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A volte la felicità…

Cos’è la felicità? Spesso si presenta nei modi più curiosi.

È tornare a casa stanco da una giornata intensa milanese, in motorino, appesantito da una borsa di libri e documenti, tracimando nella mente pensieri e nostalgie mentre il primo fresco ricorda che arriverà l’autunno.

Rimetto a posto lo scooter, chiudo la catena e il bauletto e poi rimetto le chiavi in tasca e lo zaino in spalla.

“Ciao!”

Mi giro attorno, nulla.

“Ciao!”

Cerco da dove arrivi quella voce sapendo che tanto non sarà per me, nessuno qui mi conosce.

Ancora “Ciao!”

Alzo lo sguardo. Dal balcone del primo piano, sopra il parcheggio, spunta una faccina e due occhietti che ti guardano, e ancora una mano.

È un bimbo che aspetta che io risponda. E lo faccio senza indugi, cercando il suo sguardo.

“Ciao”! e sorrido a quel bambino che senza nemmeno conoscermi mi regalato un sorriso.

Al calar del sole…

Il sole non ha ancora voglia di scendere sulla tavola color piombo del mar di Sardegna. Il ritmo reggae di un cantante giamaicano e un giro di batteria inonda gli avventori del baretto che si affaccia sulla spiaggia alla ricerca dell’ultimo raggio e del sorso giusto per allietare la sete. Un uomo abbronzato con una polo bianca con innesti viola specchia il litorale dai suoi RayBan sorseggiandoci un drink color arancio. Due bimbi scuri giocano con pazienza a scacchi mordendo panini imbottiti con mozzarella e pomodoro. C’è ancora qualcuno che sfida il mare e le alghe che rendono incerto il fondale, altri vanno via prendendo sulle spalle ingombranti bagagli. Intanto il mare, con le sue onde, a cicli di cinque sei secondi, fa sentire il suo rumore.

Vecchio vs nuovo

Con le vecchie e stropicciate cartine delle città trovavamo tutto, posti, destinazioni, angoli. Con google maps il rincoglionimento è alla portata di mano. O forse stiamo diventando vecchi, che dite?

Benedetta Barcellona

Sveglia puntata alle 11:10, mi godo il sole e la quiete domenicale nel terrazzino del mio ostello, memore di una notte che ha fatto battere il cuore e non solo per i volumi e i suoni. Stasera si riparte, domani sarò in un altro posto del mio cuore, perfettamente connesso con la mia anima, non so se avete presente quella situazione di rilassata positività.
Che la musica e questa città siano benedette
Sonar + Barcellona ❤️

(Alok – Fuego)

Dj life

Fare il dj non è solo salire sulla consolle, essere conosciuto e mettere tutto il tuo intuito e genio per far divertire la gente (e non è detto che si riesca). Delle serate mi piace notare i particolari e ricordarmi gli intrecci: i genitori che aspettano con ansia i figli all’uscita, i miei litigi con il computer, vedere in azione i colleghi amici dj e la loro diversa concentrazione e linea musicale, gli abbordaggi spesso improbabili in pista dei clienti, il mare che luccica e la luna sullo sfondo di ogni notte d’estate, i profumi dei paninari all’uscita e le tante persone che ti fermano in serata, un saluto nella loro gestualità e due parole sempre da condividere, o una foto, spesso anche chi non ti aspetti che pure ti segue e sa tutto di te tramite i social.
La musica e quella euforia poi si dirada quando accendi il motore e la serata diventa un file da archivio dei ricordi. E non puoi che ringraziare che tutto questo continui ad accadere.
Ok, valigia da fare, due ore di sonno e poi volo Cagliari-Bergamo.

Eppure, non so perché, ma oggi sono triste di andar via.

La miglior difesa è il distacco

Il mio segreto della felicità passa sempre più per mollare le cose che non posso cambiare, le persone che non offrono nulla, le situazioni che danneggiano, i clienti inutili, le collaborazioni controproducenti.
Sono tutti casi in cui ho investito tempo e passione, qualche volta mettendo avanti pure il cuore, dimenticando me stesso.
Lasciare e poi evitare quando chiederanno di te, esserci solo per chi dà fiducia e valore alla tua presenza.

Comfort zone

Si dice che ognuno abbia la propria zona comfort, quella situazione ambientale e sociale che permette sempre di star bene e non aver problemi, le persone che conosci, le certezze quotidiane, i soldi sicuri, i tuoi spazi e angoli sicuri. Rende forse sicuri ma non è detto che porti felicità. Per alcuni è una zona che dura tutta una vita, per altri è periodica. Io scelgo sempre la seconda: sfidarla e provare a vedere dove posso arrivare, mettermi in difficoltà e trovare sempre nuovi equilibri.
E’ stancante, è precario, ma qualche rischio bisogna pur metterselo no?

Neanche per sogno

Sapete che vi dico? Arrabbiarsi per futuli motivi e offendersi è roba da poveri. Se qualcosa non è chiara chiamate e domandate. La maggior parte delle volte accadono equivoci, sviste ed errori per distrazione.
Un esercito di invidiosi, livorosi e incazzati si annida tra amici, conoscenti e contatti sociali. Non aspettano altro che attaccar bottone, far vittime, lamentarsi o rompere i coglioni con commenti che nascondono veleno. Da tutta questa umanità bisogna star lontano. E’ la prima regola della felicità.

Vorrei un mondo che…

Giorni parlando di uteri in affitto, in locazione, in comodato d’uso. Ma ancora mi chiedo: ma perché le persone discutono di scelte altrui? Da quale pulpito? Con quale diritto? E soprattutto chissenefrega della nostra opinione? Chi siamo per sindacare? Ma quanto sarebbe bello un mondo in cui tutti non entrassero nelle scelte più intime degli altri? In cui siamo focalizzati sul realizzare la nostra felicità e magari aiutiamo gli altri a fare lo stesso.

Quanto stress in meno, parole e ipocrisia. Rispettare gli altri, nonostante tutto, è questa la forma principale di convivenza. E’ così complicato?

Attimi di felicità

Prima è successo qualcosa di speciale. Camminavo sul lungomare qui a Beirut. Ho avvertito quei classici momenti i in cui sei in sintonia con il posto in cui ti trovi e con te stesso. Non c’è un motivo preciso. Magari dopo una cena perfetta, un buon liquore, una bella scrittura. Magari mentre corri. trovi la canzone giusta in cuffia. Magari un pensiero luccicante. Magari un ricordo. Magari una persona che ti aspetta al ritorno. Saresti capace di immaginare e fare tutto, si chiama magia,forse questa frase di Dostoevskj la dice tutta:

«Camminavo e cantavo, perché, quando sono felice, devo assolutamente canticchiare qualche cosa per me solo, come ogni uomo felice che non ha né amici né buoni conoscenti e che, in un momento di gioia, non sa con chi condividerla».