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Sportivi di A e B? Basta davvero

Da calciofilo, anche se ho giocato a basket all’età delle medie e tirato con una racchetta (imbarazzante) con amici in qualche campetto oramai in disuso, è bello vedere tanta gente appassionarsi per tennis, basket, ciclismo.

Seguire le gesta, appassionarsi, conoscere, allargare le proprie passioni. Tifare squadre di altre città. Conoscere le nostre nazionali.

Chissenefrega se ne sanno, se sono esperti, se lo han fatto da tempi non sospetti o meno, se sono identitari o no. Perché in questi casi cominciano le pippe, le etichette politiche e territoriali, il dover tifare perché. Tutti questi cappotti estivi che fanno solo sudare pelle e mente.

Anche io ci sono cascato in questa sterile polemica. Ma ho smesso.
Il bello è quando lo sport conquista i cuori, quando allarga la visuale di un paese troppo piegato sui mal di pancia del pallone (quello brutto, che detesto), i distinguo lasciamoli da parte.

Per una volta

Oggi sicuramente la frase che si dirà sarà “ci sono cose più importanti del basket in Sardegna”.

Certo. Ce ne sono eccome. La Sardegna soffre, la Sardegna ha problemi, la Sardegna ha bisogno di sentirsi terra in altri contesti. Chi lo nega.

Facciamo un patto? Gioiamo a tempo. Ventiquattr’ore per sorridere senza farci nessun pistolotto. Senza tirar dentro la politica, l’identità o altro. Senza dar spazio alle strumentalizzazioni. Senza dire che lo scudetto del calcio vale più di quello del basket, senza Cagliari o Sassari. Lo dico sempre. Gli eccessi servono alla vita. Anche le irrazionalità. Staccare aiuta, ne son consapevole e spesso in passato non me ne accorgevo, sbagliando. Mi son sentito idiota.

Premetto che ognuno fa, pensa e dice quel che vuole, che la vita è sua (e se non mi interessa non lo seguo e basta) ma quando gli eccessi e le storture, quando il “non pensare a nulla”, quando l’inutile supera l’importante, allora là io non sono d’accordo.

Ma staccare non fa mai male. Poco ma serve. Ecco la differenza.

Ricordi cestistici

Ebbene sì lo ammetto, non sono un baskettaro dell’ultimo momento visto che la Dinamo ha vinto. Ho giocato anche a pallacanestro (se così si può dire) nella mia vita dalle mille esistenze e stagioni.

Gs San Michele. Pochi soldi, molto sudore e odore di gomma. Completini bianconeri in flanella, numeri attaccati con il ferro da stiro. Si giocava nelle scuole elementari di via Premuda, sotto casa. Ci allenava un mister di nome Alessio. Annate 1986/87/88. Ero in squadra con il mio caro amico Giovanni Milano ched’era molto più bravo di me. Giocavo poco e avevo la tremarella quando entravo in campo. La nostra gioia era usare  i palloni Mikasa durante gli allenamenti. Prima di segnare il primo canestro saranno passate forse 10 gare.

Poi lo dico: ho seguito l’Esperia Vini di Sardegna. Ricordo pure la gara con Spondilatte Cremona e i nostri campioni granata. Ricordo il sogno A2. Ricordo quando seguivi la tv e la cronaca sportiva era sempre il Cagliari traballante e la sarde di C2 commentate da Alfonso De Roberto. Quanti bottini magri.

Poi c’erano Esperia, Dinamo. Ma ricordo anche parole come Marbo e Pasta Puddu.

Avevo anche il cappellino Lakers perché i miei amici avevano quello dei Boston ed io come sempre andavo controcorrente. Erano bei tempi, comunque. Avevi tempo per appassionarti e per costruire ricordi che ora puoi raccontare con sottile emozione. Poi come tante cose l’ho perso.

Ma il basket ha tante assonanze con il futsal. È uno sport bellissimo, non puoi paragonarlo al calcio perché sono emozioni e situazioni diverse. Ok il folklore e gli sfottò, ma lo sport regala cose come pochi.

Ripesca ricordi, ritira fuori storie che mai avrei detto.