Il desiderio irresistibile di muovermi mi porta sempre a investire i soldi del mio lavoro in viaggi. Da piccolo sognavo tante cose, tra le quali viaggiare, ed è comprensibile per un sardo, abituato in una città di provincia a confrontarsi sempre con gli stessi luoghi e le stesse persone, diviso dal mondo da un mare più grande di quanto si pensi, abbia voglia di uscire.

Le scelte sono due: o esci nei percorsi scritti, il classico viaggio a Barcellona o Amsterdam, o provi a trovare in altri posti, con l’idea sempre di stare nel tuo piccolo budget.

Così il viaggio nasce in una notte, quando entri in quello che chiamo imbuto cosmico, il misto di ansia e insoddisfazione che ti abbraccia mortalmente quando vivi a Cagliari, comincia a concretizzarsi nella mente e diventa azione quando trovi il momento di aprire il sito Ryanair. E con una pagina internet, si apre tutto un mondo. Dove andare? Quando partire?

Da quel momento comincia il countdown, lo studio dei percorsi, lasciando una buona dose di incertezza e sorpresa. La città d’arrivo e solo una base. Le città mi piacciono tanto quanto: amo il fuori porta, i luoghi meno scontati.

L’ultimo pezzo di cagliaritanità lo osservi ai gate, stai alla lontana da quelli pericolosi. Milano, Roma, Barcellona, dove sai di per certo che oltre a gente normale troverai il turista, pericolosa specie. Li vedi, li osservi, con le loro divise firmate. Pr un po’ non li vedrai.

Il mondo è grande e diverso e questo basta per giustificare il partire. Il mondo non ti stanca mai, puoi viaggiare una vita ma non riuscirai mai a capirlo e visitarlo tutto. Eppure l’ansia da conquista, l’ansia di sapere e conoscere, ha la meglio sul desiderio di restare fermo e avere le tue certezze e sicurezze, le facce che vedi sempre, le cose che sai, i luoghi familiari.

Aeroporto Rykke, Oslo. Una terra fredda, lontana. Arriviamo e dobbiamo passare le forche caudine di una porta girevole veloce su cui qualcuno si incastra, poi subito un duty free ad invitarti ad acquistare qualcosa. Si esce in due secondi due. Piccolo aeroporto, sento solo gli italiani che rompono il silenzio con il loro commentare ogni cosa. Li semino. Non voglio stargli vicino. Voglio perdermi tra la gente. Sconosciuto tra tanti sconosciuti. Questo non essere qualcuno, un viaggiatore curioso e aperto a ogni novità mi offre un senso di solitudine struggente ma anche di libertà e basta a giustificare i miei soldi spesi più di ogni altra spiegazione.

Ostello, stanza spaziosa, siamo in 4: due coreane, un giapponese e io. Si parla in inglese. Disfo i bagagli e vado in centro, a meno di un chilometro. Poi cerco il mare: eccolo. Mi siedo sulle banchine guardando l’orizzonte. Il tempo scorre.

Sarebbe bello trasmettervi la sensazione di serenità e calma che si percepisce sulle rive di questo freddo Baltico, al porto di Oslo, mentre piccole barche partono e arrivano, i gabbiani dicono la loro, l’aria di mare, una melodia lontana di un suonatore di clarinetto e intorno a me il mondo si muove senza far troppo rumore. Come per incanto in cuffia entra Mario Biondi. Mi fermo un po’ a pensare. Verso le 9 prendo la strada dell’ostello. La stanchezza comincia a farsi sentire. Domani ho un treno alle 6,45, direzione Bergen, più a ovest. Ma prima farò un bel giro dentro questo fantastico paese.

Perché viaggiare non è solo musei, attrazioni e percorsi, ma anche solo camminare, spostarsi e fermarsi e sentire un’aria diversa.

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