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5 motivi per viaggiare da soli seguendo il proprio ritmo

Viaggiare è uno dei modi migliori per arricchire la propria vita e ampliare le proprie prospettive. Mentre molte persone preferiscono viaggiare in compagnia di amici o familiari, c’è qualcosa di straordinario nel fare un viaggio da soli.

Se sei un amante dei viaggi e un appassionato di scoprire nuovi orizzonti, viaggiare da soli ti darà tante altre soddisfazioni.

Da molti anni, ho scelto di abbracciare questo modo unico e gratificante. Una modalità di esplorazione del mondo, per alcuni assurda, diventata non solo una passione, ma un’autentica forma d’arte e filosofia che ho perfezionato nel corso del tempo.

Ecco allora cinque ragioni per cui ho scoperto e amato il viaggiare da solo.

1. Libertà Assoluta

Una delle gioie di viaggiare da soli è godere della libertà assoluta di pianificare il tuo itinerario come desideri. Non c’è bisogno di compromessi o di adattarsi agli interessi degli altri. Se desideri esplorare un museo d’arte, immergerti nella cultura locale o semplicemente rilassarti in una tranquilla spiaggia o fermarti per ore al bar, sei il capitano della tua nave. Questa libertà ti consente di seguire i tuoi istinti e di adattare il viaggio alle tue esigenze e passioni.

2. Auto-Scoperta

Il viaggio da soli offre un’opportunità unica per conoscersi meglio. Quando sei lontano dalla routine quotidiana e dalle influenze familiari o sociali, hai l’opportunità di esplorare i tuoi pensieri, desideri e ambizioni. Questo processo di auto-scoperta può portare a una maggiore consapevolezza di te stesso e delle tue aspirazioni nella vita, ma anche a un’apertura nei confronti del mondo.

3. Incontri Significativi

Sebbene tu stia viaggiando da solo, sarai sorpreso da quanti incontri significativi potresti fare lungo il percorso. La solitudine spesso attira l’attenzione degli altri viaggiatori o degli abitanti del luogo, aprendo la porta a nuove amicizie e connessioni interculturali. Questi incontri possono arricchire la tua esperienza di viaggio in modi che non avevi mai immaginato. C’è un altro aspetto: dovrai obbligatoriamente interagire con gli altri! E quindi sarai costretto a parlare, chiedere, farti avanti!

4. Crescita Personale

Il viaggio da soli può essere una sfida, ma è anche un’opportunità straordinaria per la crescita personale. Imparerai a essere autosufficiente, a prendere decisioni rapide e a risolvere i problemi in modo indipendente. Queste abilità possono tradursi positivamente nella tua vita quotidiana, rendendoti più sicuro di te stesso e resiliente di fronte alle sfide.

5. Apertura Musicale (consiglio tipico da DJ)

Come appassionato di musica, apprezzi la libertà di ascoltare i tuoi brani preferiti quando vuoi. Durante un viaggio da solo, puoi creare la colonna sonora perfetta per la tua avventura. Che tu sia un amante della musica house, dance, techno o folk, puoi immergerti nel tuo genere preferito e sperimentare la musica locale in modo indipendente.

Il viaggio da soli è un’esperienza straordinaria che offre libertà, crescita personale, apertura mentale, incontri significativi e l’opportunità di scoprire te stesso in modo più profondo.

Con anni di esperienza nel viaggiare da solo, posso testimoniare quanto questo possa arricchire la tua vita. Non aspettare allora, non fidarti dei cattivi consigli e di chi lo vede come un assurdo! Prepara la tua prossima avventura solitaria per scoprire il mondo a tuo ritmo, con la tua musica preferita come colonna sonora e il tio zaino come amico fedele! 😉

Che aspetti?

La routine dei miei viaggi

Mi sveglio presto. Medito, faccio colazione con un cappuccino, una spremuta e del pane abbrustolito con salsa di pomodori. Smaltisco un po’ di lavoro a distanza. Poi prendo lo zaino, cammino, osservo e prendo appunti. Cerco di assorbire tutto: particolari, rumori, profumi, suoni, scritte, persone. Chiacchiero e chiedo anche al solo scopo di sentire la risposta e attaccare bottone.

La musica in cuffia è solo nei momenti di relax o nel computer quando lavoro su Ableton.

Non guardo le notizie (anzi ne sto lontano), scrollo una sola volta la home di fb per non farmi incancrenire l’anima dal mix di battute e lamenti.

