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Un giorno a Siviglia

Un giorno a Siviglia. Dal Portogallo alla Spagna cambia tutto e siamo a un’ora di auto. Lingua, sensazioni, anima.
Siviglia è sempre bellissima! Mi stupisco ogni volta che ci passo.
Una frase di Antonio Gala recita che recita :” Il male non è che i sivigliani pensano che hanno la città più bella del mondo… il peggio è che può essere che hanno ragione”. La capitale andalusa ha veramente un “colore” speciale.
Certo ci sono città nel mondo anche più belle, ma quel che rende preziosa Siviglia è sicuramente il sole, il caldo e la gente.
E mi son bastate poche ore per riannodare ricordi. Sembra sia sempre il momento di una “Cervecita”, i bar sono frequentatissimi sempre, c’è rumore, movimento, dinamismo.
Il centro storico è enorme. C’è la cattedrale gotica più grande del mondo che non capisci mai da dove fotografare, di fianco c’è la Giralda (simbolo della città) e l’Alcazar reale (una fortezza araba costruita durante la dominazione araba in città), poco più in la c’è l’Archivio delle Indie, altro punto di interesse in città.
E poi i profumi: d’azahar (il profumo dei fiori di arancio) oppure d’incenso.

Le luci della sera, la campana della metro che passa tra vie piene di gente, il primo fresco che fa l’occhiolino con educazione all’inverno, i monumenti che si stagliano davanti, i camerieri che preparano le tapas in bar affollati fino a tardi, il rumore di un flamenco che si perde nell’aria.
Sono qui, in una città bellissima e vedo uno spoiler di Natale con il fumo che sale dai venditori di castagne e i mercatini già aperti. Sono qui, perduto e ritrovati, a chiedermi sempre perché debba partire ma poi voler tornare a casa. Per aver una scusa per ripartire domani.
“Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi”

Ma ora son stanco, un pochino di siesta e poi si riparte!

Visitare Valencia in un giorno (anche meno)

Farsi abbracciare dalla leggerezza e allegria spagnola in una bellissima destinazione che si chiama Valencia.

Prima tappa di questo viaggio di lavoro é un ritorno, una città tra il moderno e l’avveniristico. Un posto dove sentirsi a casa, un calore incredibile attraverso la gente, i colori, il mare, i monumenti e la tecnologia. Che sia giorno o notte non fa alcuna differenza, l’atmosfera è sempre magica.

Tocco terra spagnola nel pomeriggio quando un sole rassicurante fa pensare a un fine primavera. No, é novembre, eppure c’é qualcosa di bello nell’aria che ti racconta la voglia di star sempre in giro.

Il tempo qui é sempre mite, la media temperatura é 18 gradi con 300 giorni di sole all’anno.

Valencia è compatta, pulita, elegante, con ampi spazi pedonali, pavimenti in marmo, il centro storico da girare a piedi, altrimenti ci sono bus e metro ma vi serviranno giusto per raggiungere l’Oceanografico o il mare.

Se si ha poco tempo bisogna ottimizzare, ma senza stress da turista imbruttito. Adoro abbandonarmi al flusso della gente e alla curiosità del momento. Adoro sentirmi un abitante di ogni luogo che visito.

Una salto alla Cattedrale non prima di aver fatto un primi aperitivo tipico con una vasta scelta di pinchos, ovvero stuzzichini paragonabili alle tapas con tante varietà e gusti. Qui costano 1,50 euro forse è il più caro ma ci sono anche i valenciani a mangiare quindi sospetto che sia il migliore.

I prezzi sono clamorosamente bassi. Per 7 euro ti fai un aperitivo con tapas, per meno di 10 euro una corsa lunga in taxi, un alloggio costa dai 25 euro in su.

Alla Cattedrale si arriva percorrendo Calle de san Vincente Màrtir. Chiesa che rappresenta la storia architettonica della città, ha tre diversi accessi: Puerta del los Hierros (barocca), Puerta del Palau (romanica) e Puerta de los Apostoles (gotica).

