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Stazione Termini, esterno sera

Roma, giornata intensa. Un megamix di monumenti, fontane, palazzi e piazze visti in rassegna, venditori abusivi e selfie in offerta. La città è sporca, abbandonata, ma mantiene intatto il suo fascino. Tocchi con mano la storia in ogni angolo e forse è destino crudele che sia immersa nei problemi e nei disagi: la perfezione non puó esistere.

Pranzo in un ristorantino al volo. Ci abbuffiamo di antipasti così che non ci godiamo il resto. Un po’ appesantiti andiamo in piazza San Pietro.
Ottaviano, Metro rossa, incubo file e borseggi, poi non succede nulla. Viaggio tranquillo.Albergo vicino alla stazione termini, crocevia di persone, trolley in extended version, razze e sogni traditi, studenti e criminali, giornate da sbarcare e profumi di cotture. Stanza 25, domani forse saltiamo la colazione, partiamo presto. Un riposo rilassante rotto dalle notifiche del cellulare poi una doccia e si esce.

Ancora Termini, grande kasbah che di notte necessita di attenzione. Statua del papa polacco, cerchiamo la piattaforma giusta, linea 38, facciamo i biglietti per farci notare ancora di più come alieni. La gente aspetta con rassegnazione il bus, che poi arriva. Un tizio chiede se vada al Nomentano, nessuno risponde. Entriamo dalla porta di dietro, così si dice, altri se ne fregano. Non siamo i soli a timbrare, po fa anche un signore e una ragazza riccia scura con un trolley viola che con difficoltà sistema. Così ci sentiamo meno alieni.

Ci sediamo negli ultimi posti, davanti a noi una coppia anziana parla di percorsi possibili in città. Lei, anello d’oro, stringe il ginocchio di lui. Un piccolo gesto che raccoglie l’amore di una vita. Forse un amore raro al tempo d’oggi.

Estate alla città mercato

Nei ricordi d’infanzia le città erano vuote ad agosto.
Non trovavi anima viva. Le villeggiature duravano mesi, gli amici si perdevano di vista fino a settembre quando ci si raccontava di  avventure lunghe settimane.
Oggi le città sono quantomai animate, con un particolare: gente chiusa nei centri commerciali per sentirsi viva, a fare acquisti per rompere la noia e l’afa (ma cosa avete sempre da comprare? Mi chiedo). Anime in pena, condannate al girone dantesco del carrello davanti.
Gente soprattutto perennemente incazzata. Guardate e parlate. Crisi, caldo, ferie, governo, malattie. Rabbia e depressione, ecco una faccia dell’estate.

Non è un'isola (dei) per giovani

La Sardegna non è un’isola per giovani.
È forte il potere degli ultrasessantenni in ogni angolo della vita pubblica.
Specifico: questo post non vuole essere un attacco alla terza età e a tutto il prezioso patrimonio di storie e testimonianze che può dare.
C’è un’altra terza età.
Il problema non è la carta d’identità, ci mancherebbe, ma la forma mentis: di questi, chi si è laureato o ha sviluppato qualcosa di importante (un’impresa, uno studio) detiene potere e soldi e vede negativamente qualsiasi svolta, qualsiasi giovane e la parola futuro.
Pensa che il suo ciclo duri in eterno. Che l’isola morirà contemporaneamente al suo passaggio a miglior vita.
Poi ci sono molti anziani che grondano di ignoranza e luoghi comuni appresa da televendite, chiacchiere da vicinato e giornale. Che reiterano idee e comportamenti senza una base razionale. Sono fermi ancora al “no perché è no” anche di fronte all’evidenza.

Che isola ereditiamo? Un disastro.

Nessun passaggio di testimone tra generazioni, nessun filo di Arianna prezioso per guardare il futuro: troppo chiuse e presuntuose quelle vecchie, spesso incapaci e smidollate quelle giovani. Senza pensare ai tanti giovani che già a vent’anni sono vecchi (io ne ho visto tanti…).
Nascono in pochi, mortalità zero, e i migliori se ne vanno, non senza qualche lacrima: resta chi ha voglia di soffrire, ma anche i mediocri, i neet, incollati nelle sedie delle facoltà, parcheggiati in qualche bar (guarda i paesi), schiavizzati da qualche lavoretto per pagarsi la serata in disco o il sogno di diventare “quelli della tv”, senza arte né parte.

Se chiedete al ragazzo di oggi i suoi sogni, cosa farà da grande, o non vi sa rispondere o vi dice che aspetta una bella macchina. Questo è il sogno ricorrente. Forse anche quello di ieri. Non una sicurezza lavorativa, non un futuro. Non sanno cosa fare.
Se poi pensi che le famiglie più prolifiche sono quelle gagge (guarda le spiagge), fatti due conti e capirai cosa succederà a breve…

Non si chiedeva poi tanto: indicare una strada e dare ai propri figli anche l’opportunità di sbagliare. Invece nulla.

Un’altra occasione perduta e forse una condanna a morte per un’isola senza futuro.
(Nel caso non si fosse capito non è un’accusa agli anziani quanto a certa terza età che non ha minimamente a cuore il futuro di questa terra).

Milano, un giovedì di giugno

Milano. Viaggio come racconto dell’Italia. Gente che urla già in aereo, occupa i tuoi spazi, che freme per scendere quasi dovesse correre verso la salvezza eterna. Assalto ai bagagli. File in autostrada. Stazioni sporche, lavori infiniti. Immigrati pronti a borseggiare, che si attaccano per monete. Caldo afoso. Gente che corre, che ha fretta, che sgomita e ti appuntella. Metro in ritardo. Metro senza areazione. Rumore di ferraglia. Ragazzine svestite come troie. Tatuaggi. Anziani con gli occhi senza speranza con un borsello di ricordi di un’Italia che non esiste più.

Cartolina perfetta di un paese decaduto.
Questo vedo e non rompete le palle se non c’è un filo di bellezza.