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Ingrano la prima!

Sono a Oristano, al Centro federale della Figc, a una riunione delle società di promozione. Foto, pezzi, aggiornamenti da scrivere e appunti da riodinare. Tempo per rientrare sotto un sole cocente e una radio che propone Simply red.
Accendo la macchina, poca benzina, 40 km di autonomia.
Cominciano i pensieri: un giorno dovessi citare delle persone sicuramente un posto speciale ci sarà per chi in questo mio periodo di vita, cambiamenti, viaggi e stravolgimenti, che mettono a dura prova fisico e mente più di quanto uno pensi stando fermi e la frivolezza e leggerezza diventa una risposta naturale) si sta sempre facendo sentire anche solo per chiedermi come sto, che non mi esclude per invidia o lontananza e capisca che dietro una vita forse da cazzone e semprebambino ci sono sempre tanti sacrifici. Che non complica, non giudica e non mette bastoni.
Sto investendo tempo e pazienza in lavori, progetti e passioni, facendo scelte fondamentali e camminando in un sottile filo.
Ho ingranato la prima e non so come andrà. Intanto, grazie 🙏

Post calcistico

Tempo fa quando ti salvavi in serie A si andava in giro a festeggiare. Bandiere, auto e un minimo di felicità. Potevi stare tra le grandi. Era il nostro scudetto e te lo godevi eccome, e se arrivava prima della fine valeva doppio.
Oggi, di guadagnarsi un altro anno di palcoscenico, non gliene frega a nessuno. Uno scazzo generale, un continuo distinguersi e farci sapere che loro hanno le soluzioni giuste, dai mister agli schieramenti. Sì, parlo della pletora degli eterni scontenti, come le pivelle che non si fidanzano perchè sono tutti brutti o quelli che in disco non ballano perché la musica non piace.
Nessuno che dica grazie, un applauso sincero o faccia un complimento per questa piccola impresa. Che sia tutto facile e dovuto come essere promossi dalla B alla prima serie?
La schiera dei lamentosi continua ad essere molto ampia e in servizio permanente effettivo. Non si capisce ancora che problemi abbiano. Cosa vorrebbero loro e cosa si potrebbe fare di più per una provinciale come il Cagliari, è ancora ignoto a sapersi.

La sorpresa di Marco

Se c’è un giocatore che più mi ha sorpreso quest’anno è sicuramente lui, Marco Borriello, arrivato a Cagliari in estate. 

Ha cambiato tante maglie, ha uno stile di vita che divide (invidiato, criticato, ricercato), ha fatto storcere qualche naso al suo arrivo, ma alla fine ha risposto alla grande con professionalità e risultati. Chi l’avrebbe detto? 

I giocatori si giudicano in campo, come le persone, la vita e le scelte personali sono solo loro (e tra l’altro le sofferenze, la perdita del padre, forse qualcuno le ha dimenticate troppo presto).

Chiellini

Cosa vuol dire non fermarsi? Un esempio oggi con un calciatore che si laurea in un mondo che volente-nolente ha sempre guardato da lontano i libri. Dimostrazione che la volontà può tutto e non è mai questione di tempi o età ma di SCUSE.Poteva adeguarsi alla vita da calciatore, ma si è rimesso in gioco per davvero.

Grande Chiellini.

Ieri e oggi allo stadio

Mai avrei pensato nella vita, quando un giorno con mio padre entrai per la prima volta al Sant’Elia nel 1981 (ricordo ci fosse Cagliari-Inter) di fare lo speaker come tempo fa e poi scoprire tutti gli angoli segreti e i dietro le quinte dello stadio, il profumo degli spogliatoi e il campo da vicino. Tutto quello che accade attorno a una gara.

