Mi chiamano per le situazioni ormai più impensabili, semplicemente perché qualcuno incrocia un mio post sui social e scopre che, tra le tante cose che faccio, sono anche un DJ.
Questa volta si trattava di un piccolo compleanno in un paese della Sardegna. Un’ora di musica, persone che non conoscevo, una di quelle serate arrivate quasi per caso.
Alla fine mi è sembrato quasi assurdo prendere tutto quello che avevamo pattuito. Ho inventato una scusa e ho chiesto molto meno.
Non l’ho fatto per sembrare buono. Mi sentivo già pagato.
Essere accolto con affetto da persone che, fino a poche ore prima, non sapevano nemmeno chi fossi continua a sorprendermi. In fondo, il lavoro del DJ passa anche da qui: entrare in un luogo da sconosciuto, osservare chi hai davanti, scegliere la musica giusta e riuscire a creare un legame.
Dopo tanti anni continua a sorprendermi anche la possibilità di raggiungere luoghi, lavori, incontri e occasioni contando sulle mie gambe, sul mio impegno e su ciò che costruisco ogni giorno. Senza sovrastrutture, spinte o sponsorizzazioni.
Sono tornato a casa casa con meno soldi in tasca, ma con una bella storia in più. In certe serate il compenso non si misura soltanto in denaro.