Dal Miguelete, la torre della cattedrale, si può godere di una vista panoramica di tutta la città. Sembra che all’interno della struttura, precisamente nella cappella del Santo Graal sia custodito il calice che Gesù ha utilizzato durante l’ultima cena. Miti e leggende.

Non poteva mancare un salto alla più periferica città dell’arte e della scienza, dopo aver camminato per i Giardini del Turia, un vecchio letto di un fiume diventato parco urbano con spazi verdi, attrezzi sportivi, piste ciclabili, parchi gioco, angoli romantici e tanto altro.

Al Museo della Scienza ci arrivi con un taxi.

Già da lontano questa stupenda opera – anche di sera – attira l’attenzione e man mano che ci si avvicina si rimane sempre più sbalorditi per la bellezza che prende il sopravvento sull’incredulità e sulla curiosità.

Ideato dal celebre architetto Santiago Calatrava, racchiude 5 attrazioni, precisamente l’Oceanografic, l’Umbracle, il Palazzo delle Arti, il Museo della Scienza e l’Hemisferic.

Il sole é andato via e ora Valencia é sfavillare di luci, botteghe che si accendono e profumi di ristoranti. Non nascondo la mia emozione e sparo in cuffia una canzone malinconica che mi possa accompagnare in questo passaggio tra la luce del sole e quella dei lampioni.

Torniamo in Plaza ayuntamiento dove c’é la sede del Comune, da cui prende il nome.

Ci si incammina per Avinguda de Maria Cristina, piena di negozi e caffé, per raggiungere i pochi minuti il Mercato centrale. Una struttura imponente in acciaio con vetrate colorate e ceramiche dipinte a mano. Il Mercato é chiuso ma ne apprezzi la struttura elegante e le geometrie.

Attraverso plaza del Mercado arriviamo a la Lonja de la Seda, cioè il Mercato della Seta, centro delle attività commerciali e culturali agli inizi del XVI secolo. Patrimonio dell’Unesco dal 1996, la sua architettura tardo gotica la rende imponente e affascinante. Oggi è sede dell’Accademia Culturale di Valencia.

La notte fa rima col Barrio. Questo quartiere del centro storico di Valencia, è nato intorno al Convento del Carmen. Ancora sono aperti i deliziosi negozi di artigianato locale o negozi di vestiti di seconda mano e di marca; di notte il Barrio si anima, poi, per i locali che riempiono le stradine del quartiere.

Nel Barrio del Carmen bisogna assaggiare la paella, le tapas o il tipico cocktail locale, la Agua de Valencia.

Le piazzette si animano di gente come nella più classica delle tradizioni spagnole.

Il quartiere, il vicinato, le chiacchiere sottili e la musica, gli anziani e i giovani. Un modo di vivere che mi manca.

Tutto é un quadretto di leggerezza e magia che puoi accarezzare solo qui. E se é vero che la sera porti una sottile malinconia nell’aria, é vero anche che é difficile trovare posti dove sentirsi sempre a casa. Valencia é uno di quelli.

Barcellona, un’altra possibilità

“Quando si dorme all’aperto ci si sveglia sempre all’alba, e non c’è un caffè a Barcellona che si apra molto prima delle nove.”

(George Orwell)

Qualcuno mi chiede perchè io sia spesso a Barcellona. E’ possibile amare una città fino all’anima? E’ possibile avere un rapporto speciale con un luogo?

Molti credono che l’amore passi sempre e solo per le persone. Io rispondo: anche. Poi ci sono le mille cose che ti rendono felice nella vita e tra queste ci sono i luoghi dove sei stato bene.

Molti intrecci miei personali finiscono a Barcellona. Il mio primo viaggio scolastico, nel 1985. Il calcio. La canzone degli Zero Assoluto. Il mix perfetto tra la velocità metropoli e l’anima del vicinato. L’allegria. La musica. La politica. Le fughe alla ricerca di me stesso. Le notti infinite nelle discoteche del Porto Olimpico.

