Quante volte vi è accaduto di essere colpiti dalla rabbia?

Una persona, un fatto, una circostanza.

Proprio ieri ho avuto una discussione con un “collega”. Mi hanno lasciato interdetto i suoi comportamenti e i suoi gesti, quasi volesse creare una sorta di muro o peggio ancora attaccare la mia disponibilità. Poi ho pensato a tante cose.

Ho pensato che nessun elemento o persona esterna può decidere i miei stati d’animo. E ho pensato ai tempi in cui giocavo a calcio. Spesso la rabbia e la tensione degli esami o di qualche fatto mi facevano venir  voglia di fare ancora meglio. E ne uscivano sempre grandi prestazioni.

È quella che io chiamo la “rabbia” positiva.

Se riusciamo a contenere la rabbia distruttiva, quella che ci prende quando stiamo per perdere la pazienza, se riusciamo a tenere a freno la lingua e il comportamento anche quando vorremmo buttare tutto all’aria, tutto sembrerà magicamente cambiare in positivo.

La rabbia fa in un certo senso parte della nostra vita. Se impariamo a sfruttare il potenziale dinamico della rabbia, nelle situazioni difficili troviamo soluzioni creative per attuare cambiamenti.

Cosa succederebbe se non riuscissimo più ad arrabbiarci? Inizialmente ci sembrerebbe fantastico. Ma ci toglierebbe una grande prospettiva: cambiare qualcosa di noi, magari in meglio. Può valere la pena prendere in considerazione la rabbia per scoprire le situazioni che non ci soddisfano. Trasformando la collera in una sensazione positiva che ci aiuta a capire cosa c’è che non va,  aprire nuove vie per difendere meglio le nostre idee e ciò in cui crediamo. E soprattutto ci può aprire una grandissima voglia di migliorarci.

Allora ieri la mia rabbia è diventata grinta, euforia, voglia di fare. Dovevate vedermi.

Vi assicuro che ripensando a quegli attimi in cui ho tenuto a freno la rabbia e l’ho trasformata in una travolgente voglia di fare qualcosa, mi sono sentito un po’ più forte e pronto a sfidare il mondo…

In poche parole, come sempre, abbiamo tutto in mano, sia gli stati d’animo che le soluzioni.

Ma siamo spesso presi dall’esterno per guardarci un attimo dentro.

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