Posts by Tixi

Contro i rapporti tossici

Spesso la disponibilità, la sensibilità e l’equilibrio vengono percepite come segni di debolezza. È anche normale che lo sia, in un mondo di squali, di persone esaltate dall’idea di rincorrere il (piccolo) successo se possibile a discapito degli altri, dall’idea che siano prede da spolpare o parafulmini dei propri problemi.

Se la pandemia e quel terribile lockdown mi ha insegnato qualcosa quello è stato il non voler perdere più tempo a fare cose che non mi piacciono, con persone che non mi piacciono, abbandonare polemiche e perdite di tempo, lasciar correre e silenziare le fonti del disagio.

E questo significa oggi sacrificare persone e occasioni, fare scelte, chiudere porte e aprirne altre nuove, investendo totalmente me stesso sulle passioni e in progetti possibili e impossibili, imparare a dire più spesso NO. Creare così un cordone sanitario su tante cose e difenderlo.

Non so se il tempo mi darà ragione, ma se posso condividere un consiglio qui so di poter affermare che è pericoloso portare avanti rapporti tossici di nessun genere.

Il tempo è troppo prezioso per essere sprecato, fosse anche l’occasione della vita che si traveste da semplice abbaglio, come le birre da condividere con le persone giuste.

Vere.news, il nuovo magazine online!

È un periodo ricco e faticoso, se poi si aggiunge qualche piccolo acciacco il quadro è completo.

Ma son felice! Nuovi progetti editoriali, nuove collaborazioni, nuove sfide da raccogliere con umiltà e olio di gomito.

Informare, intrattenere, ispirare. Così, insieme a Ileana Coiana abbiamo presentano il nuovo periodico digitale Vere.news nato da una sfida imprenditoriale. Una realtà giovane, che vuole dare spazio alle idee e alle persone garantendo anche il contraddittorio.

“Cuore sardo ma mente aperta”, partendo dall’Isola ma non fermandoci.

Formato stories, linguaggio semplice, verità e condivisione di esperienze sono solo alcuni degli elementi cardine del magazine. Ci interessante le esigenze ed opinioni dei lettori.

Cuore sardo, ma sguardo non solo all’isola, che vuol concentrarsi su informazione, inchiesta, società e cultura, sulla bellezza che c’è attorno ma anche sulle problematiche e le emergenze che meritano approfondimento.

Ringrazio tutti per la fiducia, il lavoro sarà tanto ed emozionante.

Seguiteci su https://vere.news/

Ci vediamo in giro, le serate da DJ a luglio e agosto

Ci vediamo in giro, con la musica!

29.7 Bacan (Cagliari)

31.7 Sunshine Rey (Costa Rei)

4.8 Festixi

5.8 Bacan (Cagliari)

6.8 Nora Summer Festival (Pula)

8.8 NOMÀD (Pula)

10.8 Festixi

11.8 Maiori Villasimius (Villasimius)

12.8 Bacàn (Cagliari)

13.8 Bacan (Cagliari)

14.8 Club Nautico Chia (Chia)

15.8 Banksy Cafè (Pula)

16.8 Festixi

17.8 Nomad (Pula)

18.8 Le Terrazze Di Calamosca (Cagliari)

19.8 Bacan (Cagliari)

20.8 Bacan (Cagliari)

21.8 Nomad (Pula)

(In aggiornamento)

Serate di Tixi nel weekend del 25 aprile!

Sarà un weekend lungo per la Liberazione in consolle tra Bosa, Cagliari e Costa Rei.

Una di quelle parentesi bellissime di serate in giro da Dj che mi vedranno macinare chilometri e incontrare tanti bei luoghi e persone, con il filo conduttore della musica.

Sabato 23 aprile sarò dj del Bosa Beer Fest con Radio Sintony: è stato allestito un palco/consolle pazzesco (floating stage) in mezzo al fiume Temo da cui i dj faranno partire la musica che inonderà le due sponde attrezzate con altri punti audio e megaschermi. Una discoteca all’aperto che secondo le previsioni farà ballare più di diecimila persone. Ospiti speciali i DJ Prezioso e Fargetta di Radio Deejay!

Radio Sintony seguirà in diretta tutto l’evento con interventi live, interviste e uno stand sotto il Ponte vecchio di Bosa.

Domenica 24 aprile sarò DJ dal pomeriggio al tramonto al Bacan di Cagliari: house music, aperitivo e il lento declinare del sole fino al tramonto nell’appuntamento intitolato “seguendo il sole”!

Lunedì 25 aprile doppio impegno: sulla costa orientale insieme a tanti altri amici e colleghi Dj, al Sunshine Rey di Costa Rei per il memorial dedicato all’amico dj Ale Massessi scomparso qualche mese fa in un incidente. Ospite speciale della giornata Cristian Marchi accompagnato da Alex The Voice. La musica per riunirci e per tenere viva la memoria del nostro amico Ale Massessi!

La sera di lunedì 25 ancora a Bosa per la chiusura del Bosa Beer Festival, sempre con Radko Sintony.

Vi aspetto!

Tre giorni a Malta: secondo giorno a La Valletta!

La sveglia è alle 7, non perchè l’abbia settata sull’iphone ma perchè i lavori del vicino cantiere sveglierebbero anche un elefante. E i lavori, i cantieri, i muratori, le gru, i camion, le betoniere sono una costante di Malta.