Eppure Barcellona non mi piaceva. Io amo la Spagna. L’ho vista, girata, assaporata. Con lo zaino e i bus dell’Alsa. Camminando verso Santiago. E la Spagna non è Barcellona. Ma un giorno questa idea è cambiata, quando ho capito che questa città fosse una dimensione perfetta per quello che cercavo. Allora ho deciso: amerò senza distinzioni l’una e l’altra.

Barcellona ti ruba con la sua meraviglia, quando le prime luci dell’alba rischiarano le strade silenziose, mentre la gente torna a casa dalla festa e gli addetti del comune lavano le strade lercie ridando nuova freschezza. Quando la sera si accendono le luci e ti perdi solitario nelle viuzze del Barrio Gotico, del Raval o di Gracia alla ricerca di un posto dove mangiare.

Ti ruba con quella sensazione di libertà e leggerezza che si trasforma in voci e musica per le strade, piazzette che si aprono d’incanto dove incrociare giovani e anziani,  baretti nascosti e librerie, bandiere indipendentiste che spuntano nei balconcini che osservano e benedicono i bambini che giocano a pallone sulle strade con le maglie di Messi.

Il Barrio gotico, decadente e suggestivo, ti regala sempre a qualche angolo nascosto in cui puoi perderti e con l’istinto trovare una chiesa, Santa Maria del Mar, la più bella tra le chiese.
Ti ruba il Raval, dove sono stato spesso per via della mia “casa”, un quartiere multietnico e un tempo covo di intellettuali e artisti, oggi pieno di strani personaggi, non sempre raccomandabili, mignotte e migranti.

Ti ruba l’anima quando fuggi delle inflazionate Ramblas e ti vedi aprire il Port Vell e la grande passeggiata fino a Barceloneta, altro mondo incantato da scoprire fino all’alba quando è d’obbligo bere un mojito in uno dei tanti Chiringuiti e osservare da lontano il profilo dell’Hotel Vel, uno dei simboli della rinascita.

Barcellona è stata questi anni la mia America, i miei weekend, i miei eventi, il Sonar, il Brunch, il BBF, le mille scoperte. Perchè quando smetti di fare il turista e diventi una via di mezzo tra viaggiatore e abitante cominci a vederla nel suoi particolari intimi. Il mercato di Santa Caterina, Gracia e i suoi ristoranti o lo skyline della città dal Bunker del Carmel.

Un giorno, salendo in questa altura spesso sottovalutata da tanti, iniziai a ripensare a tutte le cose fatte in questa città e a quelle che avrei voluto fare.Tuttavia, tutte le esperienze e le emozioni, positive e negative che questa città mi hanno trasmesso, hanno comunque creato in me un sentimento e una voglia di tornarci sempre.

Magari, un giorno, ci concederemo una possibilità. Reale e non più fuggente.

Barcellona, forse venticinque

Alla venticinquentesima volta che ci vado forse comincio a capire che Barcellona è la mia seconda casa e mischiarmi come se fossi uno di loro, studiare lo spagnolo, prendere contatti per lavoro e serate da dj, affittare una stanza e vivere normalmente e perdersi è sempre un piccolo passo avanti, un cambio pelle, un tuffo nel mare.
Allora ti trasferisci? Allora quando vai a viverci? Ma quanto spendi? Ma chi te lo fa fare? Ma perchè Barcellonav
Comporre e ricomporre.
Le persone non vedono mai le sfumature della vita, detestano la differenza, le incertezze, ragionano per scatoloni attaccati con lo spago e non hanno sogni da coccolare.