Bisogna stare attenti; qualsiasi cosa accada sullo smartphone a distanza può cambiarti l’umore. Controllo in alcuni momenti precisi chat e mail. Mi fermo nei bar. Non c’è un tempo preciso. Ricomincio il cammino.

Vado avanti fino a sera, qualche volta mi metto le scarpette e corro. Poi inizia la revisione della giornata: tutto quello che ho scritto prende forma. Correggo, riassetto, taglio e incollo. Un lavoro di sartoria con le parole. Una forma grezza che servirà per modellare qualcosa.

Prima di ogni partenza…

Ryanair mi avvisa che devo caricare i documenti.
Un altro viaggio si avvicina. Spegnere tutto, andare in un altro posto. Niente Mattarella, Sanremo, Covid, odio, rabbia italica, solo bellezza del mondo, sulle cose da scrivere e sulla musica, emozionarsi. Un tetto di una casa, un tramonto, una vecchia bottega, una stazione dei treni. La canzone che ricorderai. Il blocnotes con gli appunti. Gli incontri inattesi. Le idee che scaturirano. I come fosse se.
Nulla, non riesco a stare fermo, vivere sempre nello stesso posto, fare e pensare le stesse cose. Mi annoia, mi uccide, mi imbruttisce.
Cambiare. Partire. Allontanarsi. Mettersi in gioco. Respirare. Sopravvivere, grazie al mondo. Capire. Sentirsi piccoli e periferici di fronte a tutto ciò che è diverso e altro. Senza perdere tempo che tanto il tempo non lo recuperi. Non è fantastico?

I viaggi ci fanno star bene

Qualche giorno fa era la giornata del benessere mentale, per ricordarci che la salute non è solo quella del corpo o del conto in banca o il successo a costo di calpestare tutto e tutti.
I viaggi non curano malattie, non fanno miracoli, ma offrono nuove visioni e spunti per vivere meglio, per uscire dalla provincialità e dell’invidia. E poi qualcosa ancora: la comprensione delle differenze, il rispetto e la sensibilità verso il prossimo.

Due giorni a Santu Lussurgiu

Il racconto di due giorni a Santu Lussurgiu, un viaggio, quasi per caso, a dicembre del 2020.

LA SERA A SANTU LUSSURGIU

Immaginate di lasciare la 131 e accendere la macchina del tempo, trovare dopo chilometri e chilometri di pioggia e nebbia un luogo dove il tempo scorre lento, dove non esiste la frenesia delle giornate scandite dai ritmi imposti dalla moderna società, dove lo stress delle città è davvero lontano.
Un luogo che si nasconde tra luci giallognole e solitudine dettata dal freddo e dal lockdown. Un luogo dove, se ci arrivi quando è sera come me oggi, sembra di stare immersi in una favola di Collodi.
Eccomi allora scendere in strada, nelle meravigliose e antiche vie acciottolate, ammirare gli angoli, i ricordi, i rumori, tra un tocco di campane e una grondaia, un uscio che sbatte lontano e il più classico dei profumo di caminetto.
Fantasma nella sera, accompagnato solo dai passi. Quando trovo la pizzeria, con un portone di casa e un scritta di legno con scritto APERTO mi chiedo se sia davvero una pizzeria. Ma l’indirizzo è quello giusto. Prendo coraggio, busso e appare una vecchia osteria con un camino enorme, una tovaglia biancorossa e il proprietario novello Mangiafuoco.
Sembra un luogo del passato, dove i viandanti si riparavano dalla neve aspettando che finisse la tempesta. Perchè qui a Santu Lussurgiu, borgo immerso nelle rocciose vallate del Montiferru, si respirano le atmosfere del passato.
Parlo con il simpatico signor Mangiafuoco – lo chiamo così con rispettoso affetto, non avendogli chiesto il nome – che mi racconta che qui prima c’era un fienile e gli animali. Poi questo spazio è stato liberato da una decisione dell’amministrazione e dato in concessione. Che dietro c’è un bellissimo vecchio mulino, purtroppo crollato e non si sa quando lo rimetteranno in sesto. Che quando la pizzeria era aperta si respirava un’altra aria. Ora son tutti a casa.
In pochi minuti, mentre prepara una pizza fragrante, mi racconta del Carnevale, della musica, di una grande attività culturale, della tranquillità che si respira. Dice che d’estate sia tutto più animato. E io aggiungo: perché togliere questa sensazione fatata del freddo e dell’inverno? Io amo il freddo!
Mi sento a casa, sento un luogo dove poter ritrovare la propria anima.
Vado via riprendendo la strada per l’intricato dedalo di viuzze poco illuminate, silente e pensieroso. Ho una strana sensazione, la solita: ma come sarebbe vivere a Santu Lussurgiu?

