogliere con umiltà e olio di gomito.

Informare, intrattenere, ispirare. Così, insieme a Ileana Coiana abbiamo presentano il nuovo periodico digitale Vere.news nato da una sfida imprenditoriale. Una realtà giovane, che vuole dare spazio alle idee e alle persone garantendo anche il contraddittorio.

“Cuore sardo ma mente aperta”, partendo dall’Isola ma non fermandoci.

Formato stories, linguaggio semplice, verità e condivisione di esperienze sono solo alcuni degli elementi cardine del magazine. Ci interessante le esigenze ed opinioni dei lettori.

Cuore sardo, ma sguardo non solo all’isola, che vuol concentrarsi su informazione, inchiesta, società e cultura, sulla bellezza che c’è attorno ma anche sulle problematiche e le emergenze che meritano approfondimento.

Ringrazio tutti per la fiducia, il lavoro sarà tanto ed emozionante.

Seguiteci su https://vere.news/

Serate di Tixi nel weekend del 25 aprile!

Sarà un weekend lungo per la Liberazione in consolle tra Bosa, Cagliari e Costa Rei.

Una di quelle parentesi bellissime di serate in giro da Dj che mi vedranno macinare chilometri e incontrare tanti bei luoghi e persone, con il filo conduttore della musica.

Sabato 23 aprile sarò dj del Bosa Beer Fest con Radio Sintony: è stato allestito un palco/consolle pazzesco (floating stage) in mezzo al fiume Temo da cui i dj faranno partire la musica che inonderà le due sponde attrezzate con altri punti audio e megaschermi. Una discoteca all’aperto che secondo le previsioni farà ballare più di diecimila persone. Ospiti speciali i DJ Prezioso e Fargetta di Radio Deejay!

Radio Sintony seguirà in diretta tutto l’evento con interventi live, interviste e uno stand sotto il Ponte vecchio di Bosa.

Domenica 24 aprile sarò DJ dal pomeriggio al tramonto al Bacan di Cagliari: house music, aperitivo e il lento declinare del sole fino al tramonto nell’appuntamento intitolato “seguendo il sole”!

Lunedì 25 aprile doppio impegno: sulla costa orientale insieme a tanti altri amici e colleghi Dj, al Sunshine Rey di Costa Rei per il memorial dedicato all’amico dj Ale Massessi scomparso qualche mese fa in un incidente. Ospite speciale della giornata Cristian Marchi accompagnato da Alex The Voice. La musica per riunirci e per tenere viva la memoria del nostro amico Ale Massessi!

La sera di lunedì 25 ancora a Bosa per la chiusura del Bosa Beer Festival, sempre con Radko Sintony.

Vi aspetto!

Tre giorni a Malta: secondo giorno a La Valletta!

La sveglia è alle 7, non perchè l’abbia settata sull’iphone ma perchè i lavori del vicino cantiere sveglierebbero anche un elefante. E i lavori, i cantieri, i muratori, le gru, i camion, le betoniere sono una costante di Malta.

Una colonna sonora immancabile. La colazione è al Bar Pasculli, una catena italiana che offre cornetti caldi e cappuccini a prezzi non proprio concorrenziali. Per andare a La Valetta da St Giulian c’è un autobus che fa una linea costiera: ogni corsa costa 1 euro e 50 e si può fare un biglietto prepagato da ricaricare volta per volta.

Il bus ferma a Triq Spinola, dopo che le atmosfere plastiche di San Giuliano hanno lasciato spazio a quelle più caotiche della Malta popolare: negozietti random, lavori, sushi bar, barbieri e tatuatori. I turisti si mischiano a maltesi e migranti e i locali pettinati con la deep house e il reggaeton a palla sono un ricordo. Il bus è pulito e si riempie via via che tocca le varie baie del percorso fino a La Valletta. Intorno ci sono abitazioni bianche curate così come mega alberghi senz’anima. Vicino al mare si sviluppa una bella e lunga passeggiata fatta di piccoli bar e giardinetti, insenature e panchine vista mare. Balluta, Sliema, Gezira, in venti minuti il bus arriva al capolinea, di fronte al Memoriale di Guerra del 1938. Altro monumento è la fontana dei Tritoni, opera dello scultore maltese Vincent Apap. Da qui, la Porta della città permette l’ingresso di Valletta. Anche questa è costruita dall’architetto italiano Renzo Piano.

UN SALTO NEL TEMPO!

La Valletta è quel luogo che ti catapulta al Medioevo, a cavalieri e sfide all’ultimo sangue. Ha un centro storico racchiuso da antichi bastioni, fatto di stretti vicoli con edifici antichi con i caratteristici balconi in legno colorati, i gallarija. Strade strette lastricate, disposte a grigia, chiese barocche, palazzi antichi, “costruiti dai cavalieri per i cavalieri” e realizzati con quell’inconfondibile pietra color ocra.

