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Comunicazione oggi

La comunicazione oggi
– veloce, cerca subito l’attenzione
– semplice, messaggi e idee comprensibili
– reattiva, sempre sul pezzo
– coinvolgente, parla di noi e non di io o me
– visiva, stimola il senso
– qualitativa, ricerca la differenza
– orientata sull’ascoltatore, non alla massa
– emozionante, lascia una traccia

Ti trattano da idiota

Morgan tocca una ferita aperta del mondo dei media e in generale della società: l’incapacità di accettare voci contro e di dare a qualsiasi prodotto un briciolo di spessore artistico e culturale. Con intelligenza, perché si può cercare e trovare il giusto equilibrio tra mercato e qualità.

La volontà, invece, di risparmiare, di rincorrere solo lo share, la vendita e il mercato e di considerare il pubblico/i clienti sempre e solo una massa di stupidi è diventato un modus operandi che ha coinvolto praticamente tutti. Allora trasmissioni per imbecilli, spot per cretini, articoli scritti a uso e consumo dello stomaco e dell’ignoranza, prodotti e campagne all’insegna della ricerca degli idioti.

Con questa storia che con un po’ di qualità in più “non si venderebbe” perché la gente vuole “leggerezza”, stiamo affondando il paese.
È una furbata: allevare idioti per toglierli dai processi decisionali e controllarli meglio, se ci pensate…

Abbiamo un grande compito semmai: aiutare, con mezzo comunicativi e semplicità di linguaggio, la gente a interessarsi, capire e porsi domande. Agevolarla con la comunicazione ad accendere qualche lampadina in più.

Informazione e cultura non devono mai e poi mai perdere il loro ruolo educativo e la loro responsabilità.

Grazie Liceo Agnesi!

Mattinata intensa, due incontri parlando liberamente di comunicazione, sogni e musica, una bella carica di energia sperando di aver acceso qualche lampadina! 💡
GRAZIE ai ragazzi del Liceo Agnesi di Merate. 🙏

Slide per domani

Stavo rifinendo le slide per domani mattina quando sarò ospite del Liceo Agnesi di Merate, vicino a Lecco.
La presentazione si sta evolvendo da una semplice chiacchierata sulla comunicazione a un bel viaggio, passando per passioni, film, libri e persone. Parlerò di Into the Wild, Kipling, Steve Aoki, Baggio, Beatrice Vio, Alex Zanardi, tutti comunicatori, capaci di mandarci un messaggio, tutte persone speciali, un po’ come noi quando decidiamo di uscire dal normale e fare qualcosa che contamini positivamente il mondo attorno. 
Spero che, come in passato in tantissime scuole di Cagliari e provincia, questi incontri continuino. Spero di viaggiare e incontrare persone, confrontarmi e raccontare storie condividendo idee ed esperienze. E spero di creare un format, che poi era l’idea che avevo con il mio caro amico viaggiatore Renato Troffa Sabot

Benvenuti nel 2017 della comunicazione

Live, mobile, creatività e cura dei clienti: saranno questi i trend del 2017?

La comunicazione è un mondo fluido, difficile da prevedere in anticipo e in costante evoluzione. Provo insieme a voi a immaginarmi le tendenze del nuovo anno nella giungla della comunicazione.

Ragioneremo con il mobile. Il 2016 ha definito la vittoria dello smartphone nella connessione in rete. Questo implica che dobbiamo produrre contenuti ottimizzati per il telefono, con facilità di utilizzo e fruibilità massima. Forse perderemo di qualità, ma acquisiremo praticità nel veicolare le nostre idee.

Le dirette, anche se qualcuno continua a storcere il naso, faranno la differenza. Ma, in generale, i contenuti live, freschi, originali e reali, anche con il rischio che siano meno impeccabili dei video pre-confezionati.

La comunicazione è diventata orizzontale e sempre più persone (vip o meno) scelgono la diretta per raccontarsi, trasmettere esperienze, condividere idee o semplici riflessioni. Io sono tra questi oramai da circa un anno, da quando Facebook mi ha dato questa opportunità. Condivido riflessioni, interviste a persone, incontri, esperienze di viaggio o semplici situazioni di vita quotidiana.

La creatività farà ancora la differenza. Staccarsi dalle categorie, crearne nuove, abbattere le frasi fatte e le uscite di circostanza, ideare nuovi metodi e strategie, renderà i contenuti vincenti. Urlare come Tarzan serve a poco.

