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E se a Cagliari fosse primavera?

Siamo reduci dalla notizia del danneggiamento del pianoforte della stazione eppure…

Sono incoerente dato il mio rapporto di odio&amore e qualcuno si offende se dico che la nostra città stia scoprendo una sua primavera?
Avverto questa sensazione camminando per castello, osservando, correndo per il lungomare, per il fiorire di eventi, incontri, attività, che stanno abituando i tanti cagliaritani ad uscire di casa e vivere attivamente la magnifica città nei suoi spazi.
Stanno nascendo una moltitudine di piccole imprese gestite da giovani.

Insomma un’altra cagliari timidamente comincia a farsi avanti. Con i nostri tempi, con i nostri ritardi.

Questo non vuol dire che i problemi non esistano, che Cagliari sia turistica, i barbari resteranno barbari nei loro recinti, i lamentosi a prescindere, i fintivip a lucidarsi le auto, le tontazze le labbra, eppure questo è quello che vedo e sento mentre la musica inonda piazza Carlo Alberto. E dove c’è musica, io non manco.

E il sole abbandonò la Sardegna

In Sardegna non è rimasto più nemmeno il sole. Si è rotto i coglioni di essersi così tanto speso in questi anni per aiutarci ma vista la nostra incapacità e idiozia è andato da un’altra parte.

‘Vado dove c’è gente umile che rispetterà l’ambiente  e che saprà usare i miei benefici effetti’ disse un giorno, deluso e offeso dai sardi. Fece un biglietto con la nave e portò via con sé pure l’azzurro cielo e i suoi figli raggi: ‘nemmeno lo sconto famiglia mi han fatto, nemmeno son venuti a salutarmi al porto questi ingrati. È proprio vero, più dai meno ti riconoscono in questa terra arida!’.

E nessuno potè più dire la mitica frase ‘abbiamo sole, mare e 365 giorni d’estate’.

La fotocopia e il sorriso negato

Due scene interessanti, registrate in quel di Pula, giorni fa.
Cerco un luogo dove possa far fotocopie, trovo una libreria/cartoleria, entro e chiedo: non ho pennina usb e vorrei inviarvi una grafica via mail, è possibile?
Mi risponde, penso, il titolare, che quasi sente un delitto di lesa maestà la mia richiesta: “io ho la connessione ma così non si può fare, sta scherzando? Mica sono un internet point!”. E continua a spiegarmi, con tono quasi irato, che loro non possono farlo, che altrimenti andrebbero contro, che farebbero un altro servizio…

Rifletto: perché tanti negozianti o imprenditori sardi invece di risolvere i problemi di un cliente (un turista come me) complicano le cose e eseguono sti compitini del menga?

Ecco, il primo approccio turistico parte da qui. Da una mentalità chiusa.
Ok la politica, ok i prezzi dei trasporti, ok tutti i motivi della crisi che mi ripetete, ma nessuno pensa che trattare bene o aiutare un turista possa farlo tornare? Magari non torna da te ma comunque si ricorderà di te e dell’ospitalità dell’isola. Cresciamo tutti.

Dopo questa scenetta della cartolibreria provo a trovare un conforto in un bar vicino. La barista non spiccica un sorriso. Cappuccino, pasta e acqua 2,70€. Ma non ci tornerò: in quei 2 e 70 vorrei, come spesso accade, anche il piacere di ricevere un cliente, non il fatto di sopportarlo. Se sei incazzato fai altro.

Ogni sardo a contatto con un turista è uno sponsor eccezionale, anche quando dà un’indicazione stradale.

Ecco, prima di rompere i coglioni per la crisi, molti operatori, fossero anche camerieri e lavapiatti, si pongano questa domanda. E si chiedano se sia giusto assumere persone “giusto perché non san fare altro” in delicati compiti di contatto col cliente (oramai pare che le professioni di cameriere, barista, usciere siano riservate a personaggi che non sorriderebbero a sé stessi).

Perché, come altri lidi insegnano bene, se in posti obiettivamente inferiori alla nostra isola la qualità del servizio è alta, il sorriso è immancabile, la gente non guarda il paesaggio. E i risultati si vedono.

La Cagliari che vorrei

Quale Cagliari ci aspettiamo da queste elezioni? Una Cagliari che marca la sua identità sul Mediterraneo e sull’Isola o una città sempre bella ma senz’anima? Read More