Voglio dire la mia sull'amore

Mentre il maltempo e il gelo imperversano sull’Italia, stamattina mi facevo l’ennesima domanda dei primi giorni di febbraio: “Riusciremo ancora a sopravvivere a San Valentino?” Riusciremo a sopravvivere all’ennesima festa commerciale in cui ci impongono di amare, festeggiare, comprare i cioccolatini, inventarci regali e altre celebrazioni? Credo proprio di sì.

Intendiamoci, non è un post in cui si parla male dell’amore. Volevo solo riflettere, brevemente, sul significato di amore nel 2012.

Non ho mai creduto all’amore eterno, ma sono sempre pronto a cambiare idea, come per tante altre cose. La mia mente è aperta a ogni possibilità. “L’amore dura 3 anni” scriveva Beigbeder, come non dargli ragione? Chi riesce ad amare una persona tutta la vita è meritevole di un monumento in tempi come questi.

 

E’ un po’ lungo ma vale la pena di essere letto.

 

“All’inizio tutto è bello, perfino voi. Non riuscite a crederci, di essere così innamorati. Per un anno, la vita non è altro che un susseguirsi di mattine assolate, persino di pomeriggio quando nevica. Ci scrivete dei libri su questo, vi sposate, il più in fretta possibile – perché riflettere quando si è felici? Il secondo anno, le cose cominciano a cambiare. Siete diventati teneri. Fate l’amore sempre meno e credete che non sia grave. Difendete il matrimonio di fronte ai vostri amici scapoli che non vi riconoscono più. Voi stessi non siete sicuri di riconoscervi quando recitate la lezioncina a memoria trattenendovi dal guardare le ragazze in fiore che illuminano la strada. Il terzo anno non vi trattenete più dal guardare le ragazze in fiore che illuminano la strada. Uscite sempre più spesso: è un’ottima scusa per non parlare più. Giunge il momento in cui non potete sopportare vostra moglie un secondo di più perché vi siete innamorati di un’altra. Il terzo anno, ci sono una notizia buona e una cattiva. La buona: disgustata, vostra moglie vi lascia. La cattiva: cominciate a scrivere un nuovo libro.

Statistiche, biochimica ed esperienza personale sembrano coalizzarsi contro il sogno di tutti: l’amore eterno. Come pensare di restare tutta la vita con la stessa persona nella società dello zapping generalizzato? In tempi in cui le star, gli uomini politici, le arti, i sessi, le religioni sono più intercambiabili che mai, perché il sentimento amoroso dovrebbe fare eccezione alla schizofrenia generale? Mark Marronnier, pubblicitario parigino malinconico e mondano (alter ego dell’autore), formula una sua teoria: anche l’amore, come tutto il resto ormai, ha una data di scadenza. Durata massima, tre anni in tutto. Tanto ci ha messo a disfarsi il suo matrimonio con Anne. Cinico quanto inguaribile romantico, in fondo smanioso di smentirsi, innamorato dell’innamorarsi, sempre pronto a partire di nuovo per una nuova avventura, Mark incontra Alice. Che sia vero amore o un altro conto alla rovescia? La storia ricomincia”.

 

Arriva San Valentino, un giorno dell’anno in cui si impone dall’esterno il dovere di amare e cercare di rendere felice l’altro. Cioccolatini, vacanze, vestiti, dediche. Che l’amore non sia qualcosa di preconfezionato?

I single possono vestirsi a lutto. Certo, sarebbe più semplice se in questi giorni si trovasse una persona con cui condividere il 14 febbraio (e magari il resto della vita), ma visto che i miracoli non accadono, visto che di “anime gemelle” c’è scarsità, ci si dovrà accontentare. Tenere duro 24 ore e tutto passerà.

 

Parliamo invece dell’amore e delle coppie innamorate. Ne vedo sempre meno. Quelle vere si riconoscono: impersonano l’amore meglio di ogni altra descrizione, dipinto, canzone. Se ne “rompono” troppe dopo amori che sembravano eterni. Finiscono male, malissimo. Accuse e rimproveri, sputtanamenti e litigi. Non parlo poi delle coppie “plastiche” che dichiarano amore, anzi ammmmore dopo 2 giorni: quelle durano meno dei baci perugina, sono più tarocche della roba dei cinesi. Eppure impazzano, soprattutto sul web.

 

Continuo a credere che l’amore passi una volta, abbia il volto e le sembianze della perfezione, lo sguardo e il profumo che ti facciano battere il cuore. E se non lo catturi, difficile ritrovarlo. Per tanti altri l’amore è un semplice timore di restar soli, quotidianità e routine. Alle coppie veramente felici si affiancano sempre più quelle che incroci nei ristoranti e nelle pizzerie, che passano ore in silenzio a guardarsi quasi fossero estranei. Che portano avanti qualcosa che forse non è amore, che forse è solo una copia sbiadita, temendo i cambiamenti che, prima o poi, accadono quando non ci si sopporterà più. Che da soli non hanno vita né identità, che sono fragili e disarmati alla vita, e che riescono a diventare qualcosa solo dall’unione con un’altra persona. Ed in questo l’amore è formidabile: compensa dei vuoti. Ma quando finisce o manca…

 

C’è poi un amore diverso, molto più profondo, molto meno targato mediashopping. Dare qualcosa all’altra persona senza preoccuparsi di ciò che ci viene restituito. Amare qualcosa e qualcuno, a prescindere dal legame che abbiamo con lui o lei. Un amore valido allo stesso modo. L’amore per gli altri, per chi ci sta vicino, per la vita, per l’esistenza.

I tradizionalisti diranno che è ben diverso, diranno che l’amore si riassume solo in due persone e poi successivamente in un vincolo, in quell’idea di amore che abbiamo studiato, imparato e letto, visto sui film, ascoltato nelle canzoni di Claudio Baglioni.

Diranno che non è la stessa cosa.

Ma non credeteci troppo.

L’amore è qualcosa che va sempre oltre tutto e tutti e che proprio a San Valentino non trova la sua celebrazione.

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