IL GIORNO A SANTU LUSSURGIU.

E quando viene giorno, Santu Lussurgiu riserva altri colori e altre emozioni, sempre speciali
Oggi c’è il mercato e la piazza sotto la chiesa di Santa Maria degli Angeli si è animata di gente che contratta la verdura e gli oggetti in vendita. Qualcuno scherza sulla mascherina e le donne, riempita la busta della spesa di gustosi prodotti, tornano nella case perdendosi in questo intricato dedalo dove ora fanno da padrone i rumori di artigiani e lavoranti.
Al Bar Raju Ruiu – modernissimo e caldo – mi fermo per colazione osservando un po’ di vita, gli operai che asfaltano la strada, i passanti, incrociando un gruppo di ragazze universitarie che prepara un esame al tavolo vicino, chiacchierando anche dei docenti e del futuro del proprio corso. Studiano scienze sociali, così ho capito.
Dal ristorante Bellavista al primo piano si gusta un menù di terra, con un sottofondo musicale jazz che rompe il silenzio.
“Una tagliata di sardo modicana con patate” mi consiglia la giovane cameriera con i capelli a spazzola. Di fronte al mio tavolo si apre una veduta speciale che abbraccia i tetti del paese, su cui il fumo dei comignoli si eleva, quasi volesse difenderli dalle intemperie di questo 2020 o forse dalle ansie e dello stress del mondo che corre a pochi chilometri da qui.

CONSIGLI
Dove alloggiare: bnb Templars Guest House
Dove mangiare: ristorante Bellavista | bar Raiu Ruiu | Locanda del Convento

TUTTE LE FOTO https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10221533550502158&type=3

Perché le persone hanno bisogno di vederti

Sono appena atterrato a Milano, dopo un’oretta tra le nuvole. Bellissima sensazione! Il cielo è coperto e l’aria afosa. Prendo ora la 74 e vado in centro per poi godermi una serata in Isola. Sarò a casa stanotte, la mia piccola dimora meneghina.

Domani metterò musica – se si parla di dj si può dire? – a un evento sportivo con il Comune di Milano e la Fondazione Milan in un bell’impianto sportivo in centro, zona Moscova, il Playmore.

Amici conosciuti grazie a Corrado Melis che mi ha coinvolto nella manifestazione Superleague al Terrapieno in questi anni e che ancora ringrazio. E poi in questo weekend amici e contatti di lavoro. Si prova a fare tanto in poco tempo.

Pensavo in volo che in queste due settimane di ritorno in terra sarda ho incontrato tantissime persone.

Mi son stupito da quanta energia positiva e gentilezza ho ricevuto.

Mi son emozionato nel vedere il cambiamento negli occhi di tanti, nonostante le difficoltà e la crisi economica. Un caffè, una chiacchierata, una cena,,anche un saluto veloce magari per caso. È successo talmente tanto che sembra passato un anno

Mi son ricordato quanto sia importante il rapporto umano, stabilire legami prima ancora di fare collaborazioni e lavori assieme, che siano un progetto di comunicazione o una serata da DJ.

Ho capito che per quanto possa essere sui social la gente vuol sapere che tu esisti veramente. Ti vogliono vedere, toccare, incontrare. Vogliono vedere che sei degno di fiducia e che sei veramente come racconti.

Quando capiscono che sei la persona “giusta” si aprono con te. Nascono amicizie o collaborazioni, tutto é possibile. Ti danno quanto ricevono, se non di più.

Allora perché muoversi sempre? Perché viaggiare? Finché non ti muovi non accade nulla. Devi far increspare l’acqua che stagna, stupire, invitare, incontrare, proporre, chiacchierare prima di tutto per il gusto di farlo, al di là di quel che accade. Prima di dare una mano agli altri devi riuscire a toccare il cuore delle persone.

Porto, l’anima mercantile e la malinconia

Raccontare una città in due o tre giorni è sempre complicato ma i miei viaggi sono questi, assaggi di un posto e poi voglia già di ripartire.

