C’è sempre qualcosa da raccontare per ogni nostro viaggio. O rituali che si ripetono sempre, voluti o casuali. O domande senza risposta. Cercare di capire il senso e l’utilità delle porte scorrevoli  all’aeroporto di Elmas . Così come chiedersi perché nelle partenze si incontrino sempre personaggi che non si vedevano da anni se non da decenni e dopo il solito “come stai?” e “cosa stai facendo”, in cui in 3 minuti si tenta di raccontare una vita, ci si lascia con un tradizionale “ci sentiamo” quando si saprà bene che quel fortuito incontro non si ripeterà e le strade si sono oramai divise.

Ma anche amici carissimi che pensavi di aver perso nel labirinto degli impegni e della vita, ritrovarsi in coda al controllo. Oppure vedere ex fidanzate del liceo ancora non ancora appassite dall’età e reduci dal solito matrimonio infranto dopo tanti “è l’uomo della mia vita” pronunciati. Ti fanno prendere coscienza che gli anni sono passati.

È impossibile non chiedersi perché inglesi, spagnoli e chissà quali altri stranieri riescano a dormire ovunque, a camminare scalzi, a non mettersi mai nessun problema su look e pulizia, alimentazione e sonno. Forse hanno meno sovrastrutture mentali delle nostre, sono più leggeri mentalmente e fisicamente. Non come noi che per partire abbiamo bisogno della casa e poi scopriamo che ci serve solo un terzo del bagaglio. Ma gli oggetti sono un modo per non perdere nulla delle nostre appartenenze, quando invece dovremo abbandonarci un po’ più al viaggio e alle sue sorprese.

La fila all’italiana ai check in, un modo tutto nostrano di interpretare l’idea di ordine e buona educazione. Sempre scene nuove. Dai finti tonti che superano senza mettere la freccia agli smemorati.

E mentre va in cuffia “Don’t go away” degli Oasis, colonna sonora di un mio vecchio viaggio a Londra (a proposito…sarebbe bello tornarci) penso tra me e me: i viaggiatori all’italiana (un po’ come mi sento io spesso e me ne ne vergogno) sono animali, non badano a nulla pur di partire prima degli altri.

Così se già dal check-in mostrano gli artigli, diventano più assatanati all’imbarco quando, non si sa perché, pur con i posti assegnati rigorosamente (tranne nei casi di ryan air) tutti vogliano salire e imbarcarsi prima. O scendere prima degli altri. O prendere il bagaglio in anticipo, a costo di sgomitare e saltare sul nastro. Che senso ha tutto questo? Nessuno.

Ora sono a Verona, in attesa del mio “Caronte” che mi traghetti tra le montagne del Trentino. Vicino a me una comitiva di ragazzi e ragazze cagliaritani penso in partenza per qualche camp estivo.

Qualcuno e qualcuna mi guardano con curiosità, magari mi riconosce e sogghigna all’orecchio di qualche altro “quello è Tixi”.

Mi scrutano, vedono che scrivo, osservano i titoli musicali del mio mac. Sono un piccolo oggetto della curiosità altrui. Loro non sanno che io so.

Ora sull’ipod va “One more night” di Phil Collins. “Ancora una notte” si tradurrebbe. Una notte come queste che passo anche grazie alla musica, fedele alleata. Notti bellissime come questo weekend attraversato da amiche e amici vecchi e nuovi, musica e notti stellate. Smaila’s e Lido. Il prossimo dj set sarà venerdì, nella serata Todos in Delirio allo Smaila’s e sabato ancora Smaila’s.

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