23:18 Tra voli e incastri, cambi di programma e incroci, nord e sud come fossero a due passi, trascorro una notte in stazione circondato da anime perse in attesa di autobus o forse di niente. Poi alle 3,45 volo in aeroporto. Incrocio storie, sento parole, osservo. Come uno strano via vai di loschi figuri con delle borse che s’incontrano in bagno. Come un giochino per bimbi d’altri tempi che ogni tanto mitraglia.

Difficile capire questa mia scelta, questa voglia spesso di rinunciare alla comodità pur potendo fare un click e schiacciare un tasto, forse sta qui l’essenza della libertà di un viaggiatore.

03:11 Non ci sono dubbi: anche oggi rivedrò l’alba. In strada, magari verso Girona. L’alba di un nuovo giorno. Quella concessa a pochi come me che non vincono mai e si accontentano di poco, a cui nessuno regala nulla, che sanno però di esser speciali. Che non hanno scelta: vivere o basta. Non c’è scampo. Anime da viaggio, attaccate ai finestrini, sempre in guerra con qualcuno o qualcosa, fosse anche un caricabatterie. Insoddisfatti del mondo, idealisti cronici col vizio dell’errore, mai stanchi.

5:32 Nicola Montisci
2 ore fa vicino a Viloví de Oñar, Spain · Modificato
Com’è dormire rateizzati un po’ in stazione e un po’ in bus? Molto strano. In effetti mi ritrovo all’aeroporto di Girona con un dubbio: sono stanco o fresco come una rosa? Inutile provare a richiudere gli occhi anche se ho un’ora di altro cazzeggio e una capigliatura che potrebbe essere fermata alla dogana.
Questo rientro è stato all’insegna del tempo a disposizione: ho scritto tanto (lo vedete), ho finito il libro di Francesco Frisco Abate (finalmente!) e ho schizzato progetti megagalattici mettendo sul quaderno rosso cose che solo io potrei realizzare. Poi ho preso decisioni, perché i viaggi schiariscono le idee e aiutano a farti amico delle scelte. Persone, lavoro, idee. Reset.

Ora sono reduce da una colazione, cappuccino e muffin azzannato come se fosse una preda.
L’aeroporto comincia ad animarsi e non poteva mancare la classica cricca di coloriti conterranei (algheresi) in trasferta a Barcellona con sciarpe e cappelli bleugrana, buste fresche di shopping e accessori alla moda, che dopo ore e ore di discussione sul calcio sono andati ko e giacciono nelle sedie grigie in fondo. Smadonnano e urlano che è una bellezza.
Cerco una presa e mi ricarico il Cellulare.

Penso all’abbraccio di mamma, alla quotidianità che riprenderà a breve, al profumo di Sardegna che mi aspetta, ma anche al prossimo viaggio… dove, quando? Chissà.

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