La lezione della Mediterranea

Si può fare sport senza spendere ingenti somme in tempi di crisi, si può puntare sui giovani senza sbuffare o vederlo come un peso e un’incombenza, mantenere il clima di una società che vuol restare “quella fatta da amici” e senza scimmiottare il fintoprofessionismo dei dilettanti, diventato macchietta del calcio, figurarsi del calcio a 5.

Permettetemi di parlarne e poco mi frega se qualcuno (come sempre) si offenderà o malignerà. È scontato ai tempi d’oggi.
Lo fanno degli amici, la Med, e come loro tante altre realtà locali: Jasna, Glema, Oristano, Sant’Antioco, Cagliari 2000, Settimo, eccetera, alcune anche con più difficoltà perché lontane dal capoluogo.

Parlo di Med – permettetemi – perché è la realtà che più conosco e che meglio ha fatto, numeri alla mano. Da un’anonima C2 (la squadra dei laureati che avrebbe vinto sempre la coppa simpatia) alla promozione diretta in C1, con un mix di giovani e meno.

In un anno dal nulla è nato un settore giovanile che credo attualmente sia uno dei migliori in circolazione (e vista l’età media migliore in prospettiva), con due squadre under16 (quest’anno anche la under18) fino a una neonata femminile che pur avendo inanellato tanti ko ha concluso con orgoglio il campionato.

Dietro non ci sono mega sponsor, finanziatori o tecnici superpagati ma appassionati come Corrado (allenatore e presidente) che si dimena tra futsal, famiglia e lavoro da libero professionista e Gianmarco Serra (che ha 24 anni se non erro) due persone di generazioni differenti, che studiano, si migliorano, che vincono ma soprattutto aggregano amici e amici degli amici.
Mi ricorda il vecchio Vivarium e quell’idea di sport che forse è andata perduta e che oggi andrebbe ripresa e riaffermata.

Il risultato di questa filosofia si vede e si vede anche l’entusiasmo che hanno portato e trasmesso in giro (vi consiglio di andare a una partita della Med) in una stagione di calcio in cui tanti hanno mollato la presa, chi responsabile e chi dopo aver buttato soldi in promesse, fenomeni e allenatori e ha lasciato solo stipendi da pagare.
Promettevano Ronaldinho e non pagano neanche i tecnici delle giovanili (quando le fanno).

Una piccola lezione a chi dice sempre che i giovani non si trovano, che è un inutile investimento, che ci vogliono troppe risorse e che non si può giocare e vincere puntando sulle proprie forze.

Basta rimboccarsi le maniche e cominciare.

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