Marcello Lippi non ha convocato Antonio Cassano. Giornalisti ed opinionisti di tutta Italia hanno attaccato la decisione del commissario tecnico azzurro. Il popolo italiano insorge e rincara la dose: fischi, striscioni, siti internet e gruppi su FB.Eppure io difendo il mister!

Negli sport di squadra il senso di coesione, di unità, di affiatamento tra i giocatori, è fondamentale. Il successo si raggiunge soltanto quando tra i compagni c’è feeling, senso del sacrificio, quando i giocatori lottano l’uno per l’altro per raggiungere il comune traguardo insieme. E’ questo che probabilmente ha permesso all’Italia del Mondiale 2006 di vincere il torneo. I giocatori azzurri lottavano centimetro dopo centimetro su ogni pallone, l’uno per l’altro. Marcello Lippi è stato straordinariamente bravo a costruire quel gruppo di calciatori, nonostante o forse anche grazie a Calciopoli ed al mondo giornalistico “contro” di quel periodo.

Ci stiamo troppo innamorando di divi del pallone che pur avendo delle grandi qualità tecniche, hanno perso di vista l’orgoglio e il senso di stare in una squadra, producendosi oramai in atteggiamenti al limite dell’eccentrico, per puro gusto del gesto.

Ovvero, io sono forte, importante, mi posso permettere di fare e dire ciò che voglio.

Oramai, se si guarda bene, fanno più notizia i divi strapagati che diventano quasi attori di spot, che i giocatori veramente importanti di una squadra. Ecco allora esaltarci per i Cassano, i Ronaldo (Cristiano), gli Ibra e compagnia cantante. Dimenticare che tante vittorie sono state frutto dei Maldini, dei Del Piero, dei Zanetti e di tutti quelli che dimostrano sempre la loro professionalità.
Se poi nell’economia di una stagione i cosiddetti “divi” abbiano fatto poco per le proprie squadre, questo non pare essere motivo di critica…anzi… si esaltano anche i loro gesti negativi a modello di comportamento. I risultati li vedi nei campetti del calcio, con piccoli cloni che si mettono il gel nei capelli come loro, che esultano come loro, che sono maleducati alla loro pari (non senza qualche responsabilità di chi li guida ed educa).

Uno o più fuoriclasse non bastano a raggiungere traguardi importanti se alle spalle non c’è una squadra affiatata ed unita. Si può vincere qualche partita, ma casualmente.

Se invece i fuoriclasse sono parte attiva del gruppo, allora il progetto può essere davvero vincente. E’ questo il compito arduo di un allenatore. Costruire un gruppo ed una squadra che lottino all’unisono per il medesimo obiettivo.

Attualmente Antonio Cassano, nel suo ruolo, è forse il migliore calciatore italiano in circolazione. È migliorato tecnicamente e maturato a livello caratteriale. È lodevole il suo attaccamento alla maglia azzurra. Lodevoli i sacrifici che sta facendo in campo con la Sampdoria. Lodevoli i suoi sforzi nel gestire l’impulsività che lo ha reso famoso. Tanti sperano che Lippi decida di convocarlo.

A condizione che il barese possa davvero rivelarsi un’arma in più per il gruppo azzurro, e non un ostacolo.

Non conosciamo i retroscena del rapporto tra i due, ma certamente il nostro ct ha ragione quando parla del concetto di squadra. Il gruppo è più importante del singolo. Se Antonio Cassano può davvero essere un ostacolo per il raggiungimento degli equilibri di spogliatoio e per la costruzione di un gruppo sereno, allora ha ragione il commissario tecnico viareggino. Ma se Cassano è davvero maturato e vuole lottare per e con i propri compagni per raggiungere nuovi traguardi, allora è altrettanto corretto che Marcello Lippi lo consideri.

Vista però l’ultima uscita microfonica di Cassano – una stucchevole dichiarazione di un professionista che è pagato anche per prendere fischi e che deve ricordarsi che ci sarà un motivo per il quale i grandi club non lo hanno più seguito – siamo proprio certi che sia il mister a sbagliare?

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