Una colonna sonora immancabile. La colazione è al Bar Pasculli, una catena italiana che offre cornetti caldi e cappuccini a prezzi non proprio concorrenziali. Per andare a La Valetta da St Giulian c’è un autobus che fa una linea costiera: ogni corsa costa 1 euro e 50 e si può fare un biglietto prepagato da ricaricare volta per volta.

Il bus ferma a Triq Spinola, dopo che le atmosfere plastiche di San Giuliano hanno lasciato spazio a quelle più caotiche della Malta popolare: negozietti random, lavori, sushi bar, barbieri e tatuatori. I turisti si mischiano a maltesi e migranti e i locali pettinati con la deep house e il reggaeton a palla sono un ricordo. Il bus è pulito e si riempie via via che tocca le varie baie del percorso fino a La Valletta. Intorno ci sono abitazioni bianche curate così come mega alberghi senz’anima. Vicino al mare si sviluppa una bella e lunga passeggiata fatta di piccoli bar e giardinetti, insenature e panchine vista mare. Balluta, Sliema, Gezira, in venti minuti il bus arriva al capolinea, di fronte al Memoriale di Guerra del 1938. Altro monumento è la fontana dei Tritoni, opera dello scultore maltese Vincent Apap. Da qui, la Porta della città permette l’ingresso di Valletta. Anche questa è costruita dall’architetto italiano Renzo Piano.

UN SALTO NEL TEMPO!

La Valletta è quel luogo che ti catapulta al Medioevo, a cavalieri e sfide all’ultimo sangue. Ha un centro storico racchiuso da antichi bastioni, fatto di stretti vicoli con edifici antichi con i caratteristici balconi in legno colorati, i gallarija. Strade strette lastricate, disposte a grigia, chiese barocche, palazzi antichi, “costruiti dai cavalieri per i cavalieri” e realizzati con quell’inconfondibile pietra color ocra.

La Valletta è il mix di tutto quello che l’isola rappresenta, cultura europea, nordafricana fino a quella mediorientale,.

Verrete travolti dal flusso della sua strada principale (Triq ir-Republika) con i negozi dei grandi marchi internazionali della moda, della gioielleria e della musica, un fluire rumoroso di turisti, altri negozi che vendono ogni cosa possibile e immaginabile, boutique, caffè e palazzi istituzionali.

Da questa lunga strada, colorata dai carri e dai colori del Carnevale, si snodano stradine secondarie, salite e discese anche molto ripide, dove si possono trovare altre botteghe e caffè. E poi ancora biancheria stesa, porte colorate, piccoli frammenti di mare, Madonnine negli angoli che sembrano benedire i viaggiatori, profumo di kebab e i rumori indistinti di stoviglie.

Tornando all’accesso principale, il primo palazzo che incroci è il nuovo Parlamento progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2015, realizzato con la pietra calcarea maltese chiamata limestone. Leggo che questo edificio ha suscitato molte controversie tra la popolazione locale. Le opinioni si dividono con chi è a favore del modernismo e con chi avrebbe preferito una struttura più conservatrice e coerente con la storia di Valletta.

Subito dopo, a pochi metri, uno spazio vuoto con luci e altri cartelloni: è il Royal Opera House, il teatro più importante e prestigioso di Valletta. Nel 1873, devastato da un incendio, fu restaurato nel 1877 e nel 1942 venne bombardato dall’esercito tedesco. Le rovine sono state riqualificate ancora da Renzo Piano che lo ha ripensato come un teatro all’aperto. Nacque così il Pjazza Teatru Rjal, inaugurato nell’agosto 2013. Il teatro ospita oggi concerti, proiezioni di film, festival e spettacoli teatrali. Più avanti ancora l’Auberge de Castille, uno dei sette costruiti a Valletta nel XVI secolo dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Era la sede dei cavalieri spagnoli e portoghesi, oggi è l’ufficio del primo ministro. La piazza ospita le statue di George Borg Olivier, ex Primo Ministro che ha portato Malta all’indipendenza, e Paul Boffa che ha dato il diritto di voto alle donne nel 1945.

Non poco distante, troverete i Giardini di Barrakka: sono tra i giardini più belli di Valletta da cui godrete di un belvedere delle Tre Città e del porto. Curiosità vuole che fosse un luogo di riposo privato per i cavalieri italiani, ma ha aperto le sue porte al pubblico nel diciannovesimo secolo.

Oltre il verde, c’è la Saluting Battery, l’antica piattaforma cerimoniale da cui vengono sparati i colpi di cannone. Anche oggi la tradizione continua con le sparate, due volte al giorno, a mezzogiorno e alle quattro del pomeriggio. Quei colpi di cannone e un’astuta colonna sonora in sottofondo ti catapultano nell’antico Medioevo e nel periodo delle conquiste e delle guerre a suon di artiglierie pesanti!

LE CHIESE DELLA VALLETTA

Malta è anche chiese, tante e spesso nascoste tra le costruzioni dal classico colore giallastro. La concattedrale di San Giovanni è una tappa obbligata. Le decorazioni sono state ispirate dalle più belle chiese del Vaticano. La cattedrale contiene anche molti dipinti, sculture e dipinti di grandi artisti come Mattia Preti e Caravaggio (“La decollazione di San Giovanni Battista” è tra i più importanti dipinti del diciassettesimo secolo).

E PER PRANZO?

La gente è tanta, come l’offerta gastronomica. C’è un ristorante italiano, uno dei tantissimi presenti, ben recensito sulle guide. Si chiama ZeroSei, e offre piatti della cucina romana, con alcuni tavoli fuori e un onestissimo menù di primi gustosissimi. Una carbonara, un buon vino rosso e si può ripartire per le strade della Valletta. Si avvicina un tipo, evidentemente sbronzo: è giovane, pare voler attaccare giusto discorso.

