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Bucarest, ultimo giorno!

Ultima giornata a Bucarest. Il centro storico si rianima dopo il sabato notte peccaminoso. Eccolo, intonso e immacolato si concede ai fantasmi della domenica mattina, i turisti che sfidano l’aria di neve e trascinano trolley da colori più vari.

Il clima e la stanchezza suggerirebbero una soste prolungata a letto ma il check out non ce l’ha concesso. Infilarsi nel primo caffè a godersi un cappuccino o coccolarsi dei termosifoni a palla.

L’aeroporto dista circa mezz’ora dal centro. Costa poco, e prendo il taxi. Guida un uomo che prova a raccontarmi la storia della sua vita, zoppicando tra inglese e italiano. Ha una famiglia numerosa, tre figli, rimpiange Ceausescu perchè dice che ora c’è troppa povertà. L’Italia? Bellissimo paese, mi dice, calcio, Totti e la musica. Laura Pausini ma mi stupisce ancora di più quando esalta Toto Cutugno. Lo ripete talmente tanto che credo che il noto cantante sia ibernato qui da qualche parte o abbia fatto qualche magia per essere così amato.

Mi chiede qualcosina in più rispetto ai prezzi previsti ma non me la sento di trattare. La macchina è ridotta male e lui mi spiega che vive un periodo di difficoltà. Poco importa se stia mentendo. Mi propone anche due donne per la prossima volta, spiego che ne terrò conto. Mi lascia il numero prima che ci salutiamo proprio all’ingresso dell’aeroporto, quando due vigilantes lo intimano a spostarsi.

Titoli di coda, ultima palinka da gustarsi tutto d’un sorso prima che la magia del viaggio finisca. Anche stavolta un contorno di storie e ricordi da custodire, mille sorprese che tengono aperta la voglia di visitare con più calma la Romania. E, come per ogni viaggio, la soluzione ad alcuni blocchi di idee e scrittura che avevano fermato dei lavori in sospeso.

Bucarest è una tappa da fare, cari amici, troppo sottovalutata!

Bucarest, secondo giorno!

Sempre un’emozione svegliarsi in un’altra città. Guardare fuori dalla finestra e osservare orizzonti differenti.
Non nevica ma il termometro segna zero gradi. Riscaldamento a palla, i rumori della città e lo stomaco in ebollizione dopo la notte. Ma la colazione continentale, abbondante di dolce e salato, metterà tutti d’accordo prima dell’esplorazione.
Bucarest, sei mia!

La sala per le colazioni è un piano sopra camera mia. Si parla italiano, c’è una comitiva di persone che sembrano qui per lavoro.
Una cameriera di mezza età, capelli castano chiaro e occhiali professoriali, porta altre marmellate.
La scelta dolce e salato è generosa. Mi concentro sulla pulizia dell’uovo riuscendo sul finale a portar via, dopo tanto lavoro, attaccato al guscio, un po’ di bianco. Insoddisfatto, inizio a pensare alle tappe di oggi.
Un respiro lungo, mi concentro sul tavolo e comincio dal salato. Acqua, acqua!. Ho bisogno di comprarmi la mia solita bottiglia d’acqua da viaggio facendo attenzione che non sia gassata.

Prima tappa è il Palazzo del Parlamento di Bucarest, il secondo edificio più grande al mondo (il primo è il Pentagono!) che svetta in tutta la sua imponenza, costruito recentemente ma che tenta di riecheggiare i fasti del passato.

Ci giro attorno, attorno il vuoto. Il freddo mette a dura prova la mia resistenza, mi infilo al primo bar per una cioccolata con latte. E guardo Bucarest che passa davanti, senza lo stress di visitare tutto ma anche per allontanarmi e respirare aria diversa. Prendere appunti, pensare. Perdere tempo. In fondo questo è un modo di viaggiare.

Bulevardul Unirii, ampi vialoni, razionalismo sovietico, alberi spogli, Battiato in cuffia, vecchie insegne e casermoni di epoca comunista.
Vento dell’Est, storia contemporanea, Europa, vi amo!

 

CENTRO STORICO – Quando lascio le geometrie sovietiche i centri storici sono piccole carezze in grado sempre di stupirti. Le case diventano basse, i profumi dei ristorantini, zuppe e arrosti, salgono nell’aria e le chiacchiere creano complicità. Cambia anche la sensazione e la mia musica in cuffia. Ora è tempo di Kings of Convenience!

