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Doveva essere un volo di routine, tra Alghero a Cagliari, nonostante la tempesta che investiva il Golfo di Cagliari. Fu la più grande sciagura aerea mai avvenuta nei cieli della Sardegna.

A Conca d’Oru sul crinale che segna il confine tra Capoterra e Sarroch – tra il 13 e il 14 settembre del 1979 – uno schianto segnò la vita di 31 persone, 31 storie, 31

cuori.

Fu un errore del pilota che si rese conto solo all’ultimo momento di trovarsi davanti al monte. Inutile il tentativo disperato di sfuggire all’impatto cercando di guadagnare quota. Quel Dc9 Ati finì la sua corsa su quel monte, i parenti attesero un volo che mai atterrò. E ancora oggi quella storia resta una grande ferita nella nostra memoria.

Ripartenze (27 dicembre, Linate Airport)

Un viaggio è sempre una piccola ricarica di vita.

27 dicembre, torno a Milano.

Dormo un po’, mi godo un caffè lunghissimo sperando di vedere il sole. Niente, solo nuvole per tutto il volo tra Cagliari Elmas a Milano Linate. Giusto una turbolenza crea un po’ di emozione, per il resto silenzio e rumori d’aereo.

Leggo questo interessante libro di Riccardo Scandellari, comprato per Natale, occasione per imparare sempre qualcosa di nuovo.

A Milano Linate il clima non cambia. Benvenuti, la temperatura al suolo è di cinque gradi.  Piove e fa freddo, ma meno dei giorni scorsi. Un sollievo per evitare il classico trapasso tra il mare e la pianura.

Un pianto ininterrotto di un bimbo rompe il silenzio.  Non ne vuol sapere di fermarsi. Le cappelliere che si aprono e con esse le porte dell’aeromobile. Il personale predispone lo sbarco non appena il pullman sono vicini all’aero. 

La macchina che mi aspetta al parcheggio sarà una lastra di ghiaccio.

Ventisette dicembre, il Natale è passato, tra poco si lavora, non riesco comunque a essere triste.

Eterni ritorni e partenze?

Eterni ritorni o partenze a seconda dei punti di vista. Lascio Milano prima del temporale, viro verso sud. Non è un volo qualunque questo. È l’ultimo, forse, del mio trolley rossonero che ha una ruota malconcia e se ci penso mi ha portato in giro per il mondo tra Stati Uniti, Turchia, Libano, Spagna e tanti altri paesi, onesto e insaparabile come un amico che apprezza tutto di te e non pesa mai troppo. L’amico essenziale, come il suo peso. Il bagaglio a mani, semplice e veloce.
E poi c’è la compagnìa di The Mission di Matteo Porru che proprio ora ho finito dopo una veloce(strano per una lumaca libraia come me) lettura.
Un brivido veloce mi è corso sulla schiena mentre aspettavo di imbarcarmi, pensando a come in un attimo Matteo, con le sue parole, abbia saputo coinvolgermi e lasciarmi mille domande senza risposta.
Il dolore, la morte, la speranza, concetti che spesso ci sfiorano ma che quando conosciamo davvero ci cambiano la vita. Una continua missione, vivere.

Le nuvole si avvicinano ma un bel tramonto illumina la pista di Linate.
L’imbarco è terminato, si sente in cabina. I passeggeri sgomitano eccitati. Le voci e le risate. Un weekend a Cagliari di serate da dj e di volti amici mi aspetta. Le parole del libro restano sempre e vanno custodite.
Grazie Matte.

Milano, domenica sera

Stadio e poi aereo. Tutto d’un fiato. Volo perfetto, Linate, bus. Ore 23, puntuali.
Il Cagliari ha perso. A Milano a quest’ora girano solo fantasmi come me che trascinano scuri trolley verso le proprie case, racchiuse dentro anonimi palazzi di vie troppo lunghe e larghe per le nostre piccole anime. La gente è già nascosta nelle case come se avesse paura del lunedì incombente.
 
Stazione Centrale, vado veloce, qualcuno dorme, qualcun altro muove con fare furtivo.
 
