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Tixi

Il Chili Pepper di Villamassargia, Sardegna

Una porta aperta lascia entrare il venticello caldo del pomeriggio. Un nome curioso, Chili Pepper.
A Villamassargia c’è un localino che fa onesti panini e carne.
A seconda dell’orario può sembrare una rumorosa bettola o un rifugio per chi fa pausa di lavoro. Oggi sembra un angolo segreto, lontano da spiagge popolate e selfie in barca.
Mi fanno compagnia un uomo sulla sessantina con una maglia a righe blu e grigie, una televisione che passa vecchi video tra i The Cure e Sinéad O’Connor, un Guevara dipinto ad altezza d’uomo e una collezione di cimeli che raccontano esistenze passate. Altrr foto, una bandiera sarda ricamata, la maglia della Polisportiva Villamassargia stagione 1996 incorniciata.
Una donna dinamica serve i tavoli con un menù che parla di panini e carne a prezzi ancora onesti. Ha intorno al collo una ventolina che sembra una cuffia con un design moderno.
Su una parete ci sono cartoline. Su un’altra compare un Jimi Hendrix tratteggiato. Le mosche svolazzano sopra tavoli decorati con ritagli e immagini di miti musicali di anni ormai lontani. L’uomo con la maglia a righe è già da venti minuti davanti alla slot machine. Alla radio passano ancora i The Cure. La mia birra è già a metà, non conosco la marca ma ne apprezzo la leggerezza.
Al banco si alternano presenze. Un uomo entra, saluta, resta qualche minuto. Un altro controlla il cellulare alternando video musicali a comici. Un altro ancora si appoggia al bancone e osserva la strada.
L’uomo della slot inserisce altre monete. Si sente il tintinnio metallico. È lì da oltre mezz’ora. Mi chiedo che quanto abbia speso.
Ci sono ritagli di giornale appesi alle pareti: fotografie spunta Nonna Peppica di Gesico, classe 1922. Una didascalia racconta che “prendeva gli uomini per la gola”. Poco distante c’è Zio Carmelino, immortalato in una storia che finisce al commissariato dopo un furto. Il locale è pieno di questi piccoli racconti appesi alle pareti, come se la memoria del territorio fosse stata incorniciata e distribuita tra bottiglie e tavolini.
L’uomo della slot si alza per fumare. Lo fa con la stessa concentrazione di chi ha interrotto un lavoro importante.
La sigaretta dura poco. Rientra. Alliscia una banconota da venti euro, la mette nella macchina e riprende.
Dagli altoparlanti arriva “Losing My Religion” dei R.E.M. Chissà quale religione segue quest’uomo, quella della speranza o quella dell’abitudine?
Fuori il giardino è vuoto. I tavoli sono sgombri. Il cielo si fa quasi nuvoloso. Una bicicletta senza copertoni riposa accanto a una recinzione. Sono pomeriggi di fantasmi questi, tra tetti in eternit, cemento armato e qualche comignolo con i mattoni arancioni che svetta in lontananza.
Chi sfiderebbe questa calma? Neanche di fronte alla bella Parrocchia della Madonna della Neve e la Chiesa di Nostra signora del Pilar, chiuse a quest’ora perché anche la fede rispetta la siesta.
È l’ora del caffè e la macchina sbuffa. Nel frattempo il bancone si è riempito. Gli uomini parlano sovrapponendo le voci. La donna continua a sorridere e partecipate alle battute aggrovigliate.
A un certo punto entra un uomo e saluta quello delle slot. «Pino.» Poi esce di nuovo. Nessuna risposta.
L’uomo continua a far girare la macchina. Sullo schermo scorrono lettere e simboli. J, A, Q e una donna disegnata. Non so quale sia la combinazione perfetta.
Poco dopo il richiamo dell’amico funziona. Pino si alza, lascia la slot e lo raggiunge fuori.
Forse quello che cercava non era una vincita. Forse cercava qualcuno con cui parlare.
Al bancone sento frammenti di conversazione su un ragazzo che ha cambiato lavoro. «Nessuno è insostituibile.»
Pago il conto ed esco.
Di fronte una Golf GT tiene il motore acceso. Sembra aspettare qualcuno, ma non c’è nessuno. Lontano, in una strada vicina, un uomo dai capelli lunghi e dalla barba brizzolata osserva il mondo dai gradini di una casa gialla. Si mangia le unghie. Non c’è nessuna fermata e nessun appuntamento.
Qui non succede niente ed è questo il bello
Solo il motore acceso dell’auto, il vento leggero e un pomeriggio qualunque di Villamassargia in un locale che ancora tutela un bene prezioso: l’umanità.