Guai se così non fosse

Non è bastata una sveglia un’ora e mezza prima della partenza. Freddo secco su Elmas, poca gente in giro, giusto chi deve partire. Last call, ultima chiamata per Bergamo, giusto in tempo di fare colazione con un cornetto troppo caldo, un cappuccino che non passerebbe la sufficienza e un bicchiere d’acqua.

Passato il temibilissimo controllo bagagli della Ryan Air, una sorta di giudizio universale su quanto sei stato italiano o meno, posso dire che finalmente questo ennesimo volo aereo comincia. Fila 26, gialloblu che uccide, silenzio attorno rotto solamente dalle tambureggianti volovendite Ryan Air: colazione con cornetto caldo, patatine, hot chocolate, sigarette che non fanno male, ciabatte calde con prosciutto e formaggio, panino caldo con cotoletta (peccato che siano le 6:58), biglietti per Milano Centrale.

Se ancora ripenso all’ultimo viaggio per Milano… era fine agosto, la malattia di mio padre, l’intreccio di inutili visite che non gli avrebbero salvato la vita.

Così Milano per ora è quel ricordo, non più le domeniche a vedermi il Milan nei primi anni d’università, le manifestazioni politiche, lo shopping, le visite a mio fratello che qui ci vive dal ’92, le discoteche, la sciocca voglia di essere più internazionali e meno provinciali, Inter-Cagliari di Coppa Uefa.

Da pischello amavo Milano, come l’ama ogni pischello che viene qui da una piccola città come Cagliari e si sente al centro del mondo. Vede gente diversa, magari la stessa vita che a Cagliari etichetterebbe come impresentabile, strana, scopre tante piccole cose, presenze, la gente. Fa il check in su facebook in ogni negozio alla moda, discoteca, locale. La foto al Duomo, prende il caffè in Galleria, compra la maglia di Ibra o Zanetti, Zara, JdC, racconta quant’è bello questo mondo e quanto sarebbe bello viverci.

Cose che abbiamo tutti fatto, io per primo fin dalla gita delle scuole medie. Cose di cui poi col passare del tempo un po’ ci vergognamo. La conosco da tanti anni, non conto più le volte e i giorni in cui ci sono passato e rimasto. Ma non ci verrei mai a vivere. Per quanto internazionale, aperta, “che ride e si diverte”, piena di opportunità e di attrazioni, ricca di gente interessante e meno scontata di Cagliari, resta un macrocosmo troppo lontano dalla mia idea, troppo incontrollabile.

Milano ha raccontato – come avevo scritto in qualche tweet – le ultime settimane di papà, che si trascinava da un divano a un letto a un centro di analisi, quando sapevamo della gravità del suo male che lo stava allontanando dal mondo, e tentavamo in ogni modo di farcene una ragione e trovare una speranza.

Tutto è cambiato così velocemente che ancora sembra un brutto sogno. Ancora mi chiedo come in pochi giorni il destino, solo lui, possa cambiare tante cose. Ricordo che proprio di ritorno a Milano ho fatto uno dei miei pochissimi pianti da quando sono diventato “grande” (o forse mi illudo di esserlo con tutti i miei dubbi e le mie immaturità). Uno di quei pianti che ti restano come una cicatrice, sentiti e vissuti, profondi e liberatori. Quando, per la prima volta, sono rientrato in città da solo, mentre i miei erano ancora a Milano per concludere alcune visite, e l’ho trovata vuota e silenziosa senza nessuno che mi aspettasse, come sempre accadeva dopo ogni viaggio. Ho davvero avvertito che, anche se papà sarebbe rientrato qualche giorno dopo, nulla sarebbe stato come prima.

Come sempre non riesco a dormire. Ho accumulato una stanchezza non indifferente questi giorni in giro per la Sardegna, ma l’eccitazione per ogni viaggio mi tiene vivo. Che dramma, non riesco davvero a staccare la spina. Leggo un po’ ma mi annoio. Provo a pensare. Accendo l’ipod che mi propone Spandau Ballet, Sottotono, Fiorella Mannoia e Miles Davis. Se non mi conoscessi bene mi vergognerei un po’ di mischiare tutto questo.

Un po’ di turbolenza non mi permette di scrivere con facilità. Intanto il giorno è già alba, il nostro airbus accarezza dolcemente una coltre di nubi che si perde nel chiarore del mattino, nell’arancione di un’alba che sta pian piano arrivando e non si stanca mai di ricominciare ogni santo giorno.

I viaggi aiutano a ricomporre un po’ la vita, a lasciar spazio ai pensieri e ricordi, a fare bilanci e check list che si realizzano solo in piccola parte.

La prima luce del sole illumina il mio viso assonnato. Si sta facendo giorno, e dopo tanti pensieri anche un po’ tristi, il coraggio ritorna più di prima.

Guai se così non fosse, l’alba resterebbe notte.

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