Viaggiare in treno è sempre una bella esperienza, malgrado tutto. Paesaggi, città, panorami che vanno via quasi fosse la vita che scorre. I treni italiani di bello hanno solo ciò che vedi fuori dal finestrino, se poi guardo l’interno, lasciamo perdere… Su tre convogli presi oggi due erano in ritardo. Uno spaccato dell’Italia che spesso vedo solo in tv. E poi l’immancabile dilemma sull’aria condizionata, che non si comprende se funzioni o meno, il caldo che avanza così come questo strano passeggero in ciabattine da mercato e calzina bianca senza pudore. Poco da dire.

Mentre la notte pian piano avvolge il mio intercity che taglia in due la Padania in direzione nord trentina, mi connetto e condivido il viaggio con una una coppia di gentili cinesi che gioca con la cam di un telefonino, una signora di mezza età dall’accento toscano che non appena decido di sistemare i miei bagagli si allontana per timore di “cadute accidentali”. Lei e una studentessa dagli occhi chiari si arrovellano nella soluzione dei giochi della settimana enigmistica.

Il sole è andato praticamente via. Io guardo e leggo, rispondo a qualche sms, prossima fermata Verona. Il vocalist (uso questa deformazione professionale) del treno ricorda che il treno è “puntuale”, quasi si volesse perdonare di tutto il resto che siam costretti a sopportare.

Oggi, come sapete, ero a un interessante clinic (così si chiamano i minicorsi) allenatori di calcio a 5 a Salsomaggiore, la città delle miss, in Emilia, organizzato dalla rivista “il nuovo calcio”.

Una giornata intensa con due relatori importanti. Uno, lo conoscete, è Diego Podda (mentre ho scritto il suo nome, mi ha chiamato!) il mister del Basilea con cui collaborerò quest’anno, che mi ha “catturato” e portato per la prima volta a un evento del genere, dopo che ne abbiamo organizzato uno simile a Cagliari. L’altro era il mister campione d’Europa Fulvio Colini. Due persone completamente diverse: la razionalità e l’organizzazione di Diego, che ha parlato della marcatura a zona, contro l’istrionico Colini che ha invece abbracciato il calcio a 5 a trecentosessanta gradi non senza battute e riferimenti curiosi al calcio a 11.

I corsi sono preziosi per chi, come me, ha fame di argomenti ed esperienze.  È bello che il nostro piccolo sport sia, pur con tutte le sue difficoltà e ristrettezze, dinamico e organizzi momenti in cui puoi confrontarti e sentire voci diverse dal nostro panorama regionale. L’ambiente è interessante, tutt’altro che incravattato: trovi gente che ti racconta le proprie realtà, le difficoltà e i progetti. Storie dalla C in giù. Senza incravattamenti e finti perbenismi.

Stazione di Verona, le luci della città. Verona, tanti ricordi, come la Conferenza programmatica in cui Fini lanciò la nuova destra. La coccinella, Berlusconi che arrivò con “Il libro nero del comunismo” e fece il primo sgambetto alla destra italiana. Col senno di poi, quel “regalo” fu un boccone avvelenato. Sapete tutti come è andata, purtroppo.

Non volevo parlare di politica oggi. In un viaggio i pensieri sono tanti e migliori, ma purtroppo si agganciano sempre ai luoghi. Corrono così come questo intercity che dopo la fermata di Verona tirerà dritto verso la mia destinazione, Rovereto.

Sono stanco, nell’ipod arriva Chris Rea, artista anni 80 che solo io posso comprendere nelle mie playlist. Non mi ricordavo più queste no-stop sui binari, di stazione in stazione, da molti anni. Forse quando avevo meno anni e meno scadenze in testa, salivo su aerei e treni e andavo lontano, senza mettermi troppi problemi su dove e quando arrivare.

È l’età della ragione che ti mette in testa questi limiti fottuti… ma non è mai troppo tardi per ricominciare a porsi nuovi orizzonti da inseguire.

 

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