Porto, un gradito ritorno, dopo quattro anni. In quel caso fu un salto fugace, una mezza giornata, dopo un bel tour del Portogallo, causa il volo per l’Italia (da qui è molto più conveniente che volare su Lisbona). Ricordo il ripido centro storico, le viuzze cresce di vento oceanico e la Ribeira. Era tarda primavera, e il clima sicuramente più favorevole. Dopo quell’assaggio, aver più tempo come ora significa colmare tutta la curiosità per questa città storica e accattivante.

Dall’aeroporto al centro si arriva in quaranta minuti con una efficiente linea della metro (costo del biglietto: 2 euro) che vi catapulta nelle atmosfere leggere e malinconiche di Porto. Vi trovate immersi nel vecchio e storico centro di Porto, da cui si snoda la città è relativamente piccola e compatta, visitabile a piedi ma con un po’ di coraggio e sacrificio, causa le ripidissime salite. Se poi decidete, come me, di correre, allora preparatevi a tanta fatica!

Strade con case e palazzi decorati, chiese che si materializzano dietro l’angolo e vi sorprendono per la bellezza e la cura, vie pedonali e poi la Ribeira. Non aspettatevi un tour ragionato, ma la solita mia passeggiata random senza troppi programmi.

Non potrà passare inosservata la torre “Torre dos Clérigos”, molto vicina alla chiesa Baroque Clérigos vi darà un primo assaggio. Grazie alla posizione vantaggiosa della torre, ci sono bellissimi panorami su tutta la città che fanno valere la pena la fatica di salire 240 gradini. C’è la libreria Livraria Lello, l’ispirazione per la libreria e le scale di ingresso nei libri scritti da J.K. Rowling, Harry Potter. La facciata esterna della libreria è decorativa, mentre la scalinata centrale è semplicemente mozzafiato. L’interno decorato ha trasformato il negozio in una grande attrazione turistica, con un biglietto d’ingresso di 3 euro. Purtroppo la fila era tanta e non sono riuscito a entrare.
Non può mancare una passeggiata nel Viale degli Alleati (Avenida Dos Aliados): il cuore monumentale di Porto, che conduce alla Câmara Municipal do Porto (municipio), con la sua caratteristica torre campanaria di 70 metri. La grandiosità degli edifici di marmo e granito che fiancheggiano l’Avenida Dos Aliados. C’è poi la grande Praça da Liberdade, l’ufficiale centro di Porto, che conduce anch’essa alla Câmara Municipal do Porto (municipio)
Ancora una ripida salita e alla sommità trovate la Chiesa di Sant’Ildefonso con i suoi esterni ricoperti da migliaia piastrelle tradizionali di azulejos dipinte di blu, una costante degli edifici di Porto e che potrete ammirare a Sao Bento, una stazione ferroviaria tra le più belle d’Europa.
Tutti ve lo diranno, e anche a me è accaduto, che dovete per forza andare alla Ribeira in prima serata, l’antica sezione della città che segue il fiume. Piccole vie e ristoranti si materializzano in questo dedalo di strade acciottolate, case basse, balconcini fioriti e panni stesi. Tutto modesto e interessante. Un paesaggio urbano unico per i viaggiatori che amano questa esperienza. Immancabile qui una cena (il baccalà e la francesinha saranno i must) o un bicchiere di vino con il panorama del Ponte Luis I sul Rio Douro. Il ponte – progettato da uno degli allievi di Eiffel – ha due sezioni, quello bassa per pedoni e auto, quella alta, panoramica, per la metro di superficie e i pedoni vi permette di godervi uno scorcio unico della città e poi accedere anche alla funivia di Gaia.
La notte ha un effetto scenico unico, lo stesso vale per il tramonto.Sempre dal lato opposto alla Ribeira, proprio accessibile o con un ripido percorso delle vie del quartiere o prendendo la funivia, c’è Vila Nova de Gaia è la zona delle cantine del porto e dei magazzini dei mercanti. Se proprio avete voglia, tranne il sottoscritto che ha deciso di star leggero, non potete evitare tour di degustazione. Ognuno dei mercanti di Porto offre un tour delle proprie cantine e questo solitamente termina con una degustazione.

