Ho scoperto che una cosa che mi gratifica tantissimo è la sensazione di riuscire a trasmettere qualcosa di positivo alle persone che mi stanno intorno, anche se mi rendo conto che dirlo è da presuntuosi e che non posso non apparire così. Si chiama forse empatia, non tutti la possiedono. Bisogna sforzarsi sempre e comunque: un sorriso, una parola, una gratificazione. Non lesiniamola mai a nessuno, se possiamo. Restiamo sempre dei fari, dei punti di riferimento per chi ci circonda. Molta gente ha in noi tanta fiducia e stima, non riesce a trasmetterla e noi, stupidamente, non ce ne accorgiamo.

Sono felice di essere attorniato da gente che ascolta ciò che dico e in tante cose segue le mie idee e progetti. In questo mondo di bestie incattivite e di messaggi ininterrotti non è poco…una piccola soddisfazione più di ogni altra cosa.

E allora vi parlo un po’ di me…se non vi annoia.

Ieri abbiamo chiuso il primo ciclo di incontri con i professori di educazione fisica nel progetto di promozione del calcio a 5 nelle scuole “Ci facciamo in 5”. Un’affollata riunione e, ciliegina sulla torta, la presenza del numero uno del calcio isolano, Andrea Del Pin. Comincia la fase due: le lezioni nei vari istituti. Un’idea di fine estate che è diventata realtà e in questo ringrazio i compagni di viaggio Diego Podda, Corrado Melis e Alberto Mascia.

Incombono altri progetti: il torneo futsal games di calcio a 5 di Pasqua nei campi di via Newton, le fasi finali dei tornei interscolastici, il camp estivo di calcio a 5, quest’anno con tantissime novità.

Una settimana impegnativa anche sul fronte del pallone numero 4: oggi i ragazzi delle nostre giovanili saranno impegnati nel campionato under21, domani in under16 e giovedì toccherà a me, con la semifinale di andata juniores. Stiamo lavorando assiduamente, ma si sa, il campo poi dirà se quest’anno avremo ragione di tanti sforzi e difficoltà che viviamo.

Questa settimana ho visto anche il dolore di un amico che ha perso il padre. Un dolore che è stato per me un insegnamento: vedere la forza con cui ha affrontato la situazione, una malattia e una persona che lentamente ti lascia, senza una lamentela e una lacrima, senza annullare nessun impegno, mi fa capire lo spessore di tanti che mi circondano e ripensare a chi vive in difficoltà, con fardelli sul collo, con malattie e drammi che non sto qui a raccontare ma che a confronto le nostre paure quotidiane sono stupidate.

Ebbene, questi sì che possiamo chiamarli eroi.

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