Dov’eravamo rimasti? 9,30 partenza da Gijon. Quattro ore di corriera costeggiando l’oceano con i monti ad osservarci da lontano.
Porto avanti un po’ di lavoro a distanza, dopo aver colpevolmente lasciato tutto fermo da giorni. A bordo connessione wifi, sedili ergonomici, cuffie e patatine. Si viaggia bene con Alsa. Le quattro ore volano via ed ecco, 13,30, l’arrivo a Bilbao.

La stazione dista due chilometri dal mio alloggio, c’è tempo per iniziare a godersi, zaino in spalla, la città, un vero mix tra vecchio e nuovo. Lascio frettolosamente le vie dello shopping (la solita sfilata di negozi targati Tezenis, Intimissimi, Mc Donald’s, che troveresti in ogni dove) finché supero il fiume Nervion ed ecco il Casco Vejo annunciato dall’imponente teatro Arriaga. La vista si aguzza nel cercare di catturare tutto il panorama attorno.

Trovo con facilità il mio alloggio che sta proprio in una delle tante viuzze strette, mi accomodo in una bella stanza bianchissima (20€ con colazione inclusa!) e mi preparo alla visita. C’è tempo per rilassarmi, mangiare  lafrutta che avevo acquistato in un market ieri a Gijon, farmi una doccia veloce e ricaricare il cellulare. Poi, Bilbao. Prima finisco un’urgenza di lavoro cercandomi il solito internet point di musulmani che credo stessero ascoltando qualche preghiera araba. Cabina 3, windows xp, stampo e vado via.

Una città che puoi solo invidiare, capace di cambiare negli anni e diventare d’avanguardia. Quanto sarebbe bello se accadesse anche a Cagliari? E non solo per lo spettacolare museo Guggehein che raggiungo e ammiro nella sua maestosità, ma anche per tanti altri buoni motivi. Si sente aria di riscatto, rinascita, rivincita, di una comunità, leggevo, capace di ripensarsi, uscire dall’oscurantismo e non solo perché soffia (forte) il vento del separatismo basco. Qui si sono fermati architetti e pensatori capaci di lasciare il loro tocco e di non far stridere o sembrare irriverente questa commistione tra vecchio e nuovo.

Eccomi nelle vie del Casco Viejo, alla ricerca sempre di strade e angoli, taverne e spazi da osservare e fotografare. Poi costeggiare il fiume, i grandi spazi per i pedoni che riassaporano il piacere del passeggiare, attraversare i bei ponti Zibizuri e Alhondiga, cercare sempre qualcosa che possa attirare la mia curiosità, anche solo un sottoponte recuperato con un murales. Il tempo è dalla mia, un bel sole di pomeriggio, ma la temperatura scende con gli ultimi raggi della sera, quando una fame inaspettata mi fa fermare per una pizza (o presunta tale) in un localino da asporto, se non per il prezzo: 1€! Insomma, malgrado la pizza di plastica, anche questo è un bel posto. Ma quel che più amo è non vedere nessun turista italiano tra le palle e nessuna sfilata di moda di manichini vestiti Prada e Gucci. Nessuno ha una divisa, tutti vestono con spontaneità e creatività, e se guardi le scarpe e gli oggetti trovi pure marche burde. Eppure ci sta, anzi è meglio.

Ora ancora relax, per preparare l’uscita serale e un’altra immancabile mangiata e bevuta!

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