Un colorato bar vicino richiama la voglia di caffè, invece fanno solo birre e drink. Ancora alcool? Come sempre, per non dire di no e andarmene facendo notare che cercavo una semplice caffetteria, ordino un prosecco. Il 67Kapitali (67 Triq l-Ifran Il-Belt Valletta), così si chiama, è gestito da due ragazzi e ha tavolini di ferro con sedie metalliche color turchese, ci sono specchi, riproduzioni di quadri di Klimt, e un grande menù disordinato dove vengono presentate – scritte col gesso – le birre alla spina disponibili, un divano amaranto che ha davanti un tavolino di riviste in lingua inglese divano e che diventa la mia sistemazione per diverse ore. 

Una caratteristica dei locali di Malta è che i bagni sono sistemati sempre in un antro segreto nel piano sottostante raggiungibile con scale non proprio agevoli. Il bar in viaggio diventa ritrovo, ufficio, casa. Pomeriggio sonnolento, come sempre accade dopo una mattinata così.

Il bus aspetta i turisti sempre vicino alla Fontana dei Tritoni. Il terminal è organizzato benissimo, con le destinazioni e i numeri dei mezzi riportate su cartelli. I turisti si mischiano ai maltesi che vestono senza l’ossessione dello stile e delle marche che abbiamo noi italiani. Risalendo a bordo, le nuvole e un’aria di tempesta ha cambiato il mood del pomeriggio. L’autobus risale verso St Giulian, riavvolgendo la pellicola di stamattina e permettendo di ricaricare le batterie dopo le camminate della Capitale.

SPINOLA BAY E LE DISCO DI PEACEVILLE!

La cena è a Spinola Bay, una zona ricca di ristoranti, bracerie, sushi bar, con una baia suggestiva che la notte si illumina. Nonostante la notte, colpiscono le piccole imbarcazioni colorate tradizionali che dondolano su un mare stranamente calmo.

Oggi è la volta di una burgeria (Badassburger) che si trova a due passi dal Commissariato locale. Chissà che vita fanno i poliziotti in uno dei paesi col più basso tasso di criminalità d’Europa! Per la verità proprio davanti ai loro uffici qualche personaggio poco raccomandabile gira eccome. Un hamburger di Angus e una bella Cisk, la birra locale, completano la serata, mentre due televisori, uno di fronte all’altro, propongono due partite diverse del campionato tedesco. 

E’ domenica e andare a letto presto sarebbe un delitto! Peaceville, il quartiere che è una piccola Las Vegas dove puoi trovare sushi bar, discoteche, megacinema, centri commerciali, gentleman’s club, casinò, lounge bar, kebab e pizzerie da asporto tutte raccolte in poche centinaia di metri, in particolare nella stretta scalinata di Triq Santa Rita. Anche qui, il mix di volti è contrastante: si passa dagli studentelli sbarbati altezza un metro e novanta alle ragazzine con minigonne vertiginose fino a incrociare sguardi di sfida di strani individui che tutto vogliono fare fuorché divertirsi. Poi ci sono i buttafuori che controllano il fluire della gente con sguardo attento e fisico scolpito e poi ancora, di fronte ai Gentlman’s Club – leggete le recensioni per capire cosa accade dentro – donne attempate, truccate con frettolosa attenzione, provano a stuzzicare i viandanti con sguardi tra il seducente e il minaccioso. L’offerta classica dei discobar maltesi è  nresso gratuito, compra un drink e ne hai un altro in omaggio.

TRA SHADOW E FOOTLOSE

I locali si riempiono presto, già alle dieci ribollono di energia e musica, il pubblico è giovanissimo. Si balla, si fuma dentro, non ci sono mascherine e quello che più colpisce è l’entusiasmo che sta nell’aria. Tutti ma proprio tutti ballano e si divertono. I prive sono degli angoli sovraffolati, il resto è solo pista. Tanta gente, troppa! Shadow Club, Footloose, Tigullio. Tutti si muovono sguaiatamente ma nessuno ha l’aria minacciosa nonostante ci si tocchi e ci si avvicini. La selezione spazia tra Reggaeton, hiphop, dance, l’età media sta sui 22 anni, perlopiù studenti che qui arrivano a frotte per i corsi d’inglese.

Si canta a squarciagola qualsiasi pezzo, la clientela femminile fa amicizia molto velocemente strusciandosi su qualsiasi elemento commestibile, compresi i buttafuori che appaiono, stranamente, rilassati.

Non aspettatevi consumazioni meravigliose: l’offerta uno per due al bar è la morte del buon bere. Bicchiere di plastica e drink annacquato. E quando entra la polizia municipale – quella sì, con le mascherine – e credi che ora arresterà tutti per il mancato uso delle stesse o per limonate non autorizzate, in realtà controlla solo i documenti di qualcuno che, solo d’apparenza, sembra minorenne.

All’una il Dj con un pezzo di uno sconosciuto clone di Justin Bieber, suona la ritirata: tutti fuori. Nei giorni lavorativi è la regola. I clienti escono con ordine, davanti alla disco comincia lo spettacolo classico del post serata universitaria: chi urla, chi si bacia, chi vomita. Quella stessa strada, la mattina dopo, sarà già  pulita, con i soliti operai maltesi a costruire, mettere il cemento, piallare o ristrutturare l’ennesimo palazzo.
La Malta plastica e luccicante di Peaceville mi lascia perplesso specie dopo le atmosfere mediterranee della Valletta. Eppure anche questa, rumorosa, festaiola, trash, con i menù e la musica, le ragazzine in gita premio è una delle facce di un’isola bellissima e piena di volti e contraddizioni palesi.