I consumatori ascolteranno solo chi sa fare davvero content marketing.  In un’arena sempre più affollata, vince chi sa distinguersi, non chi acquisisce numeri e basta. Pensare che una pagina ricca di like ma fondamentalmente poco partecipata sia la strategia vincente è un errore da penna rossa.

A questo si aggiunge la necessità di una cura massima del cliente e del pubblico. Quindi non sarà più una comunicazione verticale, come ricordavo con le dirette, ma una comunicazione attiva che coinvolga, partecipi, curi, coccoli, ironizzi (con gusto e cortesia) faccia sognare chi ascolta o guarda o legge.

Commentare, rispondere alle domande, prendere parte alle discussioni, invitare alla discussione: i comunicatori non possono permettersi di emanare freddi messaggi e basta.

“La nostra non è più l’economia dei bisogni. Questa è l’economia dei desideri. Le persone non cercano più il prodotto migliore al prezzo più basso. Cercano l’esperienza, la passione e il servizio. Cercano le persone, il confronto e la precisione di un interlocutore umano, simile a loro, che li accompagni e li rassicuri” ricorda Riccardo Scandellari in questo ottimo articolo.

Resto perplesso sui Bot, programmi che in automatico rispondono agli utenti. E’ vero che miglioreranno i tempi, ma si perderà l’aspetto umano e caldo della comunicazione, quello che fa sempre la differenza, malgrado l’utilizzo di strumenti che filtrano l’immediatezza di un rapporto diretto.

Vuoi essere social media manager? Ecco le caratteristiche

Uno dei mestieri che tutti ultimamente rincorrono forse nella idea (sbagliata) che sia alla portata di tutti. Spesso una vera fregatura perché se il compenso non vale la candela è meglio davvero evitare di fare il SMM. Quanto costa un SMM a un’attività? Io penso non meno di 400 euro al mese, ma ovviamente la cifra va calibrata all’impegno, all’esperienza e alla tipologia del lavoro richiesto.

Qui qualche idea disordinata sulle caratteristiche di un SMM.

Passione. Lo leggi già da quello che scrive il SMM. Lo trasmette in ogni momento e parola. Non è, insomma, un robot, ma è un umano che parla a umani cercando di creare contenuti interessanti.

Capire a chi si parla. Il target è fondamentale. Il linguaggio dev’essere adeguato e mirato alle persone a cui ti rivolgi. Opzione non da poco: conoscere e padroneggiare i vari linguaggi (aziendale, sportivo, istituzionale, eccetera) e declinarli al social.

Ricettività e pazienza. Si risponde, si accetta la critica, si ha pazienza e gentilezza visto che si presidia la community tutti i giorni. Non incavolarti se qualcosa non va bene!

Creatività ed attenzione. Fa la differenza essere ricordati ed essere attenti anche ai dettagli, che possono essere elementi di forza o rischio di gaffe. I contenuti migliori, più originali e ricercati, vengono premiati dalla rete anche se non sono sponsorizzati, quindi l’attività di ricerca e miglioramento è una parte decisiva del tuo lavoro.

Esperienza in comunicazione online. Diciamocelo chiaro: non basta una connessione su fb per essere un social media. Conoscenza, documentazione, studio. Non si fa più nulla “tanto per…”. Ora la competenza è richiesta così come l’aggiornamento, cultura, documentazione, specie in un mondo, quello della comunicazione, dove tutto cambia velocemente. Facebook, twitter, instagram, snapchat, eccetera bisogna padroneggiarli interpretando le novità e le nuove tendenze. To va veloce, anzi velocissimo, ti assicuro!

Non si vive di rendita. Le qualità, come in ogni attività, vanno allenate e per fare questo bisogna leggere, partecipare a workshop formativi, webinar, seminari online, incontri con esperti che sono sempre una preziosa fonte di formazione. Non si finisce mai di imparare

La scrittura. Penso sia fondamentale per un SMM saper scrivere e soprattutto sapere scrivere in italiano corretto (quanti errori…) e in maniera creativa e attenta, aspetto spesso sottovalutato leggendo qualsiasi stato di SMM dilettanti che sbagliano verbi, lettere maiuscole e usano i puntini di sospensione…

Conoscere bene l’uso degli hashtag. Anche su questo campi molti SMM si dimostrano dei dilettanti utilizzando tanti hashtag inutili e fuori contesto, specie su facebook. Segno evidente che non hanno capito il motivo per cui si usano.

