Correndo correndo

 

L’uomo è un animale sociale, ma ogni tanto ha bisogno dei suoi momenti di solitudine e riflessione.

Qualcuno li vede con disapprovazione, sinonimo di problemi mentali ed esistenziali, altri come me li reputano i momenti di ricarica.

Anzi: reputo i momenti lontano dalla folla grandi occasioni per riscoprirsi e ripensarsi, per attivare quel dialogo interno e con l’infinito che fa tanto bene.

Uno di questi è la corsa. Il piacere di sentire il proprio corpo, di ascoltarsi, di sentire i rumori o semplicemente essere un tutt’uno con l’ambiente e la musica del proprio ipod.

Corro pochissime volte in compagnia.

Corro nei luoghi più impensabili, i miei preferiti sono stati storicamente il Colle San Michele e Monte Claro. Ne cerco di nuovi (ben accetti i consigli) per trovare nuovi stimoli e scenari.

Ed è proprio nei momenti – come adesso – che la voglia è pari allo zero che mi preparo per andarci, mettendo da parte un’ora di divano, di uscita o di relax.

Il duello divano-strada è fortissimo.

Però, quando riesci a sconfiggere il cugino stronzo dentro che ti dice “Lascia perdere!” ci sono anche gli aspetti positivi: la sensazione post corsa e post doccia penso debbano valere una nota distinta.

Senza pensare agli incontri, persone che magari neanche pensavi di incrociare, spesso anche simpatici déjà vu.

Però ci sono quei blackout motivazionali che ti fanno perdere la voglia, quanti… Dolori immaginari, impegni immaginari, freddo reale (anche quello è duro da combattere per un asmatico come me).

La musica durante la corsa merita una riflessione a sé.

Voi vi chiederete: chissà che avrà un dj nelle proprie cuffie?

Io mi organizzo sempre la musica in base agli stati d’animo e ai ricordi. Sembra facile, ma non lo è perché sono vario, come un cielo irlandese: attraverso momenti e sensazioni differenti con la velocità di una macchina del tempo.

Dev’essere tutto quello che ho registrato tra ricordi d’infanzia, radioline accese, musiche di mio fratello, cd per le mie auto e lavoro da dj.

Riesco a buttar dentro robaccia inqualificabile della peggior tradizione dance insieme a pezzi di assoluto valore. Così i miei confini vanno dal Prezioso al Venditti fino a toccare Paolo Fresu, dal Cammariere a Battiato passando per i Chicago, Elisa e Jay Z.

Insomma nessuna convenzione, solo ricordi ed emozioni. Vago indifferentemente tra il privato e la hit, tra la canzone sconosciuta e il successo di stagione, quello che faceva ondeggiare nei baretti del Poetto. Mischiare, come un grande minestrone, e trovare una sintesi: una playlist unica e personale.

Eppure non credo che le emozioni della corsa siano pareggiabili a quelle della palestra.

Trovo un abisso di mentalità, emozioni e risultati tra la corsa e la palestra attualmente intesa a Cagliari e dintorni, vetrina e luogo di chiacchiericcio, più che di introspezione e rinascita. Lo so, la moda e l’apparenza spesso meritano più risalto di una ricerca di sé, concetto troppo difficile per una società e un mondo troppo veloce per fermarsi. Si fa palestra per potersi presentare degnamente in spiaggia. Per poter magari avere “i mi piace” negli infiniti album fotografici su facebook, quelli dove si posa in ogni veste.

Ma di tutto questo, complice l’età, complice un fisico di certo non entusiasmante, complice la poca voglia di correre la maratona dell’immagine, poco ci frega.

Sia chiaro, de gustibus…

La corsa quotidiana mi attende.

La giornata è limpida, fa freddo. È un giorno di vacanza ma non per il fisico.

Terminati i preparativi si andrà fuori. Da decidere la destinazione, ma potete immaginare e magari incrociarmi…

E come ogni volta, al ritorno la domanda sarà unica: quanto ho fatto e in quanto tempo?

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