Cosa fare a Fuerteventura?

In realtà, la domanda giusta sarebbe: Perché NON andare a Fuerteventura?
Me lo son chiesto quando, con il mio solito last minute, grazie all’amico Giuseppe Marcialis che mi ha mandato in avanscoperta come inviatixi speciale per I sarti del viaggio, ho deciso di partire sfruttando il periodo migliore dell’anno!
DOVE SI TROVA. Dico la verità, non avevo ben capito! Quattro ore di volo Ryanair da Bergamo e sei nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste marocchine (distanza 100km), tra Lanzarote, a Nord-Est, e Gran Canaria, a Sud-Ovest.
È la seconda isola delle Canarie dopo Tenerife. E’ la più vecchia, datata 20 milioni di anni fa, ma anche la più selvaggia e affascinante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.
Il paesaggio è assurdo! roccioso, desertico (come quello africano) e vulcanico. Si è infatti originata dalle eruzioni vulcaniche. La montagna più alta, il Pico de la Zarza, ha 807 metri, mentre la maggior parte della superficie dell’isola presenta meno di 200 metri di altezza.
POCA GENTE, MOLTE CAPRE. Fuerteventura è poco popolata, tanto che ci sono più capre che esseri umani! Le capre vengono allevate per produrre il famoso queso majorero, un formaggio così rinomato da aver ricevuto la denominazione di origine che ne certifica l’effettiva provenienza dall’isola e la genuinità.
CHI TROVI. I surfisti ne fanno meta speciale perché amano le onde, i pensionati, una nutrita comunità di Italiani che ha lasciato – senza rimpianti – il bel paese, poi ancora famiglie, turisti inglesi e tedeschi in ogni stagione, nomadi digitali alla Tixi e hippy!
L’AVVENTURA! Fuerteventura non è per tutti. Lo dice il nome stesso “forte avventura”. Quindi se vuoi goderti al meglio devi noleggiare un’auto, avere una mappa, zaino in spalla e correre alla scoperta di posti meravigliosi e incontaminati, che spesso si nascondono dietro strade sterrate (occhio alle forature). Ogni giorno sarà un’avventura diversa, da nord a sud sono circa 100 chilometri!
A dispetto della sua ridotta estensione, è un concentrato di posti bellissimi: spiagge diverse una dall’altra alcune con acqua cristallina e spiaggia finissima altre con…pop corn, la laguna naturale, il piccolo deserto, i borghi antichi, i mulini a vento, i paesaggi lunari, le piantagioni infinite di Aloe Vera e cactus, mercatini, rocce, lande desolate e tanto, tanto altro.
QUANDO DOVRESTI ANDARE. Meglio dalla fine della primavera (verso maggio) fino a fine ottobre. Sconsigliato il periodo estivo, soprattutto a luglio e agosto. Incognita del vento, sempre, che non mi è parso così fastidioso!
ALLOGGI, MOVIMENTO E PASTI. Scegli una zona che ti permetta di spostarti nell’isola (ero a Morro Jable, forse era meglio Puerto del Rosario). Forse è più economico l’appartamento.
Il noleggio di un’auto: dai 30 euro al giorno e il prezzo del carburante intorno a 1,20 per la benzina e a 1,30€ per il diesel.
Un pasto al ristorante sta sui 20 euro a testa, se fate la spesa risparmiate circa il 30-40% di quello che spendete in Italia!
I POSTI CONSIGLIATI DA TIXI!
Tanti, troppi. Una piccola selezione.
Al Parque Natural de las Dunas de Corralejo passerai per una strada infinita che taglia in dune di sabbia dorata a perdita d’occhio, cielo azzurro, nuvoloni, un mare incredibile e la Isla de Lobos ad un passo. Ti consiglio Playa El Moro, una baia raccolta.
Se vuoi un delizioso borgo di pescatori, vai a El Cotillo: spiagge più belle dell’isola, tante scuole di surf, il vecchio porto, la Fortaleza del Tostón e un’ottima cucina.
Vuoi un panorama? Ecco il Mirador de Morro Velosa, un luogo surreale che sovrasta sinuosi barrancos (burroni) in un’arida valle che appare letteralmente rossa!
Se vuoi una spiaggia nera c’è la Playa Viejo Rey e La Pare, immensa, che con l’alta marea viene suddivisa in una serie di intime calette di diversa grandezza a ridosso della roccia frastagliata, amata dai surfisti.
Altra spiaggia? C’è la Playa de Sotavento de Jandía. Lunga ben 9 km, con le sue lingue di sabbia dorata che affiorano dall’acqua a circa 200 m dalla riva. Potrai sdraiarti in “modalità privata” su uno degli altri isolotti più piccoli che appaiono e scompaiono con le maree…
Ajuy – prova a pronunciarlo! – è un villaggio di pescatori dalle casette colorate, si affaccia su una spiaggia di sabbia nera (il bagno è sconsigliato a causa delle forti correnti). Un percorso conduce ad un Monumento Naturale (le rocce più antiche delle Canarie) in cui osservare ad occhio nudo substrati sedimentari formatisi nelle profondità oceaniche e antiche fornaci di calce.
Vuoi meditare? C’è la Montaña de Tindaya. Tra rituali magici e resti archeologici di grande interesse, era considerata sacra dagli aborigeni. Conserva circa 300 incisioni a forma di piede.
Vuoi una spiaggia di Pop Corn? Ecco la Playa de El Hierro. Ti ritroverai davanti ad una distesa di “pop corn” e quasi avrai paura a camminarci sopra! Si tratta di piccoli coralli bianchi – i rodoliti – dalla forma capricciosa, risultato dell’erosione di alghe calcaree.
Vuoi un vulcano? Ecco il Calderón Hondo, tra i migliori conservati. Si arriva in cima (278 m) in mezz’ora, percorrendo un sentiero sterrato e ben delineato.
Da qui ammiri la natura dell’isola, i suoi colori rossastri con l’azzurro del cielo, gli infiniti coni vulcanici, le dune, il mare e la vicina Lanzarote, ma soprattutto passeggi lungo tutta la bocca del cratere! Occhio agli scoiattoli in cerca di cibo…
Vuoi una bella cittadina? Ecco Betancuria, l’ex capitale,uno dei più importanti punti di riferimento coloniale nella storia delle isole Canarie. Fondata nel 1404 dal cavaliere normanno Jean de Bethencourt, che scelse una valle interna, lontana dal mare per una migliore difesa contro i pirati. Se passeggi capisci la storia di Fuerteventura!
E PER MANGIARE?
Si comincia con una zuppa o un’insalata (entrantes) e poi il piatto principale che puo’ essere di carne o pesce. Le pietanze sono accompagnate da un contorno (guarnición) di verdura, legumi, riso o patate.
L’aperitivo non esiste ma puoi sostituirlo con le tapas: olive, tortilla, pane con pomodoro fresco e le famose papas arrugadas con mojo (piccole patate con buccia rugata con salsa all’aglio e paprika). Da provare il pimiento de padron, piccoli peperoni verdi fritti e i gambas a l’ajillo, gamberetti all’aglio. In alcuni posti trovi anche il prosciutto (jamon) iberico Pata Negra tagliato a mano con tecnica e ottimi formaggi (queso).
La carne propone pollo, maiale, vacca, coniglio e ovviamente la capra.
Per il pesce polipi e di tante varietà con lisca, ma anche murene e lapas (specie di cozza). Non ci sono crostacei perchè l’Atlantico è un mare freddo.
C’e’ tantissima frutta dalla Spagna mentre i prodotti autoctoni sono il platano (piccole banane), mango, papaya, avocado e fichi d’India dai quali si ottiene una famosa marmellata.
Altro prodotto molto amato è il gofio, miscela di farine di mais e grano, che si utilizza per dolci, mousse e biscotti o anche disciolto nel latte come se fosse un cacao.
E SE VOLESSI BERE QUALCOSA?
La birra più diffusa è la Tropical, che e’ di produzione Canaria e L-Apa, che e’ la prima birra artigianale prodotta da quattro giovani ragazzi.
Il vino buono viene importato dalla penisola o da Lanzarote che ha vigneti unici al mondo grazie al suo ecosistema. Famosi sono La Geria, la Malvasia Vulcanica de Lanzarote, El Grifo, etc.
Famoso anche il Ron Miel, un rum molto dolce ottenuto da rum, acquavite di canna, zuccheri e il miele d’api. Tra le bevande analcoliche c’è la Clipper, gassata al sapore di fragola.
CURIOSITÀ
-Non si spreca l’acqua. Sull’isola non c’e’ acqua ma un impianto dove l’acqua marina viene trasformata in acqua dolce!
-Piove poco, ma ci sono i microclimi, se ti trovi in un posto dove in quel momento piove magari a 10 km splende il sole.
Molti noleggi non coprono l’auto nello sterrato, occhio!
si parla anche tedesco e troverai… molti tedeschi!
COSA MI HA COLPITO
Una piccola isola, piena di scenari straordinari. La rilassatezza, il senso selvaggio e di lontananza che si gode in tante parti (certo, ci sono anche quelle straturistiche). E la grande capacità dei canari di rendere un luogo desertico e periferico, accogliente per un viaggiatore in cerca di emozioni!
E tu che aspetti?