Da piccolo questo era un posto troppo grande per me, una scatola dei desideri capace di far battere il cuore non appena lo vedevi avvicinarsi dalla macchina o quando d’estate andavi al Poetto e se la domenica tuo padre non ti portava erano lacrime e porte sbattute. Ma lui aveva l’ingresso militari e io spesso mi infilavo gratis davanti a maschere che chiudevano tanti occhi di fronte ai bimbi.
L’urlo dei sessantamila del Sant’Elia faceva paura e spavento a chi come me si avvicinava al mondo con gli occhi di chi ha voglia di scoprirlo senza perdere nulla. Poi c’erano i colori del campo, della gente, le maglie in raso ennerre e i profumi di pipa. I giocatori che diventavano i tuoi miti, magari potevano essere anche quelli forse meno ricordati come Fabio Poli, Quagliozzi, Sorrentino, Malizia, Bernardini, Valentini, giusto perchè i primi ti restano più nel cuore come il mister Giagnoni e Tiddia.

Poi la curva nord, gli Sconvolts, altri anni bellissimi della vita, quelli del liceo, con la sciarpa e lo striscione, gli amici e i cugini. Ci furono le trasferte in nave, la prima nel 1993 a Genova.

Oggi qui è come fosse casa, dagli spogliatoi al campo, dalle panchine alle tribune. E’ finita quella magia e curiosità, forse tanto calcio nella vita ha avuto l’effetto riflusso e razionalità, sarà meglio o peggio? Di una cosa son sicuro: resta sempre bello trottolare da queste parti.

Forza ZZ

Mi hanno sempre affascinato le figure rivoluzionarie, capaci di lasciare il segno. Gli enigmatici, coerenti fino quasi all’estremo. Non sempre condivido ma sono persone interessanti.

Non sarai forse un vincente, sei amato e odiato come tutti quelli che sono ‘diversi’, non parli tanto, sorridi solo quando serve, porti dietro quella immancabile nuvoletta di fumo una briciolo di malinconia esistenziale che chi sente può capire, sei andato via senza recriminare nulla e tornato con la stessa eleganza, ma sicuramente da quel che leggo hai lasciato una impronta importante nei cuori di tanti, qualunque sia il finale di questa storia. 

Forza ZZ

Comunque grazie Magic Box

So di essere voce fuori dal coro in un mondo dove la memoria è breve, oggi sei in cima domani sei nella polvere. Conosco le altalenanti vicende di vita.
Spiace leggere insulti per Zola. Sicuramente non si è dimostrato all’altezza, un po’ come quel cappotto fuori taglia che indossava, forse anzi sicuramente non doveva accettare, ma il suo è stato un gesto d’amore ed entusiasmo per la sua terra.

Amore ed entusiasmo spesso fanno fare grossi errori a chiunque, io ne so qualcosa, voi? Ma gli insulti, no. Non se li merita. Gratuiti e irriguardosi. Facile dimenticarsi quel che ha fatto, e non è solo un gol impossibile alla Juve che ancora è nella mente di tutti e rappresenta la rivincita di un piccolo Davide contro Golia (qualche volta succede), facile dimenticare che sia uno sportivo e uomo per bene come pochi in questo mondo fatto di squali e in un’isola che ama più gli avventurieri che infrangono le regole e illudono che i piccoli grandi lavoratori che sudano sangue e coraggio.
E se gli squali vincono sempre, io preferisco applaudire anche i perdenti con dignità che però ci mettono il cuore, pur sbagliando. Questo resta, oltre mille commenti.

Grazie Magic Box

In bocca al lupo ZZ e forza Cagliari.

Per fortuna che Ferrero c'è

Se c’è un personaggio del momento quello è il presidente della Samp Ferrero.
Attenti: colui che sembra un ignorante, pazzo o un giullare è uomo intelligente e capace, mediaticamente abile, finalmente (e come piace a me, direi!) di dissacrare il mondo del calcio che, come tanti altri mondi italioti, è pieno di seriosi, di intoccabili e di tristi. I cosiddetti nonmitocchettinonmicaghetti.

Una tristezza parte dai giovani che scimmiottano i calciatori di serie A già a 15 anni: li vedi prima delle gare muoversi senza un sorriso nelle loro cuffie d’ordinanza e nei capelli appiccicati da colate laviche di gel, giusto per emulare i loro modelli.  Non ridono. Che tristi.

