Spremuta d’arancia e qualcosa di salato, grazie.

Era da molto che non ricevevo gli snack durante un volo. Oramai, se sei fortunato, ti servono giusto qualcosa per vincere la sete.

Se viaggi con le compagnie low cost, neanche quello. Tutto ha un prezzo, come nella vita.

Volo AZ 685 Cagliari-Linate. Il check in è fatto, sono tra gli ultimi a salire.

Il velivolo è semivuoto, targato Alitalia, una di quelle compagnie che raccontano al meglio il Belpaese e i suoi sperperi. Ci saranno sì e no trenta persone massimo. È un Airbus 320, il bianco esalta le forme. Ci sono i monitor dietro gli schienali. Tutto è pulito e in ordine, niente a che vedere con quei low cost che ricordano i viaggi da film comico di Lino Banfi e Paolo Villaggio (ricordate Pappa & Ciccia?).

Cerco anche oggi di sorridere ed essere assolutamente positivo, soprattutto perché viaggiare mi ha sempre dato energia e positività, lo sapete. Quasi sempre ho associato l’idea di viaggio all’aspirazione di libertà assoluta e alla voglia di esplorare posti nuovi e di conoscere, viaggiando, anche un po’ più te stesso.

Stavolta no: prendo un aereo per andare a Milano. Mi sarebbe piaciuto farlo per tornare, dopo tanti anni, a San Siro, sciarpetta rossonera al collo, a vedere la partita del mio Milan come facevo spesso anni fa. Vado in realtà a giocarmi un’altra partita, bella e difficile: quella con la malattia di mio padre.

In questi giorni la vita è cambiata. Ciò che pensavo normale è diventato necessità, i minuti, le ore, sono diventati attimi da godere intensamente. Ho cominciato a fare i conti con una malattia che è entrata dentro casa, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mesi dopo mesi, senza quasi che ne accorgessimo.

Ho dovuto abbandonare alcune cose, spero temporaneamente, altre le porto avanti perché devono andare avanti, nonostante tutto. E non ho voluto staccare col mondo.

Quando hai la quasi certezza, quando certe supposizioni diventano realtà, ecco che ti sembra di aver perso tempo, troppo tempo. Sembra che la vita ti passi in un attimo come in un cortometraggio, che la tua esistenza sia stata buttata via in tante stupidate, che gli abbracci, le parole, le ore passate insieme siano state troppo poche. Che ogni abbraccio possa da un attimo diventare già un addio.

In questi giorni ho rivisto più volte il film della mia vita, ogni canzone era un ricordo, un luogo, una sensazione passata.

Arrivano tortuosi nella mente tanti pensieri e occasioni perse. Come scariche elettriche, uno dopo l’altro. Cominci a capire cosa è importante, cosa non è. È una grande e affascinante lezione, che ti scombussola i piani che avevi meticolosamente messo su, le certezze conquistate: la casa nuova, il lavoro, una bellissima estate che andava a finire. Tutto messo in una sacca, velocemente. Chiuso con lo spago. Portato via. Chissà se e quando verrà riaperto.

Questa è la vita, che ti riserva sorprese positive ma anche delusioni.

Allora la scelta è tra arrendersi, troppo facile ragazzi, o, come credo, tenere duro, cercare di riprendere il coraggio quando devi scalare una montagna per non cadere nell’abisso. Vedi la cima, lontana, ma ti armi di pazienza, e cerchi nella parete un pertugio, un anfratto per mettere mani e piedi.

Sono in aereo, ho spesso scritto da questo luogo infinito tra le nuvole. Questa sospensione spazio-temporale che ti dà l’idea di eternità, di superamento delle barriere, ha sempre ispirato parole per i miei post, note, pensieri o riflessioni. Neanche io so come chiamare queste lettere che lascio all’eternità, ci credete.

Ho mio zio a fianco che mi scruta con curiosità cercando di leggere cosa sto scrivendo. Si sorprende della velocità con cui i miei pensieri diventano dita che trovano in pochissimi attimi le lettere della tastiera. Mio fratello qui che legge con interesse un quotidiano. Nei primi posti ci sono i miei. Leggerete questo post tra varie ore, quando sarò a Milano.

Ho imparato che non sono gli accadimenti che fanno la differenza nella vita, ma come li affronti. L’atteggiamento mentale, le reazioni, i pensieri.

Ti senti una foglia in mezzo al vento, un albero piegato dal maestrale, ma non devi spezzarti. Continuare dispensando sorrisi, alzarsi e camminare, pazientemente. Proseguire la vita, cercando di fare in modo che tutto scorra come le onde del mare, che non si stancano mai di andare e venire. Piano, ma camminare. Non abbandonare nulla. Non sarà semplice, non saprai mai se avrai il coraggio e le parole giuste, i gesti e la forza, se sarà la strada giusta o sbagliata, ma abbandonarsi mai. Forse non sarò più io quello che riflette il suo stanco volto in questo finestrino che si nutre dei colori di questa bella giornata.

Ed eccomi qui a trascorrere, riconnesso dal mio inseparabile portatile, questa strana serata milanese. Ho appena scritto un articolo per il giornale, risposto ad alcune chiamate, messo in ordine le mail. Questo tramonto velato, questa strana tranquillità metropolitana, mentre intorno è un vociare di bimbi che si divertono in un campo sportivo qui sotto e il rumore delle auto che ritornano dal lavoro in un mercoledì sera qualsiasi.

Ieri i miei tramonti erano un tutt’uno con il mare, oggi accarezzano palazzi, grattacieli e in fondo le Alpi.

Mi sono chiesto spesso se fosse giusto o sbagliato condividere anche su facebook, strumento amato e odiato, le vicissitudini di casa e dei miei cari, non solo i personali successi, le serate, gli appuntamenti, i link, le mie parole di rientro da serate bellissime, a guardare cieli stellati e tramonti di fine estate.

Ho trovato la risposta: credo che sia giusto perché vi sono in qualche modo debitore di tante cose che ho avuto, così come lo sono nei confronti dei miei.

Nessuna vittoria, nessun successo si raggiunge da soli. Nessun dolore, nessun momento di difficoltà si vive senza l’aiuto gli altri. Nessuna cosa che tu conquisti è frutto solo del tuo lavoro e del tuo ingegno. Ci sono tante cose e persone che nella vita contribuiscono a questo, anche quando hanno detto o fatto qualcosa di incomprensibile. Ma il tempo mette sempre in ordine tutto e dà una logica a ogni parola e a ogni episodio.

Ho voluto sempre tenere un rapporto diretto con voi, e credo che in questo momento sia ancora più giusto non abbandonare niente e nessuno, men che meno il mio facebook.

Forse mi dà ancora di più la forza di affrontare tutto quello che verrà e di stare ugualmente vicino a chi voglio bene.

 

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