Oltre le polemiche c’è qualcosa su cui AteneiKa ha già vinto: la presenza della musica elettronica e di un’artista come Marascia.
Non so se sia stata la prima volta, ma vedere un’artista lei in consolle all’interno di un contesto universitario così è stato importante.
Non soltanto per la qualità del set, ma per ciò che rappresenta.
Negli anni il festival ha costruito gran parte della propria identità musicale attorno al pop, all’indie, all’urban – odio le etichette – seguendo le nuove generazioni, ma anche stuzzicandole. La sua presenza è stata una coraggiosa apertura verso un altro universo. Ed è bello vedere celebrare un’artista che ha fatto tanto per l’elettronica. Una figura che ha contribuito, con coerenza e spessore, a costruire una scena, a diffondere una cultura e a sostenerla quando ancora non godeva della visibilità di oggi. E forse avrebbe meritato anche molto di più.
La scelta di Ateneika è una nuova conferma di maturità culturale.
È evidente che esistano differenze tra il pubblico universitario di oggi e la proposta musicale di Marascia. Così come è evidente che gran parte dei ragazzi e delle ragazze ascolti e viva la musica attraverso canoni diversi rispetto a quelli che hanno caratterizzato la cultura elettronica e musicale di ieri. Proprio per questo, la scelta acquista valore.
Non si tratta di stabilire cosa sia meglio, non mi permetterei.
Le nuove generazioni stanno costruendo sensibilità e ricerca musicale proprie, anche se per noi adulti meno comprensibili. La cultura cresce quando riesce a mettere in dialogo mondi differenti.
Per chi, come noi, appartiene a una generazione diversa da quella cresciuta con Spotify, è bello però assistere all’incontro tra mondi diversi.
Ateneika dimostra che si può parlare ai giovani senza rinunciare alla varietà delle proposte. Vedere Marascia su quel palco è un messaggio: la musica elettronica può invadere altri luoghi, anche inattesi, senza dover vestire abiti diversi per l’occasione.
Le contaminazioni interessanti nascono quando mondi diversi decidono di incontrarsi e trovare nuove sintesi. E per una sera, ad Ateneika, questo è successo.
Foto: @ateneika_official