L’aria fresca del mattino punge eccome. Mi sveglio alle 7, poca voglia di uscire subito. Verifico il bagno per una doccia. Già perché ogni bagno sconosciuto prevede un sopralluogo logistico per poi organizzare la spedizione: non si può appendere la cornetta della doccia, toccherà adoperarmi con divertenti acrobazie tra insaponamento e lavaggio.

Mi abbellisco (si fa per dire), saluto l’anziana signora della reception e alleno a sue spese il mio pessimo spagnolo per spiegare che tornerò alle 12 e la mochilla (zaino) è in camera. Esco. Il centro storico dista 5 minuti. In questa zona Saragozza è anonima. Stento a trovare un bar, eccolo: Ibiza. Che nome pieno di enfasi. Ma di Ibiza ha solo un murales. Un caffè con leche a 8000 gradi, napoletana con cioccolato e spremuta. Ascolto conversazioni in giro tentando di carpire gli argomenti. A destra, tra caballeros, si discute di Real-Celta Vigo mentre sulle donne, proprio, non afferro nulla.
Il centro si visita a piedi e ha come limite il silenzioso fiume Ebro. La città racconta di tante dominazioni. Chiese monumentali, edifici in stile Mudejar (stile musulmano). Poi Goya e enormi murales che colorano edifici altrimenti anonimi (come non ricordare la recente vicenda di piazza Repubblica!). Ancora monumenti e resti del periodo romanico, il Palazzo dell’Aljaferia e la Cattedrale. Angoli da vivere, dove mi imbuco senza sapere cosa troverò. Mattina quasi finita: l’idea è di ripartire verso nord, destinazione Pamplona.

Risalendo verso nord con un pullman dell’Alsa mentre il paesaggio cambia lentamente si passa dall’Aragona alla Navarra, riallineo finalmente il viaggio al giusto ritmo: arrivo a destinazione di pomeriggio e partenza la mattina.

Dopo 2 orette di pullman con l’emozionante paesaggio della Campagna, i paesini e il cielo nuvoloso, ecco Pamplona! La prima sorpresa è la sistemazione, un affittacamere decentrato ma che per 20€ mi regala una stanza splendida, spaziosa, pulita e profumata! Altro particolare di non poco conto: c’è il bidè nel bagno comune. E allora addolcito da questa sorpresa, mi rilasso due secondi e poi esco. Clima perfetto, 18 gradi, salgo su un bus e in 5 minuti eccomi in centro. Una immensa isola pedonale piena di gente (soprattutto bimbi) con le vestigia del quartiere storico in lontananza. C’è rumore, movimento, vita. Ma tutto è perfetto.

La sera scende piano mentre cerco un posto dove mangiare proprio nel quartiere storico, intreccio di aromi e strade. Mi scontro col solito problema: i menù. Dopo tanto vagare mi imbuco su un bar con un menu del dia, 10 euro con dolce e acqua. Mangio tutto, insalata e pollo, acqua e sangria. Il mio stomaco non è un buon viaggiatore.
Pago, saluto e il tragitto per trovare il bus diventa una passeggiata digestiva ancora nel centro di Pamplona che si svuota lentamente. Curioso qua e là: una protesta per il salario minimo, i contenitori evoluti per la differenziata, auto elettriche, bimbi che tentano di imparare ad andare sui pattini o sullo skate (quanti!) e ultimi acquisti nei negozi. La stanchezza si sente, già penso a Domani.

Ps: Per sentire lo spirito di una città sconosciuta devi camminare senza meta, lasciandoti prendere dal senso e dalle emozioni, fermandoti in una panchina, cambiando ogni tanto strada e non dimenticandoti di entrare in qualche chiesa, imbucarti in qualche angolo, in un bar e nei mercati. (Le mie strane teorie di viaggiatore)

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