Essere mobili e disponibili. Il SMM interagisce sempre e in qualsiasi luogo e anche in qualsiasi momento. Risponde alle domande, è presente, aiuta, rassicura. Mai un SMM deve evitare le conversazioni. SMM è una missione. Telefono in mano, se possibile, 24 ore su 24 tutti i giorni, domeniche comprese. Rischio insulti e litigi, ma funziona così. E ha tutti gli strumenti digitali per lavorare: tablet, smartphone, chiavette internet, batterie di scorta. Preparatevi all’investimento per stare sempre operativi!

Saper monitorare i risultati: ogni attività di SMM necessità di risultati e numeri per verificarne l’andamento. Non basta dire esclusivamente “la pagina ha aumentato il numero dei like”, ma leggere tutti gli elementi disponibili e saperli relazionare. Lavoro non da poco e spesso sottovalutato!

Fondere vita privata e professionale. Il web è mobile, sociale, è pubblico. Bisogna essere disposti e condividere la vostra sfera personale su facebook così come quella professionale su LinkedIn. Si deve cioè essere pronti a fondere aspetti della propria vita personale con quella professionale.

Gestire le difficoltà. Il SMM è tempestato quotidianamente di messaggi non sempre positivi. Ecco, ultima dote fondamentale è gestire situazioni di difficoltà con la dovuta lucidità. Ricordo le proteste per una decisione aziendale o per un’allerta meteo. Situazioni in cui mi sono misurato stando attento a tenere sangue freddo. Sbagliare sui social media è molto facile e alle volte basta veramente poco per fare l’irreparabile.

Sperimenta! Ultimo consiglio, che dò sempre a tutti: non tutto quello di cui necessita la tua formazione lo troverai sulle guide e nei corsi, anzi molto sarà farina del tuo sacco. Il bravo SMM è un innovatore e si cala in ogni situazione con originalità, studiando nuove formule. Chi segue le mode e copia, chi rispecchia pedissequamente una guida, non attrae più di tanto. Non aver paura di trovare nuove strade e vie per comunicare sui social! Be original, frase poco originale ma molto illuminante.!

Ci sarebbe tanto altro da scrivere, se ne vuoi sapere fatti sentire: tixi.comunicazione@gmail.com

Marketing e comunicazione, gemelli diversi

Esco dall’ufficio di un cliente e scrivo due parole per evitare una confusione che spesso si fa.
Comunicazione e marketing per quanto interconnesse sono due attività diverse. Necessitano di esperienze diverse. Difficilmente un comunicatore, che maneggia parole, strumenti e contenuti, può essere un genio di marketing. Vale anche il discorso opposto. Ovviamente ognuno ha anche una base di strumenti e competenze minime dell’altro, come un attaccante che sa difendere e un difensore che sa anche attaccare.

Mi sforzo sempre di spiegarlo per non generare illusioni e non vendermi mai per quello che non sono. Penso sia onesto anche se perdi clienti (ed io per questo motivo ne ho persi). Ma alla lunga la specificità paga se ben accompagnata anche dal resto ed è bellissimo condividere un lavoro con chi sa fare bene il marketing. Ci contaminiamo a vicenda.
Il mio pensiero finale? il comunicatore è semplicemente il braccio armato del marketing.
Ovviamente ognuno la vedrà diversamente

In Sardegna nessuno crede nei social?

 

Qualche ora fa mi hanno girato un’intervista a un giovane scappato dall’Isola perché, leggevo, «qui nessuno crede nei social».

Le esperienze fanno benissimo e se ha trovato il suo Eldorado non posso che fargli i complimenti, anche se fare confronti tra realtà di milioni abitanti e opportunità con quattro gatti come noi, è davvero difficile.
Riprendo la sua frase «qui nessuno crede nei social»: è davvero così? Siamo così arretrati su questo fronte? In termini di innovazione siamo sempre stati dei pionieri. Manovriamo il web da tempi non sospetti e siamo una delle poche regioni in Italia dove qualcosa si muove davvero.

Vorrei comunque mostrargli una bella lista di attività, aziende e istituzioni locali che che seguo e nei social ci credono eccome. Investono fondi e chiamano pure persone che ne seguono la comunicazione. Altri magari non possono. Altri magari non percepiscono, ma arriveremo anche a quelli, ne sono sicuro.

