Quartiere Marina

Stasera mi sono goduto uno spettacolo. La mia città. Ebbene sì, ogni tanto scopro l’acqua calda, me lo dite sempre. Vivo in una bellissima città e spesso non me ne accorgo o sottovaluto questo aspetto. Una città che è pura poesia, cibo per la mente, luccichio per gli occhi, chiarore di luna, maestrale che rinfresca, colori che nemmeno il miglior pittore potrebbe rappresentare.

Meglio raccontarlo ancora una volta. Quartiere della Marina. Spettacolo di luci e colori: tavoli in strada, profumi di cucina, gente allegra, suoni e rumori. Per un attimo mi son chiesto: sono a Cagliari? Sono nella città che tanto amo (e spesso critico, come atto d’amore? La risposta è stata “sì”. Ero nella cartolina della Cagliari che vorrei. Quella aperta e libera, vicina al mondo, quella distante dalla cittadina presuntuosa e nullafacente che spesso mi ferisce, della gente maleducata e irriverente, delle caste familiari e del turismo barbarico che fa fuggire i turisti.

 

Mi ha addolcito vederla così. Non elegante, non spocchiosa, non vippaiola, ma semplice e accogliente. Il melting pot di gente che conquistava quei ristorantini affacciati sulle strade strette del quartiere che dà sulla via Roma e sul porto, il vociare e le lingue (tante, diverse) che si intrecciavano nella fiumana di gente. Una atmosfera di serenità che mi ha portato in mente centri di altre città con cui spesso ci paragoniamo dai nostri inutili viaggi in cui non riusciamo a portarci niente dietro se non inutili racconti di conquiste, le discoteche e le marche d’abbigliamento.

 

Ma è solo un sogno, un sogno che dura poche ore. Poi si spegne tutto. Serrande abbassate, divieti, operatori scortesi, prezzi alle stelle, casini e polemiche. Poetto, anfiteatro, concerti spostati all’ultima ora, taxi e bus inesistenti, cittadini che chiedono il rispetto del sonno, discoteche con personale maleducato, dilettanti che vogliono fare gli imprenditori. Apri il giornale e leggi. I turisti scappano dalla Sardegna, preferiscono città mediocri e mari salmastri dove però la cortesia e il sorriso non si risparmiano come da queste parti.

 

Non illudiamoci: la Marina è solo un sogno. Come tanti altri. La nostra mentalità di guerra continua, di invidia per il vicino e di pressapochismo, di amministrazioni mediocri e di organizzatori che trattano i clienti come merce di scambio, non ci permetterà di diventare una città turistica. Sole, mare, clima non bastano.

 

Alla fine torniamo sempre a parlare di politica. E mettersi il paraocchi e far finta che la cosa non ci tocchi è stupido oltre che autolesionista. Significa disinteressarsi della città in cui viviamo, un po’ come quell’esercito di candidati che qualche mese fa dichiarava nei propri santini il proprio “amore per Cagliari “ma che, senza la poltrona sotto il fondoschiena, ora pensa ad altro.

 

Come Tafazzi ci siam fatti male per tutti questi anni assecondando passivamente scelte e amministrazioni che non hanno mosso un dito per il turismo e lo sviluppo fatto come-si-deve. Quindi ora meritiamo una città in ritardo rispetto a tutto e tutti, che vive di sogni e di “sarebbe bello se…”. Che solo quando toccherà per mano la povertà e la crisi (è ancora presto… molti continuano ancora a sfoggiare una ricchezza che non esiste più) forse inizierà a considerare con attenzione l’idea di fare del turismo una risorsa, non un hobby da weekend.

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