Porto, come il Portogallo, ti conquista con la sua atmosfera leggera e malinconica, popolana e mercantile, un po’ di sporcizia e angoli che sorprendono il viaggiatore, musiche e chiacchiere che si perdono nell’aria, le sue tortuose salite e discese, e i profumi delle caldarroste – in questo periodo di fine dicembre – e delle cucine. Un’altra città dove lasciare un frammento di cuore!

E ora via, una stazione e un treno: si parte per Lisbona.

Se trovi errori nell’articolo scrivi a info@tixi.it: 🙂

 

Bucarest, secondo giorno!

Sempre un’emozione svegliarsi in un’altra città. Guardare fuori dalla finestra e osservare orizzonti differenti.
Non nevica ma il termometro segna zero gradi. Riscaldamento a palla, i rumori della città e lo stomaco in ebollizione dopo la notte. Ma la colazione continentale, abbondante di dolce e salato, metterà tutti d’accordo prima dell’esplorazione.
Bucarest, sei mia!

La sala per le colazioni è un piano sopra camera mia. Si parla italiano, c’è una comitiva di persone che sembrano qui per lavoro.
Una cameriera di mezza età, capelli castano chiaro e occhiali professoriali, porta altre marmellate.
La scelta dolce e salato è generosa. Mi concentro sulla pulizia dell’uovo riuscendo sul finale a portar via, dopo tanto lavoro, attaccato al guscio, un po’ di bianco. Insoddisfatto, inizio a pensare alle tappe di oggi.
Un respiro lungo, mi concentro sul tavolo e comincio dal salato. Acqua, acqua!. Ho bisogno di comprarmi la mia solita bottiglia d’acqua da viaggio facendo attenzione che non sia gassata.

Prima tappa è il Palazzo del Parlamento di Bucarest, il secondo edificio più grande al mondo (il primo è il Pentagono!) che svetta in tutta la sua imponenza, costruito recentemente ma che tenta di riecheggiare i fasti del passato.

Ci giro attorno, attorno il vuoto. Il freddo mette a dura prova la mia resistenza, mi infilo al primo bar per una cioccolata con latte. E guardo Bucarest che passa davanti, senza lo stress di visitare tutto ma anche per allontanarmi e respirare aria diversa. Prendere appunti, pensare. Perdere tempo. In fondo questo è un modo di viaggiare.

Bulevardul Unirii, ampi vialoni, razionalismo sovietico, alberi spogli, Battiato in cuffia, vecchie insegne e casermoni di epoca comunista.
Vento dell’Est, storia contemporanea, Europa, vi amo!

 

CENTRO STORICO – Quando lascio le geometrie sovietiche i centri storici sono piccole carezze in grado sempre di stupirti. Le case diventano basse, i profumi dei ristorantini, zuppe e arrosti, salgono nell’aria e le chiacchiere creano complicità. Cambia anche la sensazione e la mia musica in cuffia. Ora è tempo di Kings of Convenience!

Lo stomaco sta già dando segni di ribellione, ma il posto è a due passi. Caru cu bere, antica birreria con atmosfera ottocentesca, punto di riferimento di intellettuali e artisti. Ecco perché ci sono anche io.

Difficile trovare l’ingresso di questa bella galleria nel quartiere storico di Bucarest, ma se la trovate amerete questo posto!

PIAZZA DELLA RIVOLUZIONE

Questa è una piazza particolare e probabilmente pochi ci fanno caso. Io purtroppo ho un debole per la storia contemporanea e ogni mio viaggio ricerca qualcosa che ho visto in tv da piccolo.

Il 21 dicembre 1989 il dittatore romeno Nicolae Ceaușescu pronunciava qui il suo ultimo discorso dal balcone del palazzo del comitato centrale. Il popolo era oramai contro, l’eccidio di Timisoara un fatto che aveva fatto cadere nel baratro il paese, e il suo regime durato venticinque anni oramai alla fine.
Quattro giorni dopo lui e sua moglie furono condannati a morte durante un processo sommario di un tribunale militare.

È strano, dopo aver visto questi avvenimenti alla tv – ricordo ancora che ero a pranzo con i parenti a Poggio dei Pini – essere qui, dove un pezzo di storia (tragica) contemporanea europea è stato scritto. L’inizio di una rivoluzione.

La sera, le lampade si accendono e il buio prende il sopravvento. Le città si raccontano con un altro volto, inatteso. Mettono in loro abito migliore. Quello più bello. Quello che amo.
Tagliere rumeno!
Lasciato da parte l’arrosto mi butto su questo localino che propone una rivisitazione in chiave moderna dei prodotti del territorio. Ambiente giovane e musica house fanno il resto!

