Maladroxia.
Tra le ultime grida dei bambini richiamati dai genitori per andare via, i profumi di forno a legna e l’ultimo raggio che illumina ancora la spiaggia, vedo un signore con una scatola in mano.
Maglia bianca, capello brizzolato. Sta raccogliendo cartacce, oggetti abbandonati, cicche di sigaretta.
Mi incuriosisce e gli chiedo se sia un volontario o un addetto del Comune.
«No, sono il proprietario del chiosco qui vicino.»
Mi guardo intorno. Sta pulendo ben oltre lo spazio del suo bar.
«Ma perché lo fai tu?» chiedo incuriosito.
Sorride e continua a raccogliere.
«Non dovrei farlo io. Ma lo faccio.»
In questa risposta ci sono molte spiegazioni. Non ne ho bisogno ora.
Lui riparte, con una calma invidiabile, più di questo mare liscio.
Gli faccio i complimenti. Forse si intimidisce s si allontana
Resto a guardarlo ancora un po’. Il giro continua, va alla pineta. Il sole è sparito, la spiaggia si svuota e lui continua a raccogliere quello che gli altri hanno lasciato.
Un uomo intima al figlio, Francesco, di uscire subito, veloce. Francesco si è tuffato. Altri bimbi vogliono svincolarsi dal richiamo dei genitori.
Il signore, di cui non so il nome, è andato via.
Amare un posto significa anche questo: sentirlo un po’ tuo anche quando finisce il confine della tua zona.
Ci sono gesti che non finiscono su nessuna locandina eppure raccontano un luogo e le persone meglio di mille parole.
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