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Ultima giornata a Bucarest. Il centro storico si rianima dopo il sabato notte peccaminoso. Eccolo, intonso e immacolato si concede ai fantasmi della domenica mattina, i turisti che sfidano l’aria di neve e trascinano trolley da colori più vari.

Il clima e la stanchezza suggerirebbero una soste prolungata a letto ma il check out non ce l’ha concesso. Infilarsi nel primo caffè a godersi un cappuccino o coccolarsi dei termosifoni a palla.

L’aeroporto dista circa mezz’ora dal centro. Costa poco, e prendo il taxi. Guida un uomo che prova a raccontarmi la storia della sua vita, zoppicando tra inglese e italiano. Ha una famiglia numerosa, tre figli, rimpiange Ceausescu perchè dice che ora c’è troppa povertà. L’Italia? Bellissimo paese, mi dice, calcio, Totti e la musica. Laura Pausini ma mi stupisce ancora di più quando esalta Toto Cutugno. Lo ripete talmente tanto che credo che il noto cantante sia ibernato qui da qualche parte o abbia fatto qualche magia per essere così amato.

Mi chiede qualcosina in più rispetto ai prezzi previsti ma non me la sento di trattare. La macchina è ridotta male e lui mi spiega che vive un periodo di difficoltà. Poco importa se stia mentendo. Mi propone anche due donne per la prossima volta, spiego che ne terrò conto. Mi lascia il numero prima che ci salutiamo proprio all’ingresso dell’aeroporto, quando due vigilantes lo intimano a spostarsi.

Titoli di coda, ultima palinka da gustarsi tutto d’un sorso prima che la magia del viaggio finisca. Anche stavolta un contorno di storie e ricordi da custodire, mille sorprese che tengono aperta la voglia di visitare con più calma la Romania. E, come per ogni viaggio, la soluzione ad alcuni blocchi di idee e scrittura che avevano fermato dei lavori in sospeso.

Bucarest è una tappa da fare, cari amici, troppo sottovalutata!

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