Effetto Skrillex

A volte le mode musicali nascono prima degli ipod dei ragazzini, nei profili di facebook e poi nelle disco. E i giovani possano darti utili indicazioni anche per la tua professione. Insegnarti a capire come va la musica. E tu devi ascoltare senza preclusioni, con cuore e mente apertissimi.

Così è il fenomeno Skrillex, il 23enne dj di Los Angeles, punta di diamante dubstep mondiale. Per gente come noi che fa il dj oramai da più di una stagione, abituata ai cambiamenti ma sempre un po’ impauriti dalla spocchiosità della piazza cagliaritana che ha la puzza sotto il naso, mettere Skrillex è una sfida pericolosa, contro la pista e alcuni p.r. che potrebbero liberamente licenziarti per scaletta non prevista dagli accordi.

 

È successo da poco: nei miei dj set ho inserito anche qualche pezzo di Sonny Moore, così si chiama all’anagrafe Skrillex. Un po’ per curiosità e un po’ per sfida, a mio rischio e pericolo. Ebbene sì, arrivo sempre un po’ in ritardo con i cambiamenti….

La risposta del pubblico è stata eccezionale. Mi son dato qualche schiaffo sonoro in faccia per non aver avuto coraggio prima e questo esperimento ha confermato la mia idea del dj che troppo spesso ripeto ma che applico poco: il dj è un rivoluzionario, uno che apre strade, che tenta di far collimare i suoi gusti con quelli della gente, non un ragioniere. Deve sapientemente dosare la musica, scegliere i tempi, avere un occhio particolare. Dentro e fuori la consolle.

 

Conferma che siamo animali un po’ strani, un po’ fuori dalle righe, poco avvezzi alle convenzioni, scambiamo l’alba col tramonto e la musica è l’unica medicina. Almeno per chi come me intende il dj un creatore e trasmettitore di emozioni, prima di tutto come persona. Ma bisogna anche non lasciar spazio alle paure. La curiosità deve emergere, lo spirito libero deve fluire alla ricerca di nuove strade da percorrere senza vergogna e senza timori di sbagliare. Provare, insomma.

 

Ero impaurito dall’idea di proporre qualche pezzo dubstep, anzi di questo misto di electro, dubstep, drum’n’bass, dance, house, pop, tutti insieme appassionatamente proposti dall’artista americano. Ma conferma l’idea che io non sono un dj da aperitivo, da vetrina, da camicia abbottonata. Mi ha rafforzato la convinzione che non posso star fermo e non devo adeguarmi troppo a ciò che passa il convento e a ciò che fanno gli altri. Mi sono sempre smarcato, ma forse bisogna smarcarsi un pochino di più.

 

Voglio movimento, dinamicità, flusso di idee, corpi che ballano, strusciano, sudore, mani al cielo e urla, esperimento e creazione. Che non vuol dire smentire la mia idea di dj da sala centrale, ci mancherebbe. Ma non è il genere musica che fa la differenza: è come lo interpreti, proponi, mixi, com’è la tua playlist e quali pezzi metti e quali no. Non è solo Skrillex o David Guetta.

 

Se non siete del settore, se non fate i dj da tempo e avete più di vent’anni forse è difficile spiegarvelo. È forse difficile spiegarvi cosa sia essere un dj al mondo d’oggi. Di certo, non è solo un adulto che fa ancora il ragazzino, si mette un paio d’occhiali con montatura verde, parla a un microfono con strane frasi e mette le mani su una consolle. È molto, molto di più.

 

p.s. tranquilli che il taglio di Skrillex non me lo faccio

 

(questo è Skrillex http://www.youtube.com/watch?v=keHfvJ0vvtU)

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