Lo stomaco sta già dando segni di ribellione, ma il posto è a due passi. Caru cu bere, antica birreria con atmosfera ottocentesca, punto di riferimento di intellettuali e artisti. Ecco perché ci sono anche io.

Difficile trovare l’ingresso di questa bella galleria nel quartiere storico di Bucarest, ma se la trovate amerete questo posto!

PIAZZA DELLA RIVOLUZIONE

Questa è una piazza particolare e probabilmente pochi ci fanno caso. Io purtroppo ho un debole per la storia contemporanea e ogni mio viaggio ricerca qualcosa che ho visto in tv da piccolo.

Il 21 dicembre 1989 il dittatore romeno Nicolae Ceaușescu pronunciava qui il suo ultimo discorso dal balcone del palazzo del comitato centrale. Il popolo era oramai contro, l’eccidio di Timisoara un fatto che aveva fatto cadere nel baratro il paese, e il suo regime durato venticinque anni oramai alla fine.
Quattro giorni dopo lui e sua moglie furono condannati a morte durante un processo sommario di un tribunale militare.

È strano, dopo aver visto questi avvenimenti alla tv – ricordo ancora che ero a pranzo con i parenti a Poggio dei Pini – essere qui, dove un pezzo di storia (tragica) contemporanea europea è stato scritto. L’inizio di una rivoluzione.

La sera, le lampade si accendono e il buio prende il sopravvento. Le città si raccontano con un altro volto, inatteso. Mettono in loro abito migliore. Quello più bello. Quello che amo.
Tagliere rumeno!
Lasciato da parte l’arrosto mi butto su questo localino che propone una rivisitazione in chiave moderna dei prodotti del territorio. Ambiente giovane e musica house fanno il resto!

Notte a Bucarest. Centro storico, disseminato di lounge bar, localini e disco. La bellezza delle rumene è risaputa. Si ballano dance e house con bassi che si incrociano tra locali.
Il freddo pungente fa perdere sensibilità alla pelle, invita a star dentro e consumare palinka, superalcolico balcanico, in quantità.
Dopo una passeggiata per il centro storico, mi fermo in galleria per una rilassante shisha. Sto da ieri sera e mi sembra già di esserci da una vita!

Bucarest, una sera di metà autunno!

Bucarest, eccomi qui!

Come ogni arrivo invernale che si rispetti per le mete europee, mi accoglie il gelo, la curiosità e il disorientamento del posto nuovo. Poco importa. Cambio 50 euro, giro come un fesso tra i parcheggi di Otopeni, cercando un taxi, che qui costa 50 ron, 10 euro, per andare in centro. Mi accoglie un colosso di tassista, tatuato e con una sigaretta elettronica che mi spiega che se non ho prenotazione nulla. Poi, forse conquistato dalla mia faccia sorridente, decide di portarmi lo stesso.

Sono le dieci, non ho cenato, in un posto nuovo e sconosciuto, solo, scende la neve, candida, soffice e mi sembra sempre di essere sempre a casa, ovunque vada. Ho già ripagato il prezzo del viaggio con questa emozione.

Cos’è la bellezza?, mi chiedo.
La neve rende l’atmosfera di Bucarest magica. Cerco e trovo un ristorantino delizioso vicino al mio albergo (Hotel Central), prenotato dall’amico Giuseppe, che mi accoglie col calore dei riscaldamenti balcanici.
Il menù del Vatra, così si chiama il ristorante, è da taglialegna. Arrosti, stufati, vini, contorni, patate ovunque e non solo per le rumene nello staff. La bionda, camicia candida, capello biondo e sorriso amichevole, mi accoglie, sorride e propone un tavolo vista sala. Il bicchiere di Merlot, l’arrosto e la musica tradizionale fanno il resto.

Mi servono tardi, potrei lamentarmi, ma mi godo l’aria nuova. Vorrei restare qui mentre fuori nevica, vorrei che ci fosse una lunga notte dove ripensare me stesso e il futuro. Fuori ancora nevica. Tremo dal freddo all’idea di uscire. Vorrei restare qui tutta la notte. È bello.