Reload. Sono qui in questo luogo che mi assomiglia sempre di più, ne traccio i confini giorno dopo giorno.
E’ strano ma in questo nuovo capitolo di vita ho trovato le canzoni e i libri giusti. Come per fottutissima magia le parole e le musiche sono arrivate a raccontare come mi sento, cosa sono, cosa faccio.
 
Ho ancora un po’ di lavoro da sbrigare e mi siedo sul letto col computer sulle gambe. Silenzio metropolitano.
 
I sorrisi dello stadio sono stati un ottimo the motivante: ho salutato tutti, conosciuti e sconosciuti, ho distribuito sorrisi tra inservienti, vigili, addetti. Chi ero? nessuno, eppure ero felice. Di stare là e di sapere che poi sarei finito di nuovo qui. Il volo è una carezza all’anima e il cambio latitudine mi piace. Strano ma vero.
Vi voglio bene, buonanotte a tutti.

Chiacchiere aeree (sul Linate-Cagliari)

Viaggio di ritorno Linate-Cagliari. Anziché in una rigenerante dormita (tra poco ho djset al Peek-a-boo) mi trovo un simpatico signore robusto come vicino di posto, un professionista. Lo avrei spacciato per scrittore, a prima vista.
Con la gamba mi dà inavvertitamente u un colpo prima di entrare nel suo posto, quello più laterale, finestrino. Si scusa. Capisco la difficoltà e lo rassicuro: non c’è problema. Glielo ripeto. In quei momenti, in cui ci si sistema alla partenza, può accadere. E tu hai il dovere di infondere sicurezza a chi ti sta vicino. Saggezza da viaggiatixi.

L’aereo decolla. Parliamo di tutto, il lavoro, la Sardegna, la la politica, le prospettive e il futuro. Poi parla della figlia e gli occhi quasi brillano: “sa, vuole studiare fuori”. Io ribatto: è bellissimo, una vera sfida.
Mi racconta dei suoi viaggi di lavoro, io del mio mestiere di comunicatore. Incrociamo qualche aneddoto.
Il tempo vola via, arrivo a Elmas, discesa morbida, ci sono i giovani del Bologna che applaudono. Aspettiamo qualche minuto. Poi prendo il trolley, lo saluto mentre si avvia al nastro bagagli e mi avvio alla macchina.
Il fresco di Elmas. Son contento. Sono poco cagliaritano. Amo chiacchierare e conoscere le persone. Non ho puzze sotto il naso. Mi sento sempre più un ascoltatore che vuole sapere, confrontarsi, imparare. Piacevolmente attratto dalla gente.
Un’altra piccola storia, imprevista, ha fatto parte della mia vita. Grazie a questo sconosciuto (e barbuto) viaggiatore. Ci vediamo dopo al Peek a boo

City Break a Barcellona

Mia madre e le sue raccomandazioni manco stessi andando così lontano.

Un’ora di volo, ritardo, a Barcellona c’è un temporale, arriverò tardissimo. Forse all’una.

Mi piace l’idea di vedere la città mentre si addormenta e si colora di luci sfavillanti. Sperando la pioggia si sia placata e possa camminare sul lungomare visto che il mio alloggio, tatticamente, è tra Barceloneta e Ciudad Vella.

Aeroporto di Elmas quasi vuoto, rumore di ventilatori giganti. Entro e mi dirigo ai banchi. Poi i controlli.

Mi porto sempre meno ad ogni viaggio. Se pesassero il bagaglio mi rimborserebbero i soldi.

Ottimizzo. Ottimizzo anche la mente. Io, le mie gambe e il mio bagaglio. Caffè e bottiglia d’acqua. Ho la frutta e la colazione di domani. I completini da corsa, l’elettronica, gli adattatori e l’ipad con i libri.

I miei viaggi solitari, per rischiarare la mente e l’anima. Per riorganizzarmi, tra una stagione e un’altra. Per staccare anche se poi sono perfettamente connesso.
Mi piace pensare, cantava la Mannoia, viaggiare non sia mai partire e tornare.

È, in fondo, imparare ad amare. Il posto dove vai, il posto che lasci, la gente che ami e quella che incontri. Tutte le idee che ti brulicano in testa. I viaggi per me sono miniere d’oro, di stimoli, di lampadine, di cose da fare e scrivere.