Ma chi lo dice che uno non possa vivere in tanti posti, pensare oltre, prima che qualsiasi luogo e pensiero e stupida convinzione lo rammollisca? Chi ha deciso che si debba nascere e morire in un posto e non anche altrove? Chi ha deciso che i miei pensieri non possano viaggiare? Noi e solo noi. Ci castriamo ogni desiderio. Ascoltiamo troppo. Rimandiamo decisioni. Speriamo che le persone siano le nostre copie e se non sono le detestiamo e boicottiamo. Abbiamo paura dell’entusiasmo. Soffriamo quello che non conosciamo.
Stare fermi rammollisce.
Amo perdermi in tanti luoghi. Che sia Barcellona, Dublino, New York o altro ancora. Amo tante cose. Di certo non star fermo.

Il rientro

viaromaOrario continuato, San Sebastian ore 5,30: sveglia. Si riparte prima che il sole arrivi, The one di Elton John come sottofondo, fermandosi ancora sul lungomare ad ascoltare per l’ultima volta di questo viaggio l’oceano, in questo freddo micidiale che taglia il cuore e le luci della disco diventano quelle dei semafori. Speranza o illusione…la parola è sempre quella: ritornerò! Il tempo non aspetta. Read More

Un altro viaggio comincia

È destino che malgrado mi organizzi per tempo nelle ultime ore prima del volo succeda sempre qualcosa. E così è successo anche oggi, dei documenti mancanti per una collaborazione mi hanno fatto accelerare tempi e battito cardiaco. Read More

Dove l'Europa tocca l'Africa (verso Tarifa)

tarifaChe persone trovi a una stazione di una città spagnola durante una settimana qualunque, lontano da un periodo di feste e vacanze? Anime erranti che vanno incontro a destini indecifrabili, che vogliono vedere l’alba o forse di giorno si nascondono. Poi ci sono io, zaino in spalla, biglietto appena stampato in mano e freddo nell’anima. Read More

Prossime destinazioni

Per non aver più dubbi e ripensamenti finalmente apro il sito Ryanair e mi faccio un biglietto. A breve sparisco per qualche giorno fisicamente, ma chissà che non vi racconti ciò che succederà, come in ogni mio diario di viaggio.
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Ringraziamenti e bilanci tra Santiago, Madrid e Cagliari

Mentre sono tra le nuvole del volo Santiago-Madrid, prima di puntare verso Cagliari ripenso un po’ a questo viaggio, e parto proprio dalla fine. I fuoriprogramma, le cose più belle della vita. Eppure li temo, perché barcollo sempre tra desideri di liberazione e ansie da cagliaritano.
Non dire, non fare, non pensare, chissà cosa accadrà? Poi scopri che regalano sorprese e cambiano serate altrimenti destinate a raffreddarsi tra noia e sbadigli, come ieri sera.
Stamattina sveglia alle 7, doccia e corsa all’aeroporto (finalmente non otto ore prima come mio solito per le mille paranoie). Tempo per una colazione carissima (7€ per spremuta, cappuccino annacquato e una napoletana… Esiste frastimiamo e lodiamo?) e si parte. Ho sempre pensato che consumare in aeroporto sia un errore grossolano ma, stupidamente, ci casco sempre. Come in tante altre cose in cui dimostro di essere uno scemo patentato. Persevero. Come nel mandare sms dall’estero o usare l’iPhone e sprecare batteria quando poi mi servirebbe per cose serie.

Facciamo un po’ i bilanci di questo viaggio dopo circa 150 km percorsi a piedi in totale (113 di cammino e altri sparsi), 11 bus presi, 4 voli aerei.

