10-10-2011

Mi scuserete se ogni tanto parlo anche di me, ma volevo scrivere due righe su questa data. Non può essere una giornata come le altre così come non lo è stata questa notte. Due anni fa, mio padre non c’era più.

Una telefonata dall’ospedale verso le 7, che al primo squillo avevo già capito cosa significasse, rompeva il silenzio del primo mattino. Ricordi e dettagli che affiorano anche oggi.

Da quel giorno la mia vita ha subito una rapida accelerata. Non ho più accettato di vivere a metà e accontentarmi. Ho aperto ancora di più gli occhi sul mondo. Ho iniziato a seguire con ancora più coraggio i miei sogni e i miei obiettivi. Ho iniziato a viaggiare, progettare, rischiare senza pensare a cosa avrebbero detto gli altri. Ho iniziato a pretendere da me stesso.

Mi sono accorto che esistono le malattie e la morte.

Mi sono accorto che il tempo passa veloce e ti toglie senza che te ne accorga le cose che ami: allora non devi perdere nulla, una parola, un abbraccio, un perdono, un’occasione per vivere.

Mi sono accorto che la vita va vissuta senza aspettare troppo niente e nessuno.

Mi sono accorto dell’importanza dei genitori che senti quando li perdi.

Chissà dove sarà mio padre ora, chissà cosa direbbe vedendomi impegnato in mille cose.

Fai troppo, fermati, non ti riposi mai, non esser così incazzato. Immagino litigate e discussioni. Ne sono sicuro.

Siamo due mondi differenti, è vero, due generazioni lontanissime ma anche grazie a lui, a quel che ha fatto per me e mi ha lasciato, sono quel che sono. Con tutti i miei dubbi e i miei perché.

Ma lo ringrazierò per sempre.

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