Tre giorni fantastici a Malta: giorno uno!

Malta, perchè no? Ryanair, nelle sue destinazioni da Cagliari propone la bella isola a un tiro di schioppo dalla Sardegna. L’offerta è gustosa: bagagli esclusi, 9,90 a tratta. Malta, dove già son stato nel 2014, partendo però da Bergamo e alloggiando a Sliema. Un nuovo viaggio pensato e organizzato davvero in pochi giorni, come oramai è consuetudine, cercando di sistemare gli impegni di lavoro. Un domenica-mercoledì che significherà tre notte e tre giorni intensi, con arrivo serale e ripartenza sempre in serata!

aeroporto di Cagliari

Tante gente si affolla sui gate dell’aeroporto di Cagliari: la domenica sera, dopo un weekend al caldo di casa, è il momento per tanti sardi di rientrare in continente, così si dice, dopo aperitivi, cene, foto al mare e tag per far invidiare gli amici nordici sui social. Studenti, imprenditori, lavoratori, tutti ingessati nel loro outfit perfetto, Il sonnecchiante aeroporto di Elmas diventa più vivo del solito: file, disordine, caos, caffè e aperitivi si sprecano in quelle ore prima che tutto si riaddormenti. Qualcuno compra una maglia del Cagliari nello store Adidas, qualche altro cerca un vino o un dolcetto tradizionale – a prezzi assolutamente alti – negli store, pochi turisti disorientati cercano informazioni, altri ancora si addormentano nelle scomode sedie dell’attesa, attaccando i loro cellulari alle prese Usb.