Cose positive:
– la capacità di fare amicizia con gente che non ho mai visto e mettermi in gioco. Adattativo
– meno vergogna nel chiedere le info all’estero (orari bus, strade), mio grosso cruccio (rideranno di me?). Invece, tutti disponibili
– curiosità sui piatti locali (tranne il polpo, sia chiaro)
– sono rientrato in una chiesa dopo tanto tanto tempo
– numero di oggetti portati quasi perfetto
– risposta fisica più che sufficiente: ho usato giusto qualche anti-infiammatorio, ma nessun cerotto o altro strumento. Giusto qualche dolorino serale (sembravo Pinocchio)
– i cambi programma (andare in ostello invece che in hotel)
– il sacco a pelo
– l’iPhone, un vero compagno di viaggio utilissimo in tanti casi per prenotare, prender appunti, scrivere, fotografare, leggere libri e cazzeggiare
– aver usato una sola scheda telefonica lasciando l’altra (e mi scusi chi mi ha contattato al 392)
– ho capito che mi piace la Spagna e la lingua spagnola. Anzi, me gusta
– mi son appassionato di piccole cose: panorami, persone, mangiare le more in cammino, saltare un ruscello, incrociare un contadino, mangiare nelle taverne, lavare la roba col sapone. Low Tixi
– mi son sporcato sentendomi fiero di me. Er zozzone
– facoltà di adattamento inattese. Macgyver
– ho rispolverato gli occhiali da sole Bollè che usavo nell’estate del 2000: revival
– look trasandato e poca attenzione al vestiario: vagabondo
– mi sono ingegnato per risolvere la mancanza della scopetta del cesso nella camera a La Coruna con il getto dell’erogatore della vasca: geniale
– il bagno e il tramonto a Finisterre, sull’oceano: eccitante
– ancora una volta mi hanno scambiato per un 25enne e per uno studente Erasmus
– la colonna sonora scelta: Enya, Mannoia e colonne sonore varie mi hanno accompagnato

Cosa non mi è piaciuto:
– tutte le paranoie iniziali: sono il solito
– potevo risparmiare qualcosa di più sulle spese, organizzandomi meglio. Sprecone
– potevo portare ancora meno roba: due bermuda invece di tre, ad esempio.
– ho acquisito almeno 3 chili: inutile camminare e poi cenare a distruzione (ma non si poteva dire di no)
– a Ferrol ho sprecato una giornata (programmato male e tardi).
– ho letto le notizie provenienti dall’Italia: potevo evitare. Stupido
– due colazioni carissime a La Coruna e oggi. E poi ti lamenti di chiagliari?
– ho rischiato di svenire e morire alla prima tappa dopo aver bevuto una coca ghiacciata al termine di 20km di cammino. Un funerale a Portomarìn non sarebbe stato il massimo
– ho perso l’asciugamano, anzi me l’han ciulato, proprio prima del bagno sull’oceano
– ho perso gli occhiali ma, dai, ne ho fatto a meno alla grande. Zurpo

I ringraziamenti vanno, oltre che ai miei compagni di viaggio Giorgio, Erika, Guido, Ercole, alle due amiche brasiliane di ieri (Jaqueline e non ricordo l’altra!), a tutti quelli incontrati nel percorso.
Ringraziamento offline specialissimo per tre consiglieri d’eccezione: Antonello Lai (non quello di Tcs ma quello di Match e diario sportivo) per la prima spinta motivante; Pippo Pirisi per le preziose informazioni tecniche, i segreti e il prestito della mochila, Emanuele Angius per la segnalazione e Matteo Lecis Cocco Ortu (che tra l’altro è anche un bravo consigliere comunale) per gli ulteriori consigli prima del Cammino.

E poi dico grazie a chi ha seguito questo Cammino, letto il blog, si è sentito al mio fianco, si è ispirato e lo sta progettando e mi ha mandato messaggi e scritto su fb. Se avete bisogno di consigli e idee per fare anche voi questa esperienza, potrete contare anche su di me!

L'essenziale (zaini e non)

Sono giornate speciali, un po’ emozionanti. Conto i giorni e tra poco le ore che mancano alla partenza per la Spagna.

Giorni di preparativi, visto che non avrò un trolley ma uno zaino da portare in spalla. Vado a fare il Cammino di Santiago, lo sapete. Read More