Famiglie gagge e felicità

Domenica scorsa ho deciso, in barba a tante mie dichiarazioni e filosofie, di andare al mare proprio di domenica, sfidando il caldo, le file, i parcheggi inesistenti. Io e una mia amica abbiamo scelto una spiaggia nel litorale cagliaritano, fuori dai soliti giri “noti” in modo da stare tranquilli in compagnìa.

Trovato posto nel bagnasciuga, sistemati asciugamani e ombrellone, era impossibile non fare caso ad alcune comitive di vicini. Immagino le abbiate incontrate anche voi: famiglie tamarre allargate dalla nonna all’ultimo nipote, con un’attrezzatura da sbarco in Normandia, che vanno al mare dalle 8 del mattino alle 20.

Era impossibile non farci caso: il tono di voce e le gesta non potevano passare inosservate. Gente troppo avanti: se io mi porto il panino, loro hanno il forno. Se io ho la spiaggiola, loro si presentano con tavolo e divano. Se io porto la birra, loro sfoggiano lo spillatore. Non manca niente per una domenica realmente nazionalpopolare. Senza parlare delle figure, la maggior parte alle prese con “serissimi” problemi di peso, per non dire oversize.

I discorsi medi erano tutti di un italiancagliaritano colorito, con frequenti tentativi di imbastire riflessioni colte e copiaincollate da chissà quale posto, ma le tematiche erano quelle “solite”, il cagliari, la cottura della pasta, il calore della birra, i gossip, le bistecchine, le canzoni di Amici di Maria De Filippi, con le mamme che lanciavano minacce a figli buddoni urlano “e mangiaaaaa” dopo aver somministrato loro quantità di cibo pari alle festa di Santa Greca.

Nessuna voglia di farvi un pistolotto sociologico, nessuna voglia di puntare il dito su questo splendido e caratteristico quadretto nostrano: la scena era divertente e loro, per quanto rumorosi, si sono dimostrati simpatici e capaci di animare la spiaggia pur nella loro trivialità.

Allora ho pensato, nelle mie solite elucubrazioni mentali da filosofo-cronista-psicanalista-sociologo da strapazzo, a quanto noi altri abbiamo studiato, letto, pensato per poi metterci mille problemi e domande su tutto ciò che ci circonda. A quante paranoie, fantasie, riflessioni, schemi mentali….

Questi buontemponi si divertono con poco. Non sono belli, non conoscono il gusto e la buona educazione, probabilmente l’ultimo libro letto è stato il menù di qualche trattoria di quart’ordine o l’elenco della spesa, investono i soldi in cibarie e prodotti di dubbio gusto, vestono improponibile, non hanno garbo e i modi, alternano ogni frase con l’intercalare “minca”. Eppure sono felici, beatamente e maledettamente felici. Non pensano a nulla. Non si mettono problemi e paranoie.

Quante volte le persone meno colte, meno consapevoli, proprio in virtù della loro ignoranza, vivono in maniera più positiva degli altri?  Spesso l’ignoranza, come sinonimo di ingenuità, aiuta.  I fessi siamo noi, paranoici dei tempi moderni, pieni di domande e contraddizioni.

Beata ignoranza, che ti regala la felicità, diceva a Giordano Bruno. Oppure “beata ignoranza, che si sta bene de core de mente e de panza”, diceva don Buro alias Cristian De Sica nel film del 1983 “Vacanze in America”

(http://www.youtube.com/watch?v=L7MpmNOD198)

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