Al Gate 1A, uno dei primi come si accede al grande hangar partenze, c’è di strano che parte anche il volo Ryanair per Malta. Di solito, alla compagnia irlandese vengono relegati i gate 16 o 18, i più lontani, nel piano terra. La fila non è prevista, esistono assembramenti casuali di persone che bisogna identificare come partenti per Pisa e Malta. Dove ti devi accodare? parte lo studio sociologico: chi può partire per Malta a fine febbraio? Chi per Pisa? E poi, ancora, quali persone saranno nella fila priorità? Una famiglia di romani e un altro gruppo di rumorosi sardi che discutono di priorità, file e di orari d’arrivo mi indica la giusta strada: questa sarà la mia fila!

Il volo dura un’ora e venti, direzione Sud, lambendo l’Africa. A bordo si vendono cibi e bevande calde e fredde con la voce femminile metallica che accompagna i passeggeri nella scelta del menù. Lo steward, verso metà della traversata, chiede l’attenzione: “È un momento molto importante, una grande notizia”, e il cuore comincia a battere. Terrorismo? Problemi al motore? Atterraggio d’emergenza? Quei secondi passano infiniti. “Dobbiamo annunciarvi che il volo sta procedendo secondo programma, il tempo è buono, arriveremo a La Valletta in perfetto orario. Ed ora… un momento fantastico – sale ancora di più l’attesa in cabina – comincia la vendita dei gratta e vinci”. Sospiro di sollievo. Al costo di 2 euro potete vincere i biglietti in palio da Ryanair e soprattutto aiutare i bambini dell’ospedale Gaslini di Firenze. L’hostess diventa una soubrette – volevo scrivere Valletta ma in un volo per Malta proprio non ci sta – accompagnando la promozione del collega con una passeggiata lenta e armoniosa nella corsia centrale, mostrando con orgoglio i pezzi di carta che potrebbero far diventare ricchi i vincitori. I passeggeri, assuefatti dall’orario serale e dalle luci basse, si svegliano dal torpore. La presentazione fa colpo: il gruppo di sardi, che prima aveva acquistato derrate alimentari e bevande quasi presagisse un atterraggio di emergenza in qualche località lontana dal mondo, producendo profumi da peggior cucina inglese, si accorda per comprare almeno una decina di biglietti, chiedendo uno sconto comitiva. C’è complicità in quella trattativa tra loro e lo steward e il siparietto diventa interessante. Sonnecchio e guardo la scena incuriosito. Alla fine pare che i biglietti siano diventati almeno quindici, ma un altro colpo di sonno non mi fa conoscere l’esito della lotteria a bordo.

Peaceville Malta

FINALMENTE MALTA!

Le luci della Valletta dopo il buio del Mediterraneo di notte anticipano l’atterraggio brusco del pilota che fa scattare l’applauso dei passeggeri, sballottati ma già pronti ad afferrare le valigie e scendere prima possibile. In aeroporto, oltre alle curiose scritte in maltese – una lingua derivante dai dialetti del Maghreb che mette assieme anche parole italiane, siciliane, francesi e inglesi ma scritta in caratteri latini – c’è da passare il controllo passaporti e greenpass attraverso postazioni fisse che sembrano le cabine dei vecchi quiz di Mike Bongiorno.

L’addetta alla sicurezza ha una camicia azzurra, il simbolo della società per cui lavora, una faccia gentile, parla un inglese facile facile e sorride. Mi licenzia con un “buona permanenza” prima di autorizzarmi alla ricerca del taxi. Sono quasi le 22 e non c’è bisogno nemmeno di fare troppe trattative: tutto è organizzato bene. Si prenota l’auto in un box all’interno dell’aerostazione, con un cartello che indica destinazioni e prezzi relativi. Per St Julien, dove c’è l’albergo, costa 22 euro. La tipa consegna un cartellino al tassista in attesa con scritta a penna la destinazione, tutto si svolge con un ordine quasi inatteso. Ricordavo in passato trattative in inglese e arabo italianizzato per evitare salassi proprio all’arrivo. Nulla di tutto questo. Il taxi è un pulmino Mercedes da star, comodo e silenzioso e scivola via dallo scalo per affrontare luci della notte maltese. Non ricordavo si guidasse a destra. Superstrade illuminate e veloci superano sobborghi, case diroccate, periferie che sembrano aver appena subito un bombardamento, toccando poi ville in stile Beverly Hills, palazzine del gusto nord africano e ancora grattacieli illuminati e palazzi in costruzione. Questa è Malta, tutto e il contrario di tutto. Peaceville, St Julien, la mia destinazione, è il quartiere del peccato. Appena lasci il taxi su Triq Santu Wistin alzi il naso e vedi megaschermi attaccati a grattacieli, centri commerciali, discoteche, night club, ristoranti, centri massaggi, lounge bar, Mc Donald’s multisala e sushibar. I bar sono aperti fino a tarda notte, pub irlandesi e club musicali si nascondono a St. George’s Road, oltre ai bar esclusivi presso Portomaso Marina. Non mancano ancora ristoranti di curry e di dim sum, nonché caffè libanesi oltre al Bay Street Shopping Complex include negozi di gioielli di pizzo e filigrana tipici maltesi e la sala giochi Multimax. Più vicino ci sono casinò e hotel di lusso. Tutto raccolto in pochi isolati dove Malta offre una delle sue anime. Ma basteranno cinque minuti di camminata per trovare un’altra isola, ben diversa e forse ancora più interessante. Quella caotica e disordinata e più vicina alle latitudini africane.