La Valletta è il mix di tutto quello che l’isola rappresenta, cultura europea, nordafricana fino a quella mediorientale,.

Verrete travolti dal flusso della sua strada principale (Triq ir-Republika) con i negozi dei grandi marchi internazionali della moda, della gioielleria e della musica, un fluire rumoroso di turisti, altri negozi che vendono ogni cosa possibile e immaginabile, boutique, caffè e palazzi istituzionali.

Da questa lunga strada, colorata dai carri e dai colori del Carnevale, si snodano stradine secondarie, salite e discese anche molto ripide, dove si possono trovare altre botteghe e caffè. E poi ancora biancheria stesa, porte colorate, piccoli frammenti di mare, Madonnine negli angoli che sembrano benedire i viaggiatori, profumo di kebab e i rumori indistinti di stoviglie.

Tornando all’accesso principale, il primo palazzo che incroci è il nuovo Parlamento progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2015, realizzato con la pietra calcarea maltese chiamata limestone. Leggo che questo edificio ha suscitato molte controversie tra la popolazione locale. Le opinioni si dividono con chi è a favore del modernismo e con chi avrebbe preferito una struttura più conservatrice e coerente con la storia di Valletta.

Subito dopo, a pochi metri, uno spazio vuoto con luci e altri cartelloni: è il Royal Opera House, il teatro più importante e prestigioso di Valletta. Nel 1873, devastato da un incendio, fu restaurato nel 1877 e nel 1942 venne bombardato dall’esercito tedesco. Le rovine sono state riqualificate ancora da Renzo Piano che lo ha ripensato come un teatro all’aperto. Nacque così il Pjazza Teatru Rjal, inaugurato nell’agosto 2013. Il teatro ospita oggi concerti, proiezioni di film, festival e spettacoli teatrali. Più avanti ancora l’Auberge de Castille, uno dei sette costruiti a Valletta nel XVI secolo dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Era la sede dei cavalieri spagnoli e portoghesi, oggi è l’ufficio del primo ministro. La piazza ospita le statue di George Borg Olivier, ex Primo Ministro che ha portato Malta all’indipendenza, e Paul Boffa che ha dato il diritto di voto alle donne nel 1945.

Non poco distante, troverete i Giardini di Barrakka: sono tra i giardini più belli di Valletta da cui godrete di un belvedere delle Tre Città e del porto. Curiosità vuole che fosse un luogo di riposo privato per i cavalieri italiani, ma ha aperto le sue porte al pubblico nel diciannovesimo secolo.

Oltre il verde, c’è la Saluting Battery, l’antica piattaforma cerimoniale da cui vengono sparati i colpi di cannone. Anche oggi la tradizione continua con le sparate, due volte al giorno, a mezzogiorno e alle quattro del pomeriggio. Quei colpi di cannone e un’astuta colonna sonora in sottofondo ti catapultano nell’antico Medioevo e nel periodo delle conquiste e delle guerre a suon di artiglierie pesanti!

LE CHIESE DELLA VALLETTA

Malta è anche chiese, tante e spesso nascoste tra le costruzioni dal classico colore giallastro. La concattedrale di San Giovanni è una tappa obbligata. Le decorazioni sono state ispirate dalle più belle chiese del Vaticano. La cattedrale contiene anche molti dipinti, sculture e dipinti di grandi artisti come Mattia Preti e Caravaggio (“La decollazione di San Giovanni Battista” è tra i più importanti dipinti del diciassettesimo secolo).

E PER PRANZO?

La gente è tanta, come l’offerta gastronomica. C’è un ristorante italiano, uno dei tantissimi presenti, ben recensito sulle guide. Si chiama ZeroSei, e offre piatti della cucina romana, con alcuni tavoli fuori e un onestissimo menù di primi gustosissimi. Una carbonara, un buon vino rosso e si può ripartire per le strade della Valletta. Si avvicina un tipo, evidentemente sbronzo: è giovane, pare voler attaccare giusto discorso.

Un colorato bar vicino richiama la voglia di caffè, invece fanno solo birre e drink. Ancora alcool? Come sempre, per non dire di no e andarmene facendo notare che cercavo una semplice caffetteria, ordino un prosecco. Il 67Kapitali (67 Triq l-Ifran Il-Belt Valletta), così si chiama, è gestito da due ragazzi e ha tavolini di ferro con sedie metalliche color turchese, ci sono specchi, riproduzioni di quadri di Klimt, e un grande menù disordinato dove vengono presentate – scritte col gesso – le birre alla spina disponibili, un divano amaranto che ha davanti un tavolino di riviste in lingua inglese divano e che diventa la mia sistemazione per diverse ore. 