Pronti all’imbarco. Si sale. Il comandante informa. Ci sarà da aspettare. Respira Tixi, comunque vada si parte.

Cos'è il destino?

Cos’è il destino? Se ci pensi a volte una scelta o una pura casualità. Salire o non salire su un volo, come quello della ‪#‎germanwings‬ precipitato avant’ieri.

Una classe scolastica che vince un viaggio premio per Barcellona e sale.
Una squadra svedese che decide all’ultimo di dividersi in tre aerei diversi e si salva.
E quando sopravvivi, come ti senti?

Ecco perché davvero la vita è un filo sottile, inconsapevole.

Arrivederci Praga

Colazione, un po’ di lavoro sul macbook, bagaglio da rifare.
È una mattina sempre fredda quella della partenza. Il tempo corre veloce. Rumori di colazione in preparazione dalla sala, mi godo l’ultimo calore del letto. Aggiorno pagine e siti che seguo togliendo ogni traccia di festività passate. Una suoneria di vecchio Nokia rompe il silenzio insieme al ticchettio disordinato del cavo che tocca sulla bottiglietta d’acqua sul comodino. Apro la finestra: cielo scuro sui palazzi marroni di edilizia rigida. Controllo il cellulare: scarico.

Dopo aver perduto il caricatore del Macbook, ieri, una presina usb è partita. Per fortuna ne ho una di ricambio, ma pare che ad ogni viaggio debba fare i conti sempre con qualcosa che perdo o si fulmina. Oramai la lista è lunga. Prese, caricatori, cavi. Una maledizione.

Apro l’acqua della doccia, inondo il bagno di vapore e mi butto dentro. Poi mi chiedo: a che serve lavarsi e farsi belli e carini prima di un viaggio se tanto puntualmente dopo 5 minuti sarai sudato, i capelli scombinati e ti sederai in ogni posto immaginabile, compresi pavimenti dell’aeroporto?

Scende una neve dolce e soffice in questa fredda mattinata di Praga.

Fatto il check out, ho camminato per le vie del centro accompagnato dal rumore del trolley. Intorno a me la città riprendeva a vivere senza stress. Tutto sembrava seguire un ritmo regolare e rilassato. I tram vomitavano e ingoiavano gente alle fermate, le auto scorrevano, le massaggiatrici thai in attesa di nuovi clienti sedute davanti ai lettini, gruppi di turisti preceduti dall’accompagnatore con l’ombrello alzato aspettavano disposizioni, i negozi sputavano musica rabbiosa. Pitbull, Alesso, le ultime hits, sparate senza pietà da casse installate all’esterno.

In tutto questo, nessuno si curava del freddo e della neve e, pur essendo affollato, anche questo centro teneva un suo strano silenzio capace di farti distinguere ogni rumore.

Atterraggio.

Giubbotti dentro le cappelliere e fanculo se non c’è posto per i bagagli, urla, schiamazzi e applausi. Non ci metti molto a capire che stai tornando in Italia.

Sezione arrivi. Dopo essere sbarcati e rientrati in stazione, un breve percorso e si apre la porta. Esci dalla zona protetta. Sembra la porta dell’inferno. Aeroporto di Bergamo. Abituato ai ritmi tranquilli di Praga, ritrovi in un attimo tutta l’Italia. La sciatteria della gente, lo squallore in ogni forma, le urla di famiglie che litigano, le anime in pena alla ricerca di un’informazione, il caos che avvolge tutti, stranieri compresi, e l’immancabile ritardatario che corre e salterà le file. Mi nutro di coraggio, chiudo gli occhi, respiro forte e volo al controllo bagagli, visto che non hanno ancora ipotizzato che qualcuno potrebbe farci solo scalo. Invece si deve risorbire la fila. Bentornato, ancora una volta.

Voli pindarici

Ogni volta che parto la Sardegna mi saluta nel suo volto migliore: giornate straordinarie, sole e cielo azzurro. Sembra quasi dirmi “ma dove vai se il paradiso è a due passi di casa?”. Read More