L’albergo è a due passi dall’incrocio fatato di Peaceville. Trenta euro a notte, una bella stanza confortevole con wifi che funziona (strano ma vero!), bagno agevole, mega-schermo escluso colazione, che non prenoto più da tempo. Le colazioni in albergo sono dei banchetti mascherati, un momento in cui, preso dall’emozione del viaggio, ti abbuffi con mix inverosimili e imbarazzanti. Non farò anche stavolta un piatto con uova strapazzate, bacon, prosciutto, marmellata e fetta di torta, no!

Nella hall il receptionist non mostra particolare empatia con i nuovi arrivati. Ti aspetteresti la classica frase in inglese, qual è il tuo nome, posso avere i documenti, invece lui alla domanda “ho una prenotazione” risponde con un asettico e veloce “sì, ho salvato la registrazione”. Attimi di disorientamento, cerco di capire, ma poi tutto si riordina nel giro di uno scambio veloce di frasi, evitabile nell’economia della discussione. Quando il tuo interlocutore parla un’altra lingua ti immagini sempre cosa potrebbe dire, e questo ti aiuta a tenere una onorevole conversazione e difenderti. Stavolta no, è uscito fuori dal campo delle ipotetiche frasi e quando salgo in stanza ho il dubbio che sia un italiano che parla volutamente in inglese quando sente altri italiani.

CENARE TIPICO MALTESE

antipasto maltese

Sistemata la borsa, è il momento di cercare un posto per cena. Camminando scopro che c’è una spiaggia vicino all’albergo, St George, e la sola vista di quel mare di notte, la vicinanza con l’Africa, la poesia del Mediterraneo, mi riporta a una dimensione più suggestiva di Malta.

Malta non dorme mai, basta aprire una app sul cellulare per accorgersi che in zona c’è qualsiasi tipo di scelta per cena: sushi bar, ristorante tipico, pizzeria, fast food, libanese, cinese. Tanto italiano, in tutte le sue forme. A fiuto, con l’intuito del viaggiatore, passeggio attorno al carnevale di luci da insegne e mega-schermi, col sottofondo della classica deep house con bassi profondi da aperitivo. Triq Santa Rita è un passaggio pedonale in salita, una scalinata che taglia il cuore della notte, tra offerte di un drink gratis se ne prendi uno a pagamento, signorine dall’aspetto tutt’altro che rassicurante che ti offrono l’ingresso ai gentleman’s club – recensiti come luoghi di sicuro spillamento di soldi sulla carta e sesso solo col binocolo – e volantini affissi che raccontano che la mafia rumena gestisce i locali e perciò, cari turisti, “state attenti”.

Poche anime in giro, la sera non è proprio primaverile. Lo stomaco chiede attenzione. Ma perchè in viaggio abbiamo sempre fame? Ho letto qualcosa della cucina maltese e, come per il resto, sarà un mix tra inglese, arabo e del meridione d’Italia. La ricordo così, senza particolare enfasi. E loro gli ricordo mai troppo dinamici. Il più vicino ristorante tipico si chiama Gozitan ed è pure ben recensito. All’ingresso un tipo vestito con un improbabile abito da sicario ti accoglie. Dentro c’è una solo tavolata di studenti italiani dai tratti nordici. Il personale non è particolarmente entusiasta di avere altri clienti a quell’ora. Capisco pure loro, specie di una domenica senz’anima, lontana dal caos estivo. Perchè questi luoghi, nella bella stagione, saranno sicuramente un’arena e la vicinanza di mega hotel e residence, in costruzione o chiusi per pausa invernale, la dice tutta sul turismo a Peaceville. Frotte di persone che affolleranno ogni angolo, a qualsiasi ora, alla ricerca di qualsiasi divertimento ed eccesso.

Il menù rispetta pienamente le influenze in cucina. L’antipasto maltese è ricco di sapori, ma non invitante nella presentazione: un piatto che va esplorato e capito. C’è il zalzett, la tipica salsiccia maltese aromatizzata al coriandolo; olive, capperi, gbejniet ovvero formaggio di pecora o capra; bigilla patè di fagioli locali da spalmare sui galletti, i tradizionali cracker maltesi salati che sembrano appena usciti da una qualsiasi confezione da supermercato del Mulino Bianco. Anche il vino locale, un Cabernet Sauvignon di cui non ricordo la marca, non risulta particolarmente entusiasmante.

