L’aria come sempre è sottile e una sottile foschia cancella dai nostri occhi la visione di tutto ciò che c’è intorno.

E’ giovedì, un giorno come un altro per tanti, un po’ diverso per me perchè è l’ultimo qui. C’è sempre qualcosa da imparare dagli “ultimi giorni”. Ti assale la voglia di registrare tutto ciò che senti e vedi e di renderlo perfetto per quando nella tua mente le richiamerà nel cassetto dei “ricordi”. Quei pensieri che ti balzano nella mente quando meno te lo aspetti e ti provocano una sensazione che si chiama nostalgia.

 

Finiti i soliti riti del quotidiano, doccia, barba fatta, dopobarba che accarezza e rinfresca la pelle con un profumo di fiori di campo, a cui assocerò sempre queste mattine, tutto ricomincia. I volti del mattino, lo staff, il direttore, il capo. Saluti cordiali, sorrisi e un po’ di stanchezza.

 

Ognuno ha i suoi gesti che ripete perché gli offrono sicurezza, quella zona di confort spiegano i luminari della programmazione neurolinguistica che rappresenta il vissuto certo e sicuro da cui difficilmente ci stacchiamo.

 

Guardo fuori, la foschia pian piano si dirada e come un sipario presenta una “magnifica giornata di sole”. La lista delle cose da fare. La preparazione delle valigie per cercare di evitare il sovrapprezzo del sovrappeso (bel gioco di parole no?). L’ultima serata da organizzare: la corridona, ma c’è anche la discoteca. Scampoli di animazione. L’ansia del trasferimento e dell’imminente weekend a casa, la nuova casa che ti aspetta, le immancabili serate del weekend. Lido, Smaila’s, Sesto Senso. Gli abbracci, le attese, i caffè in programma, il mare.

 

Tutto ricomincerà come sempre, la magia forse un po’ finirà. Appuntamento all’estate prossima, se la vita vorrà, di nuovo tra queste montagne.

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