Poi ti allarghi ai giovani e vecchi politicanti, ai personaggi delle disco infiocchettati in abiti inguardabili che ripetono a iosa “elegante, fashion e serata al top” e non sorridono mai, a certi buttafuori, impiegati, docenti, giornalisti e tante altre sagome senza ironia.
Si rattristano e offendono quando parli ironicamente della loro squadra, partito politico, club, città, serata in discoteca, di come sono vestiti o di quello che fanno. Si offendono, non accettano la divertente rottura dei canoni, l’attacco ai luoghi comuni.

Quindi grazie er Viperetta!
Sdoganiamo l’ironia in un paese invecchiato, serio quando non serve e ridicolo quando si dovrebbe star seri, come nelle tragedie.

L’ironia è una grande qualità umana, una opportunità di crescita e sdrammatizzazione, ma naturalmente non è per tutti.

Non tutti la sanno fare senza che diventi insulto (ecco, l’errore!) e soprattutto cogliere.

(nota per i meno attenti: l’ironia non attacca i significati profondi delle persone ma le loro mode, convenzioni).

Le scale dello Stadio Sant'Elia

La prima è andata, con tanta emozione.
Chissà se ne seguiranno altre, ma va bene.
Certo, la vita è strana e a volte ti regala soddisfazioni inattese come quella di fare lo speaker in uno stadio, davanti a tante migliaia di spettatori, in una gara di caratura nazionale (c’era Cagliari-Catania). Soddisfazioni che ripagano tanto lavoro a dispetto di chi ha smesso di credere in te.

Ma è strana perché ti fa tornare in un posto quando meno te lo aspetti, un posto che pensavi aver perduto, come lo stadio e con la squadra della tua città. L’emozione più grande, prima ancora di leggere le formazioni, stando attento a nomi e numeri, è stata salire gli scalini del secondo anello e tornare indietro nel tempo, ricordarmi quante volte ho fatto quelle stesse scale con mio padre, dalla prima volta, un Cagliari-Inter del lontano ’81/82. Altri tempi, altri mondi, domeniche allo stadio, quante. E guai a non andarci. L’infanzia.
Poi ci fu il tempo della curva, delle trasferte, di un amore tradito.

“Gli amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Venditti.

Ecco, questa serata speciale la dedico a mio padre, a tutto il tempo passato, quel che mi ha dato e forse solo oggi l’ho capito. Perché si è quel che si è grazie anche a chi pazientemente ti è stato vicino.

Da lassù sarà certamente sarà felice di sapere che suo figlio ha risalito quelle scale, ha raggiunto un piccolo sogno, anche se dovesse durare solo questa notte.

E grazie ancora al Cagliari calcio e a radio Sintony.

Ps: il Cagliari ha vinto!

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Tutto il calcio minuto per minuto

In una mattinata di calcio giovanile e scolastico, come quelle a cui oramai partecipo da tanti anni, puoi vedere gol, prodezze, gioie, emozioni, delusioni, bei gesti, e grande passione… ma anche, qualche volta, tutto il male e il disastro che può fare questo paese.

Esattamente, tutto il male che può fare la tv, il calcio di serie A, i balotelli, certi giornalisti sportivi, certi allenatori e società che “fanno settore giovanile”, certe famiglie che forse dimenticano di seguire ed educare i figli o forse educano regalando loro 50 euro e chi s’è visto s’è visto.
Lo vedi riassunto perfettamente da discorsi, frasi, epiteti, movenze, tagli di capelli, gesti, da come si comportano i ragazzi in campo e nelle tribune mentre guardano una gara, da come si buttano per prendersi un fallo inesistente, da come chiamano sempre “mia” una rimessa, da come si lamentano con gli arbitri, da come…. decidete voi quel che volete. Ma qualcuno glielo avrà pur insegnato tutto questo.

Ci sarebbe da ridere se tutto questo non facesse piangere.
Ma per fortuna forse c’è ancora qualcosa da salvare.