Una caratteristica dei locali di Malta è che i bagni sono sistemati sempre in un antro segreto nel piano sottostante raggiungibile con scale non proprio agevoli. Il bar in viaggio diventa ritrovo, ufficio, casa. Pomeriggio sonnolento, come sempre accade dopo una mattinata così.

Il bus aspetta i turisti sempre vicino alla Fontana dei Tritoni. Il terminal è organizzato benissimo, con le destinazioni e i numeri dei mezzi riportate su cartelli. I turisti si mischiano ai maltesi che vestono senza l’ossessione dello stile e delle marche che abbiamo noi italiani. Risalendo a bordo, le nuvole e un’aria di tempesta ha cambiato il mood del pomeriggio. L’autobus risale verso St Giulian, riavvolgendo la pellicola di stamattina e permettendo di ricaricare le batterie dopo le camminate della Capitale.

SPINOLA BAY E LE DISCO DI PEACEVILLE!

La cena è a Spinola Bay, una zona ricca di ristoranti, bracerie, sushi bar, con una baia suggestiva che la notte si illumina. Nonostante la notte, colpiscono le piccole imbarcazioni colorate tradizionali che dondolano su un mare stranamente calmo.

Oggi è la volta di una burgeria (Badassburger) che si trova a due passi dal Commissariato locale. Chissà che vita fanno i poliziotti in uno dei paesi col più basso tasso di criminalità d’Europa! Per la verità proprio davanti ai loro uffici qualche personaggio poco raccomandabile gira eccome. Un hamburger di Angus e una bella Cisk, la birra locale, completano la serata, mentre due televisori, uno di fronte all’altro, propongono due partite diverse del campionato tedesco. 

E’ domenica e andare a letto presto sarebbe un delitto! Peaceville, il quartiere che è una piccola Las Vegas dove puoi trovare sushi bar, discoteche, megacinema, centri commerciali, gentleman’s club, casinò, lounge bar, kebab e pizzerie da asporto tutte raccolte in poche centinaia di metri, in particolare nella stretta scalinata di Triq Santa Rita. Anche qui, il mix di volti è contrastante: si passa dagli studentelli sbarbati altezza un metro e novanta alle ragazzine con minigonne vertiginose fino a incrociare sguardi di sfida di strani individui che tutto vogliono fare fuorché divertirsi. Poi ci sono i buttafuori che controllano il fluire della gente con sguardo attento e fisico scolpito e poi ancora, di fronte ai Gentlman’s Club – leggete le recensioni per capire cosa accade dentro – donne attempate, truccate con frettolosa attenzione, provano a stuzzicare i viandanti con sguardi tra il seducente e il minaccioso. L’offerta classica dei discobar maltesi è  nresso gratuito, compra un drink e ne hai un altro in omaggio.

TRA SHADOW E FOOTLOSE

I locali si riempiono presto, già alle dieci ribollono di energia e musica, il pubblico è giovanissimo. Si balla, si fuma dentro, non ci sono mascherine e quello che più colpisce è l’entusiasmo che sta nell’aria. Tutti ma proprio tutti ballano e si divertono. I prive sono degli angoli sovraffolati, il resto è solo pista. Tanta gente, troppa! Shadow Club, Footloose, Tigullio. Tutti si muovono sguaiatamente ma nessuno ha l’aria minacciosa nonostante ci si tocchi e ci si avvicini. La selezione spazia tra Reggaeton, hiphop, dance, l’età media sta sui 22 anni, perlopiù studenti che qui arrivano a frotte per i corsi d’inglese.

Si canta a squarciagola qualsiasi pezzo, la clientela femminile fa amicizia molto velocemente strusciandosi su qualsiasi elemento commestibile, compresi i buttafuori che appaiono, stranamente, rilassati.

Non aspettatevi consumazioni meravigliose: l’offerta uno per due al bar è la morte del buon bere. Bicchiere di plastica e drink annacquato. E quando entra la polizia municipale – quella sì, con le mascherine – e credi che ora arresterà tutti per il mancato uso delle stesse o per limonate non autorizzate, in realtà controlla solo i documenti di qualcuno che, solo d’apparenza, sembra minorenne.

All’una il Dj con un pezzo di uno sconosciuto clone di Justin Bieber, suona la ritirata: tutti fuori. Nei giorni lavorativi è la regola. I clienti escono con ordine, davanti alla disco comincia lo spettacolo classico del post serata universitaria: chi urla, chi si bacia, chi vomita. Quella stessa strada, la mattina dopo, sarà già  pulita, con i soliti operai maltesi a costruire, mettere il cemento, piallare o ristrutturare l’ennesimo palazzo.
La Malta plastica e luccicante di Peaceville mi lascia perplesso specie dopo le atmosfere mediterranee della Valletta. Eppure anche questa, rumorosa, festaiola, trash, con i menù e la musica, le ragazzine in gita premio è una delle facce di un’isola bellissima e piena di volti e contraddizioni palesi.