Bisogna però sporcarsi le mani: qualcuno spieghi alle aziende e alle istituzioni, ai negozi, le opportunità dei social (e della comunicazione in genere), trasmetta la propria passione ed esperienza, si proponga seriamente, come provo sempre a fare con possibili clienti.

Credere nei social significa cambiare totalmente la visione della promozione che hanno tanti, legata ancora agli spot tv e agli spazi sui giornali, agli slogan “i migliori siamo noi” e quant’altro. Ma il risparmio e le possibilità sono davvero infinite. Tocca a noi, sul campo, conquistare la fiducia e i clienti. È come un’eco di montagna. Qualcuno lo sentirà.

Diceva un tale: io non aspetto clienti, io li creo.

Lavorare Oggi

Ci sono tanti che non lavorano non perché non sono bravi, ma perché non hanno le informazioni per entrare nel mondo del lavoro. Per capire come fare un CV, un colloquio, per trovare una strada, per presentarsi decentemente, per organizzarsi una giornata. Scherzo, ma spesso bisogna “imparare a lavorare”. Non avete capito male.

Lavorare è complicato, nessuno vi paga per simpatia, e non basta più solo il titolo o genericamente dire “mi piace fare”. Oggi significa più di prima essere bravi, attenti, disciplinati. E badate bene che la competenza serve, ma se siete appassionati e vi sacrificate dimostrando di voler fare bene spesso colpite più di chi non si sporca le mani. Escludo dal ragionamento chi non vuole far nulla e si lamenta, chi pensa a The Wolf of Wall Street, ma quante risorse e talenti inespressi ci sono? Quanti tirano a sproposito fuori la parola comunicazione (pare che oggi sia il lavoro che tutti vogliono fare) e magari non sanno nemmeno cosa voglia dire e il loro destino è altro? Quanti hanno un talento ma hanno paura di rischiare e imparare? Quanti sono stati malconsigliati? Quanti non hanno idea su nulla e brancolano nel buio?
Ma anche i giovani si sveglino e comincino a chiedere, non solo ad aspettare.

Da parte mia, sempre massima disponibilità a consigliare. E chiedo a tutti quelli che possono, di AIUTARE sempre gli altri, in questo difficile momento per la nostra terra. Spesso un consiglio o un contatto può essere prezioso.

Idee originali e geni incompresi

Per la mia professione partecipo spesso ad incontri e seguo con attenzione i dibattiti e le riflessioni che scaturiscono. Ultimamente si parla molto spesso di creatività, innovazione, digitale e idee. Idee, che parola interessante.

Stamattina sono stato all’incontro sulle azioni dell’Agenda digitale in Sardegna. Sono stati invitati i ragazzi di un istituto di Oristano il cui corso di studi è incentrato sull’informatica.

Dopo gli interventi dei relatori, il conduttore stimola il dibattito e chiede ai ragazzi presenti: “Scrivete le vostre idee su un post-it, tutto ciò che pensate legato ai temi dell’innovazione”. Risposta di uno studente: “Se le scrivo, poi me le rubano”. Si apre la discussione. Con interessanti risvolti.

Poi penso: quanti di questi ragionamenti sentiamo? Il vicinato, la gelosia, eccetera. Ecco che ho voglia di scrivere qualcosina.

Premesso che il furto d’idee purtroppo è diffuso, l’etica e il rispetto sono carta straccia, figuriamoci la promessa verbale e la mano stretta, siamo sicuri che questo modo di pensare sia giusto? Che poi alla fine esista davvero un furto d’idee?
Siamo circondati, specie in Sardegna, da gente con idee originalissime. Creativi non ascoltati, geni incompresi dotati di idee talmente originali e innovative che si tengono gelosamente nascoste e poi muoiono con loro. Poi succede che qualcuno le realizzi prima di loro, e si lamentino. Gli accozzati! I copioni! Ma loro, che avevano mai fatto?

Ricordo un bellissimo ragionamento di Maurizio Goetz che lo sottolinea spesso nei suoi incontri con Andrea Rossi: tante lampadine, quante restano accese dopo un po’ di tempo?

Conta chi fa, non solo chi pensa. Di gente che lancia idee siamo pieni fino alla nausea, di geni incompresi e lamentosi pure. Ma anche di copiature e di fine-idee vendute come originali solo perchè hanno un nome in inglese, una grafica e due foto.
Di gente che fa, investe, innova, forse un po’ meno.