In un mondo veloce che non ha tempo per fermarsi a riflettere, dove tutto ciò che è ora, diventa già passato, scrivere è una grande ciambella di salvataggio, un modo per aiutare il mondo e gli altri.

In questo post volevo raccontarvi un po’ del mio lavoro ma come sempre non ci riesco. Che faccio il giornalista e la scrittura mi ha portato poi ad affrontare lavori differenti dallo scrivere un semplice articolo: un contenuto su un sito, uno slogan, un ufficio stampa, un testo, un racconto, fissare idee e contenuti su carta. Non c’è davvero limite alla fantasia con le parole.

 

Poi mi son messo a pensare realmente, stringendo forte le mani, a cosa significhi scrivere.

 

Una volta lessi: “Scrivo per non morire”, e forse è vero.

 

Scrivo per necessità, per “lavoro” ma è brutto dire così… per dignità mixata con orgoglio, per passione innata (una passione lontanissima, cominciata sui fogli di carta e sulle olivetti), per gioco, un gioco che mi diverte, per capire e decifrare ancora di più come sono, per interpretare gli occhi di chi mi ha letto, per vederne le reazioni e i commenti, per vincere guerre impossibili e per legittimarmi e per difendere, per semplice svago, per stare bene.

Non so più contare quanto ho scritto in vita mia: giornalini, articoli, riflessioni, pensieri, libri mai usciti. Diventa un’abitudine, una droga, una vocazione.

Ho paura di usare il termine scrittore, mi sembra irriverente. Ma dà un confine preciso al mio essere.

Come mi descriverei da “scrittore”? Passionale, deluso, irriverente, beffardo e malinconico qualche volta.

Non ho mai l’ambizione di essere uno scrittore per davvero. Cerco umilmente e con coraggio di raccogliere energie ed esser bravo a trasmetterle.

Forse sbaglio le parole, gli accenti, forse non rendo partecipe chi legge attraverso i giusti climax. Forse uso sempre le stesse parole. Non riesco a far risalire i concetti.

Ma ho anche saputo conquistare cuori con queste parole. E vi assicuro che è stato come quando la neve si posa silenziosa e bianca sulla terra.

La scrittura non ti lascia solo: vorrei davvero sentirne sempre il respiro e fare in modo che essa sia il mio più grande testamento quando non ci sarò.

Quando scrivo, però, non mi faccio ingannare dal gioco della prudenza. Qualche volta riesco ad andare oltre, a volare, fino al limite del mondo, ad essere il colpo di scena dell’umanità.

Ho imparato dai libri, da alcuni libri, che mi hanno morso, conquistato e fatto innamorare e ho appreso presto che quei caratteri si tramutano in parole e poi in suoni.

Il fatto meraviglioso della lettura e della scrittura è la possibilità di immaginare una scena, di far lavorare la fantasia. Oggi forse si è persa la fantasia, di fronte al calcolo e alla razionalità.

La scrittura è una promessa, una salvezza. Un treno di notte nell’oscurità che non sa mai dove arriva ma che parte attraversando paesi e città, montagne e riviere.

Io fantastico, rido, ironizzo. Non mi importa nulla delle forme e delle reazioni, delle posizioni e delle idee. Io e la scrittura siamo spesso un corpo solo contro il mondo.

La scrittura per me è un corpo vivente, con il suo respiro, con il suo rigenerarsi. Molto spesso mi stende ma io non mi arrendo. Molto spesso mi allontano, ma poi devo inconfondibilmente ritornare da lei.

Non impareremo mai a stare soli senza la scrittura.

Vogliamo arrivare da te, oltre il confine.

Per farti sognare, immaginare, credere ancora.

Questo è il nostro potere. Potere di parole e di immagini che il tempo, le mode, i cambiamenti non potranno mai scrollarci di dosso.

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