A maggese

Ho preso decisione di fermarmi un attimo dalle consolle, giusto una settimana. Lo chiamerei “miniperiodo di maggese” come in agricoltura: trovare stimoli, recuperare energie, essere libero da impegni, rifocillarmi anche perché le mie settimane lavorative sono diventate intensissime. Serve rigenerarsi, rompere la quotidianità e la ripetizione di ogni attività, prima che ti inaridisca. Quando la consolle diventa compito, ripetizione, ho sempre bisogno di questi attimi di pausa.

Qualche serata è finita per un motivo o per un altro, qualche altra proposta non mi ha stimolato abbastanza. Il Carnevale che, come tradizione, porterà alcuni eventi di quelli che mi piacciono assai: Cuore, Todos e chissà che altro.

Strana idea: cominciare a dire “no” a qualche serata in discoteca. Mi sta accadendo spesso. Massimo rispetto per i soldi, soprattutto in un periodo di crisi, però…. Segno di stanchezza o di maturità? Chi lo sa. Forse io e alcuni personaggi della notte parliamo due lingue diverse. Prima mi buttavo su tutto, ora resto più guardingo. Ci pensavo oggi. E forse capisco perché la gente si è un po’ allontanata dal mondo della disco. Avverte la sensazione che non ci sia nulla di nuovo e speciale, che tutto vada “perché deve andare”. Il sabato devi uscire per legittimare il sabato. Devi andare in un locale perché così si deve.  Ad alcuni piace, ad altri un po’ meno. È davvero così noiosa cagliari o siamo noi che abbiamo già visto e frequentato tutto e quindi non troviamo nulla di nuovo? E soprattutto, perché tanta gente non va più in discoteca o si stanca con facilità?

 

Raccontare questa Cagliari bai nait non è difficile. Si prova con qualche parola e con stati come questo, pensieri volanti scritti in auto tra Monte Urpinu e il Poetto.

 

“Solite notti tra vip di casa nostra, gaggiales in assetto variabile, tavoli con bottiglia, caddozzoni in friggitura continua, macchinette in mezzo ai maroni, sfreccianti fast and furious a Sa casteddaia, taxi che non esistono più dopo una certa, coppie miste, coppie fisse, coppie scoppiate, pr seriosissimi, quelli che vanno in disco per vedere chi c’è, quelli che vanno per dire agli altri che ci vanno, quelli che non ci vanno più. E poi le principesse con o senza tacchi in cerca di letto provvisorio, i principini che aspettano con ansia il drink al bancone bar. Queste sono figure e scene che si vedono spesso, dipinte in ogni angolo della nostra città e forse di ogni altra città.

Ma c’è anche tanta gente vera, che la notte ti fa conoscere, che vedi se scorgi un po’ di più dal finestrino, magari mischiata in tanta gente plastica. Basta cercarla. Conto fino a dieci, la noia mi assale, pago e lascio il resto… alzo il volume e riparto alla ricerca di un piccolo nuovo sogno… forse un’alba, forse chissà…”

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