Per riuscire a dare alla squadra una mentalità vincente, bisogna creare un gruppo.
Il gruppo parte da un concetto fondamentale: NOI. Non è automatico, non è facile, non è semplice arrivarci. Ma è questo l’obiettivo: essere capaci di ragionare da gruppo in ogni minimo dettaglio, anche il più banale.
Il rispetto e la presa di coscienza del “noi” avviene, ad esempio, quando chi viene sostituito o non convocato ha rispetto delle scelte dell’allenatore e del compagno che gioca al posto suo e chi è subentrato si mette a disposizione e non deve “mettersi in mostra”.
Mettere le proprie qualità a servizio di tutti: questo è un passo verso il “noi”.
Il gruppo si realizza anche rispettando orari, indumenti, idee dei compagni e diversità che esistono all’interno: caratteri, stranezze, abitudini. Tutti ne abbiamo.
La cura dei particolari fuori dal campo, fa la squadra in campo, anche i colori di un paio di pantaloncini, una frase, un gesto di approvazione, una parola detta.
Il rispetto del gruppo si avvera quando tutti i giocatori mettono lo stesso impegno ed entusiasmo nelle esercitazioni, quando la squadra è attenta e concentrata e non ha bisogno dei richiami.
Quando sta in campo con la testa e non è presente solo fisicamente.
Tutto questo non si insegna con punizioni o regole. È il gruppo stesso, o quella parte forte del gruppo, che recepisce l’importanza del “noi” e respinge i comportamenti egoistici come dannosi nei confronti di tutti.
L’allenatore poi è uno che fa da cornice: deve defilarsi quando la squadra vince, assumersi responsabilità quando perde e il gruppo non lavora.
La vittoria non sempre è importante: spesso è la prestazione che fa la differenza; anche una sconfitta può essere utile perché mette la prova della tenuta e la solidità del NOI, perché è di fronte ai problemi che si cresce, non nelle vittorie e nelle gioie.

….Come si crea la mentalità vincente?
Questa non nasce e non vive nei soli minuti di una gara. Viene fuori nei momenti positivi e negativi di una stagione, sia per la squadra che per i singoli. Anzi, emerge maggiormente in una sconfitta.
Mentalità vincente è continuare a difendere quando sei sul 5 a 0, incazzarsi quando, a pochi minuti dalla fine, sbagli un gol per leggerezza, dai un passaggio con sufficienza. Mentalità è giocare senza timore e dare il massimo sempre, che siano 2 minuti che siano 20, buttare dentro una palla in ogni azione dell’allenamento e della gara, non dando mai per scontato nulla.
Mentalità vincente è porsi, di fronte a una mancata convocazione, gli interrogativi e da quelli ripartire.
È quella che ti accompagna in ogni momento della settimana, ti spinge a migliorarti, non ti fa accontentare e ti fa dare sempre il meglio.
È quella che non ti fa perdere umiltà quando vinci né ti toglie il sonno e ti crea paure quando perdi e pensi di essere nella polvere.
Nel calcio il metro pare sempre il risultato. Ma ogni vittoria nasconde un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. È importante concentrarsi sulle cose andate male, e sui miglioramenti. Mettersi continuamente in discussione e da quel momento partire.
Questa è la sottile differenza tra un giocatore qualunque a uno che, chissà, diventerà un grande. Perchè non sono i piedi che fanno la differenza, ma la testa.

L’ATIESSE vuol essere questo. Una squadra, un gruppo, dove il NOI conta più dell’IO, dove i singoli sono tutti protesi esclusivamente nell’interesse della squadra. Quando ogni momento dell’allenamento è l’occasione non per perdere tempo ma per arrivare sempre più sul gradino più alto.

“Il talento ti fa vincere una partita. L’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato.” M.Jordan

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