Presto sarà un altro giorno

idealmente

Presto sarà un altro giorno. Riprenderemo in mano la vita, gli incontri, i problemi, il fare e disfare, la musica, le cuffie da dj, risentiremo il profumo del parquet, gli stati su facebook, la gente che ripete il tuo nome e quella che lo detesta, ci saranno i taccuini da riempire, gli amici, vecchi e nuovi e quelli che ci sgambetteranno, le partite, le stupidate, le gaffe e i momenti brillanti, le cene a casa Tixi, le cose importanti e quelle inutili, i viaggi e le cene, i pensierixi, gli articoli, i progetti, i rumori della nostra esistenza incasinata e precaria.

Asciugheremo le lacrime, ma ripartiremo. Almeno ci proveremo.

 

Domande e risposte. Domande senza risposta. Nomi scritti sulla spiaggia che spariscono dopo un’onda. Esistenze che ti graffiano il cuore, altre che te lo accarezzano, altre che restano indifferenti. Ricordi che ti assalgono, e voglia di ricominciare.

Riprenderemo il labirinto della vita, questa dannata vita che ci fa amare ma anche soffrire, il cui senso ancora ci sfugge.

Progetti, amori, amicizie, affetti, incontri e scontri che sembrano eterni, ragioni inutili o battaglie che non ci appartengono.

Riscopriremo i sorrisi, respireremo aria fresca, godremo albe e tramonti, onde del mare e luci di città, musiche dalla radio, abbracci e baci attesi e inattesi, occasioni, parole da capire e altre da decifrare, film e libri da ricordare, onde del mare la sera ed estati bellissime con stelle cadenti e desideri inespressi. Ritroveremo coraggio e fiducia in posti dove non credevamo potesse esistere, in sorgenti remote negli anfratti del cuore e della memoria.

Dimenticheremo per un attimo tutto quel che è successo, dimenticheremo le incomprensioni, le porte sbattute, gli errori, i silenzi, le lacrime, le telefonate di primo mattino, i volti e le guance arrossate, le persone che ti hanno rubato tempo e energia per poi darti un calcio nel sedere. Quelle stesse che hanno rubato il tempo a chi era più importante.

Non è mai facile. Tutto parla di te qui.  Ogni luogo, musica e oggetto profuma di malinconia e ricordi.

Come ogni canzone, come il suono della tromba di Paolo Fresu quella sera al concerto sull’altopiano, uno degli ultimi giorni quand’eri in forma. Melodia immacolata e struggente che dava il senso al mondo attorno, che conciliava la nostra anima con i luoghi della nostra memoria, che prendeva per mano il vento in una fresca sera di luglio. E che ora resta come colonna sonora di te.

Il pensiero spesso tornerà violentemente a questi e quegli altri giorni, gli occhi andranno giù, le solitudini entreranno dalla finestra come incubi e silenzi di una casa più vuota.

Non sarà facile, ma ci proveremo. Non aspettando che le circostanze si adattino a noi, ma facendo sì che saremo noi ad adattarci ad esse, con garbo e pazienza, come tessendo una tela.

 

È inutile cercare un senso a tutto questo. La mia mente ci prova sempre nei suoi contorti ragionamenti, nei suoi momenti in cui vuole volare da questo mondo. Forse è il momento di smettere anche di cercarlo, di farsi accompagnare da pensieri più facili, non chiedersi perché ma lasciare che tutto scorra senza fermare le lancette del tempo e le sue immancabili ferite.

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