Copioni teatrali

Copioni teatrali

La vita è troppo breve per togliere la chiavetta usb con la modalità sicura“.

Con questa celebre frase pronunciata da Luca, una delle colonne del nostro centro vacanze mentre scollegava senza un minino di ritegno un hard disk esterno dall’alloggiamento di un pc, comincio questa nota, in una freddissima giornata di genn… metà luglio, in cui il termometro segna 12, il sole non riscalda, e i nostri abbigliamenti estivi sono improbabili.

Oggi mi sto misurando con una nuova sfida: scrivere un copione per lo spettacolo finale. È una di quelle cose più impegnative per chi scrive: fantasticare e riuscire a creare una storia dal nulla o facendo riferimento a qualcosa visto e letto in giro.

In generale lavoro sempre su notizie, comunicati stampa, note e riflessioni. Parto da un fatto e lo sviscero. Oppure un pensiero che s’accende e ci butto la mia filosofia low cost.

I copioni e le sceneggiature sono tutt’altra cosa: non tanto sul fatto di scrivere, quanto di dare una logica alla narrazione, far quadrare i personaggi, creare un minimo di interesse in chi guarda.

Un modo per misurare le mie capacità su qualcosa che ho visto sempre fare da altri ottimamente. Non si finisce mai di mettersi alla prova e imparare.

Per cercare di lavorare quando devo scrivere qualcosa la prima regola è allontanarmi dal mondo civilizzato, spegnere tutto e far lavorare il cervello. Alcune volte le parole scorrono liberamente, di notte, in viaggio, in certi luoghi dell’anima (ricordate la vecchia nota che ho scritto?) altre sembrano denti da estrarre. Dolorosissime, perché non sei mai contento di nulla. E allora sono cavoli: il mio mestiere è questo. Far lavorare la mente e creare qualcosa: che sia un articolo, uno stato, una playlist in discoteca.

Per molti è roba da poco conto, per chi ha i miei panni vi assicuro che è come scaricare camion di mattoni perché il lavoro celebrale, quando ci sono scadenze e bisogna “inventare”, ti mette a dura prova. Poi, abituato come sono ad essere un maestro molto esigente da sé stesso, la difficoltà aumenta. Però ci sono le soddisfazioni: quando sei contento di quel che scrivi, quando chi ti legge ti scrive una mail (come stamattina), quando riesci a colpire nel segno.

L’altro giorno ho visto che è stata apprezzata dal televoto dei “mi piace” una frase/stato che rappresenta la mia filosofia. Comincia sempre con “la vita è troppo breve” come l’incipit di questa nota. E infatti l’esistenza finisce presto, approfittiamone: non c’è tempo per innamorarsi solo una volta e solo di una stessa persona, per non cambiare mai strada, idea, per non provare qualcosa di nuovo, per non giocare il certo con l’incertezza, per non giocare tutto e ricominciare da zero… Potrei aggiungere tanto: fare lo stesso sport, suonare lo stesso genere di musica, leggere lo stesso tipo di libri, usare sempre le stesse posizioni del sesso, ascoltare sempre le stesse canzoni, frequentare sempre le stesse persone, lavorare sempre agli stessi progetti. E ancora tanto tanto ancora. Insomma cambiare fa bene, rimette in gioco tutto.

Ricominciare da zero è bello, con un po’ così come adesso che il mio direttore mi ha comunicato che il copione va rivisto e corretto in buona parte. Tanto lavoro da ricominciare, e lampadine da accendere. Foglio bianco e via… !

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