Notte a Bucarest. Centro storico, disseminato di lounge bar, localini e disco. La bellezza delle rumene è risaputa. Si ballano dance e house con bassi che si incrociano tra locali.
Il freddo pungente fa perdere sensibilità alla pelle, invita a star dentro e consumare palinka, superalcolico balcanico, in quantità.
Dopo una passeggiata per il centro storico, mi fermo in galleria per una rilassante shisha. Sto da ieri sera e mi sembra già di esserci da una vita!

Barcellona, un’altra possibilità

“Quando si dorme all’aperto ci si sveglia sempre all’alba, e non c’è un caffè a Barcellona che si apra molto prima delle nove.”

(George Orwell)

Qualcuno mi chiede perchè io sia spesso a Barcellona. E’ possibile amare una città fino all’anima? E’ possibile avere un rapporto speciale con un luogo?

Molti credono che l’amore passi sempre e solo per le persone. Io rispondo: anche. Poi ci sono le mille cose che ti rendono felice nella vita e tra queste ci sono i luoghi dove sei stato bene.

Molti intrecci miei personali finiscono a Barcellona. Il mio primo viaggio scolastico, nel 1985. Il calcio. La canzone degli Zero Assoluto. Il mix perfetto tra la velocità metropoli e l’anima del vicinato. L’allegria. La musica. La politica. Le fughe alla ricerca di me stesso. Le notti infinite nelle discoteche del Porto Olimpico.

Eppure Barcellona non mi piaceva. Io amo la Spagna. L’ho vista, girata, assaporata. Con lo zaino e i bus dell’Alsa. Camminando verso Santiago. E la Spagna non è Barcellona. Ma un giorno questa idea è cambiata, quando ho capito che questa città fosse una dimensione perfetta per quello che cercavo. Allora ho deciso: amerò senza distinzioni l’una e l’altra.

Barcellona ti ruba con la sua meraviglia, quando le prime luci dell’alba rischiarano le strade silenziose, mentre la gente torna a casa dalla festa e gli addetti del comune lavano le strade lercie ridando nuova freschezza. Quando la sera si accendono le luci e ti perdi solitario nelle viuzze del Barrio Gotico, del Raval o di Gracia alla ricerca di un posto dove mangiare.

Ti ruba con quella sensazione di libertà e leggerezza che si trasforma in voci e musica per le strade, piazzette che si aprono d’incanto dove incrociare giovani e anziani,  baretti nascosti e librerie, bandiere indipendentiste che spuntano nei balconcini che osservano e benedicono i bambini che giocano a pallone sulle strade con le maglie di Messi.

Il Barrio gotico, decadente e suggestivo, ti regala sempre a qualche angolo nascosto in cui puoi perderti e con l’istinto trovare una chiesa, Santa Maria del Mar, la più bella tra le chiese.
Ti ruba il Raval, dove sono stato spesso per via della mia “casa”, un quartiere multietnico e un tempo covo di intellettuali e artisti, oggi pieno di strani personaggi, non sempre raccomandabili, mignotte e migranti.

Ti ruba l’anima quando fuggi delle inflazionate Ramblas e ti vedi aprire il Port Vell e la grande passeggiata fino a Barceloneta, altro mondo incantato da scoprire fino all’alba quando è d’obbligo bere un mojito in uno dei tanti Chiringuiti e osservare da lontano il profilo dell’Hotel Vel, uno dei simboli della rinascita.

Barcellona è stata questi anni la mia America, i miei weekend, i miei eventi, il Sonar, il Brunch, il BBF, le mille scoperte. Perchè quando smetti di fare il turista e diventi una via di mezzo tra viaggiatore e abitante cominci a vederla nel suoi particolari intimi. Il mercato di Santa Caterina, Gracia e i suoi ristoranti o lo skyline della città dal Bunker del Carmel.

Un giorno, salendo in questa altura spesso sottovalutata da tanti, iniziai a ripensare a tutte le cose fatte in questa città e a quelle che avrei voluto fare.Tuttavia, tutte le esperienze e le emozioni, positive e negative che questa città mi hanno trasmesso, hanno comunque creato in me un sentimento e una voglia di tornarci sempre.

Magari, un giorno, ci concederemo una possibilità. Reale e non più fuggente.