Rubinetti aperti

Oggi vi racconto una piccola storia quotidiana.

La scena è una di quelle che potreste vedere o affrontare tutti. Si materializza, diciamo così, in un parco acquatico ma potrebbe accadere a scuola, in un ufficio, alla stazione, in discoteca. Decidete voi dove.

Vado in bagno. Entro e mi fermo: due rubinetti aperti. Insieme a me ci sono almeno altre due persone (giovani) che si lavano le mani. Entro nel gabinetto, faccio i miei bisogni, poi riesco. I rubinetti sono sempre aperti. Le persone sono aumentate e cambiate, si lavano le mani o il viso, come le prime due. L’acqua continua a scendere. Mi fermo a osservare cosa fanno i nuovi arrivati. Come sempre, se ne fregano.

Mi chiedo a quel punto, anche perché scende tantissima acqua, se i rubinetti perdano o abbiano un guasto: decido di chiuderne uno. Era solamente aperto. Il secondo? Ugualmente. Lasciato aperto da qualcuno, credo. Nel mentre sono entrati nel locale dei bagni altre due persone totalmente disinteressate a tutto.

 

Sia chiaro: non l’ho chiuso perché sono un eroe o chissà che cosa. Ho fatto un gesto che poteva fare ogni persona che mi legge: evitare uno spreco stupido e inutile (anzi, ogni spreco è di per sé inutile e stupido).

 

Potremmo intavolare discorsi sull’acqua bene prezioso (ricordate i tempi della siccità in Sardegna?) oppure delle popolazioni d’Africa che ti guardano con quelli occhioni tristi, ma ve li risparmio.

Mi ha ferito, anzi schifato, l’indifferenza delle persone. Di chi ha lasciato quei due rubinetti aperti come se nulla fosse e soprattutto di tutti quelli (chissà quanti…) che sono passati prima che io ci facessi caso.

Se ne sono fregati o forse girare la valvola li avrebbe annoverati (come succede oggi secondo un adagio comune) tra i soliti “sfigati del senso civico”.

 

Sapete perchè l’Italia va male? Perché di rubinetti nostri e altrui – come questi due, ne abbiamo tenuti aperti fin troppi. Perché l’indifferenza è socialmente ammirata più dell’interessamento. Anche con i rubinetti di casa nostra, sia chiaro: in quel caso paghiamo, o qualcuno paga per noi. O dei nostri uffici: ci pensa la società o il capo. Ma quando sono rubinetti sono altrui il danno è doppio e – paradossalmente – di questi tempi – la stima sociale può essere alta. Quante volte vediamo esaltarsi le persone per i propri atti di protesta sociale (perché questa dovrebbe essere per tanti una protesta)?

 

Nessuno mi venga a dire che uno paga un biglietto e le tasse per sprecare qualcosa liberamente: purtroppo, i navigatori della “libertà di fare e dire tutto e di farci gli affari nostri” – che tanto fanno figo sui social network – potrebbero anche perorare questo ideale. Chi siamo noi per discutere chi liberamente può chiudere o no un rubinetto? Direbbero.

 

In Italia è accaduto questo: tutti se ne sono fregati. Degli altri in primis, della società e un po’ di sé stessi. Tanto qualcun altro pagava o s’interessava. Fregandosene fregandosene, è diventato un comportamento normalissimo.

Se non è mio che vada in malora, fallisca. Che l’acqua sgorghi e inondi tutto. Magari ci “cravo” (direbbero) pure un bel video e lo condivido. La proprietà degli altri va oltraggiata. Il parco sta già chiedendomi un biglietto salato, figurati se devo pure fare una cortesia di un rubinetto. Figurati se devo sprecare un attimo del mio tempo. Meglio che vada in perdita.

 

E così facendo ci abbiamo perso tutti. I nostri servizi funzionano male, le nostre spiagge sono un letamaio (per colpa di chi?), i bordi delle strade non ne parliamo, la terza fila è una cosa normalissima, servizi pubblici non brillano per velocità e pulizia perché pagare un biglietto è da sfigati e il non rispettare le regole è diventato LA regola.

Questo tutto per colpa di tanti milioni di rubinetti lasciati felicemente aperti e tanti a vantarsene.

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