Certe volte mi stupisco della mia poliedricità. Per alcuni cercar di fare tante cose è un limite, una debolezza, per altri una risorsa. Ieri l’ho finita a presentare uno spettacolo di animazione. Qualche gaffe, qualche tempo morto, ma sono soddisfatto di me stesso. Aggiungo un’altra esperienza al mio ricco archivio di cose fatte, nel bene e nel male. La vita è collezionare esperienze e poi portare avanti le cose che ti piacciono di più. Leggere o ascoltare libri e musiche lontane dai tuoi gusti. Frequentare persone che hanno miglia di distanza da te. Avere una curiosità sempre pronta per tutto ciò che ti offre il mondo, per le nuove idee e culture.

Dicevo che spesso qualche maestrino della penna rossa mi rimprovera di fare tante, troppe cose e di farne male. Sono quei grigi amici (o conoscenti) stupiti per tanto attivismo, che vedono la vita come un’unica strada da percorrere, un’unica persona da amare, un’unica passione da coltivare, tutto già scritto e definito per l’eternità. Famiglia, casa, lavoretto, a dormire alle 23, niente vino, niente cose fuori luogo, niente dichiarazioni o uscite che possano ledere una tranquilla esistenza.

I tempi invece parlano di persone che, per piacere o necessità, devono arricchirsi di esperienze e di capacità. Oramai tutto è instabile, precario. Nel lavoro e nelle vite. L’amore dura poco, le amicizie spesso vanno e vengono, ciò che è oggi è sarà già ieri tra qualche ora.

In questo fu maestro un mister che fece storia: Arrigo Sacchi. Per lui ogni giocatore doveva essere capace di ricoprire più ruoli. Difesa e attacco. Pressare e contenere. Al centro o sulle fasce. Le specializzazioni sono passate.

Ho sempre creduto che fare il dj come tradizionalmente è stato inteso non bastasse. Dovevo cercare anche di andare oltre, cercando di allargare anche la mia presenza. Ecco l’idea dell’animazione con la voce. Ribaltare l’idea e farmi anche criticare. Ci sta.

Ho sempre creduto che se avessi fatto solo l’allenatore non sarei andato avanti. E allora ho pensato a una figura più ampia, il coach-manager, nel bene e nel male, uno che gestisse anche un settore giovanile e valorizzasse l’idea della motivazione e non solo degli aspetti tecnici.

Ho sempre considerato ogni lavoro ed esperienza un punto di partenza ma non di arrivo. Bisogna inventare soluzioni nuove a problemi che son sempre nuovi. Risposte alternative. Non lavora e va avanti chi fa i compitini e chi diventa prezioso, ma chi si sporca le mani.

Poi c’è chi non esce mai dal seminato, chi prende tutto alla lettera, chi si fa i conti della serva, chi vive sempre con la paura di dover sempre render conto a qualcuno. Chi crede che la poliedricità sia solo provare una selva di droghe nuove o sfasciare vetrine e auto diverse. Massimo rispetto per loro. Solo che la mia poliedricità è differente.

Il raffreddore sta passando, domani mi attende Gardaland. E il countdown per la Sardegna continua ad andare avanti.

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