Nel menù l’elemento essenziale è il coniglio: la cucina maltese è contraddistinta infatti, oltre che da profumi di erbe aromatiche della macchia mediterranea e similitudini con quella italiana, da vari piatti col coniglio. Leggevo che il più noto fosse il-Stuffat tal-Fenek “stufato (spezzatino) di coniglio“. Il coniglio selvatico è una specie autoctona a Malta, la stessa che si trova in Sicilia, Corsica, Sardegna, Elba e isole minori. Durante i primi anni della dominazione dei Cavalieri di San Giovanni, la caccia fu vietata. Molti maltesi continuarono nelle loro usanze per senso di ribellione, tra queste l’arte venatoria. Nel diciottesimo secolo ci fu la consacrazione a piatto nazionale, quando i Cavalieri liberalizzarono la caccia. Negli anni del divieto, le colonie di conigli selvatici si riprodussero in modo incontrollato e fu introdotta la tecnica di allevamento del coniglio domestico, importata dai Cavalieri francesi. Così, il prezzo di questa carne si abbassò tanto e diventò il pasto più accessibile per il popolo. Ecco allora lo Stuffat tal-Fenek con ingredienti ortaggi e spezie caratteristici dell’isola maltese. Quindi aspettatevi sempre tanto coniglio che a me, non so perchè, non piace proprio! 🙂

Il Gozitan tenta di essere tipico ma lo frega probabilmente la zona ultraturistica, costellata di alberghi, locali e residence che quando sono chiusi hanno un aspetto un po’ funereo e lasciano spazio a personaggi e movimenti poco raccomandabili. Il servizio è onesto ma non troppo entusiasmante, il prezzo assolutamente giusto (30 euro a testa per antipasto, secondo, acqua, vino e gelato). Sarà per l’ora, sarà per la stagione, ma potrebbero dare di meglio.

C’è stanchezza nell’aria. Nel taccuino però, segno la prima esperienza fatta: cucina tipica locale. Forse basta e avanza. Ma chissà. Al rientro, riprendendo ancora il cuore di Peaceville, le discoteche hanno acceso i motori, c’è il Footlose già pieno, e i Gentleman’s Club provano ad attirare qualche cliente in cerca d’amore. La notte non si ferma a Malta, nemmeno nei periodi più strani dell’anno. Ci son gli studenti, ci sono i ragazzi. La prima sera però niente esplorazione. La stanchezza sale. Meglio rientrare e preparare primo vero giorno a Malta!

Ritorno al pianoforte!

La buona notizia di questi giorni è stato ritrovare il mio maestro Luca il suo bel pianoforte dove ci esercitiamo ogni settimana.

Imparare a suonare uno strumento è come iniziare a studiare una lingua nuova: può sembrare dura all’inizio, incomprensibile e faticosa. Però una volta che si cominciano a riprodurre le prime note la soddisfazione e i benefici sono tanti. E’ come avere un nuovo mezzo che ci permette di esprimerci in un modo nuovo, attraverso la melodia.

Non è stato un periodo facile per lui, me lo ha raccontato. Le sue lezioni mi mancavano, come i suoi consigli e i nostri confronti sulla musica e le scelte dei vari compositori. Il grande lavoro che stiamo facendo assieme, grazie alla sua pazienza, ci porterà lontano. Ne son certo!

E poi accadono cose bellissime quando cominci a studiare musica. Leggerla aiuta a migliorare la capacità ragionativa e la concentrazione.  Suonare porta con facilità ad aprirsi agli altri per condividere le proprie scoperte ed il proprio suono. Ma prima di tutto promuove l’autodisciplina. E poi quanta fiducia in sé stessi quando cominciamo a manovrare lo strumento e capirne i segreti.

Mi ha stupito che siano crollate due certezze (stupide) che avevo: che gli artisti non seguissero troppe regole e che le regole non fossero in aiuto della creatività. Invece, no, le regole aiutano essere creativi: rimescolare gli ingredienti a disposizione significa avere la possibilità di fare qualcosa di bello e nuovo!

In ultimo, specie in questi tempi, un bel contenitore allo stress. Quando suoni hai bisogno di essere concentrato. Non devi pensare ad altro. Per questo dopo un po’ le preoccupazioni sono dimenticate e rimani solo tu e quello che stai suonando. Si sospendente il normale flusso della tua vita e allo stesso tempo inizi a esprimere con sincerità le tue emozioni.

Grazie Luca!

Ci manchi Ale Massessi DJ!

Cos’è la mancanza?
È un fiume carsico che si nasconde e poi affiora quando meno te lo aspetti e scopre dolore e ferite. Una strada, un pomeriggio come tanti.
Perché qui giravo spesso, anche quando non c’era una serata o lavoro assieme, bastava anche solo un messaggio. “Ale son da queste parti ” e lui “passa, dai”. C’era il suo Sunshine o ci vedevamo in giro tra Castiadas e Villaputzu. E guai a non passare a salutare, se la prendeva. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo sa bene quanto lui tenesse ai rapporti umani.
Da quel maledetto giorno di fine novembre tutto questo è ricordo.
Se solo si potesse riavvolgere il nastro, riaverti tra noi, riprendere le nostre cene e i progetti. Ci manchi caro Ale Massessi.

Prima di ogni partenza…

Ryanair mi avvisa che devo caricare i documenti.
Un altro viaggio si avvicina. Spegnere tutto, andare in un altro posto. Niente Mattarella, Sanremo, Covid, odio, rabbia italica, solo bellezza del mondo, sulle cose da scrivere e sulla musica, emozionarsi. Un tetto di una casa, un tramonto, una vecchia bottega, una stazione dei treni. La canzone che ricorderai. Il blocnotes con gli appunti. Gli incontri inattesi. Le idee che scaturirano. I come fosse se.
Nulla, non riesco a stare fermo, vivere sempre nello stesso posto, fare e pensare le stesse cose. Mi annoia, mi uccide, mi imbruttisce.
Cambiare. Partire. Allontanarsi. Mettersi in gioco. Respirare. Sopravvivere, grazie al mondo. Capire. Sentirsi piccoli e periferici di fronte a tutto ciò che è diverso e altro. Senza perdere tempo che tanto il tempo non lo recuperi. Non è fantastico?