Cracovia, giorno primo

“Investi i tuoi soldi in esperienze e persone non in oggetti”. Quando lessi questa frase la vita cominciò a virare su strade diverse

L’ennesimo viaggio è cominciato. Volo Ryan Air, e poi atterraggio con la neve attorno. Paesaggio da fiaba. Per noi sardi vedere la neve è evento eccezionale e gli studenti con cui condivido questo trasbordo non ne fanno mistero, commentando stupiti lo scenario che si materializza minuto dopo minuto all’atterraggio.

In aereo incontro casualmente Giacomo, un amico della disco, che è qui a Cracovia per l’Erasmus. Diventa la mia guida provvisoria. Gentilissimo e disponibile (se leggi questo post ancora grazie!), offre la corsa del bus visto che non ho ancora fatto il cambio della moneta polacca, mi spiega qualcosa in più sulla vita della città, risponde alle mie mille domande, mentre il pullman si avvicina al centro. Scendiamo e si cammina per un po’ sulla neve, strana sensazione, mi accompagna fino alla Rynek Growly, spiegandomi ogni monumento o zona che incrociamo, mi porta a uno sportello di cambio, e poi ci salutiamo.

Il tempo sembra essersi fermato mentre sono immerso nella città vecchia di Cracovia in questa immensa piazza del mercato. Cuociono un po’ tutto, il profumo è invitante, poi ci sono dei negozi di artigianato che propongono dai carillon alle alabarde fino alle fionde.

Un vento gelido annichilisce il calore di un pallido sole, naso arrossato e piedi sulla neve cammino spensierato senza un perché in questo angolo d’Europa troppo lontano dalle mie abitudini, io amante dei luoghi mediterranei o occidentali o di mare, sull’asse(strana) Portogallo Spagna Irlanda Inghilterra, con parole difficili e lunghe come tir e piatti complicati per essere capiti da uno come me. Ma gli occhi e la mente apprezzano sempre i nuovi mondi.

Ed eccoci a sera, dopo alcune ore, mi rimetto a scrivere e finisco questo post.

Mi riposo dopo una lunghissima camminata attraversando in lungo e in largo la città vecchia fino ad arrivare al quartiere ebraico, cercando di respirare forte l’aria di questa città che mi ha accolto con la sua semplicità e il calore delle persone, fin dal mio arrivo nell’ostello da cui scrivo.

Per fortuna non vedo italiani né qui né in giro.
Lo ammetto: ho timore dei turisti, sono una brutta razza specie se connazionali e se cagliaritani. Mi tengo sempre a debita distanza, ma purtroppo il mio caldo Woolrich (unico ristoro da un clima così rigido) fa subito etichettare da italiota pure me.

L’ostello è una bella struttura a gestione familiare, pulita e calda a circa dieci minuti dalla piazza centrale.
Fuori a tratti scende la neve, serata fredda, tutto intorno è tappezzato di bianco, chiese che appaiono in ogni angolo e atmosfera tranquilla e da fiaba.
Il silenzio ha conquistato la mia stanza: sono solo col mio ipad, non so se sia un bene o un male visto che non aver contatti non è mai positivo. Negli ostelli conosco tante persone, mi raccontano storie, danno dritte su dove andare, rappresentano dei reporter affidabilissimi dei propri paesi d’origine. Io da bravo curioso giornalista domando, chiedo, voglio sapere.

Ho smesso di andare negli hotel: troppo costosi e troppo isolanti per uno come me che vuole sempre il contatto, ma che al tempo stesso vuole viaggiare senza rotture di palle e vincoli e con pochi soldi.
In ogni città che visito vado poi alla ricerca dell’acqua, come oggi, ho sempre bisogno di un mare o di un fiume: ed ecco la Vistola che scorre ai piedi del Wadel.

Cracovia, insomma, non delude, il centro storico vale da solo il prezzo del biglietto e rompe i pregiudizi sull’est che avevo.

Non faccio il solito e inutile confronto con Chiagliari: qui ci sanno fare (e bene). Nessun problema con la lingua: parlano tutti perfettamente l’inglese, i prezzi son abbordabili, i segnali aiutano il viaggiatore, la gente è disponibile a spiegare e come sempre l’unico mio limite è capire la cucina sia per una questione di nomi di piatti tipici che di condimenti e pietanze e timori poi di star male come è già successo. Abbiamo cominciato però gli assaggi dei pierogi, dei gustosi ravioli ripieni, stasera cercheremo di non farci intimorire dal resto. Ho visto degli spiedoni, si chiamano saslyk, piuttosto invitanti… E poi la birra, qui ci sanno fare…

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.