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Così le analisi hanno dato esito negativo, che nella terminologia tecnica significa che è andato bene: ieri una colonscopia e oggi un’ecografia.

Tutto è passato senza troppi drammi e dolori, se non nella preparazione, come vi avevo raccontato.

Ieri c’era la temibile colonscopia, di cui mi ero fatto un film del terrore. Invece è filata liscissima, grazie al mio colon che pare essere scorrevole e ha permesso al sondino di scandagliarmi al meglio. E oggi l’ecografia che ha certificato che, per quanto il problema febbre non sia risolto del tutto, almeno non ci sono pericoli maggiori o strane visioni.

Non poteva mancare, in attesa dell’esame, il solito siparietto con le mie vicine di sedia che dibattevano su argomenti motivazionali quali morti, malattie, funerali, incidenti, medici bravi e scadenti, medicine, farmacie, poi crisi, lavoro, soldi… una sorta di gara a chi aveva più sfiga e aveva vissuto peggio. Tipico quadretto alla Benito Urgu che puoi trovare in ogni ospedale o sala d’attesa.

Fa sorridere, prendiamola così, forse  è una sorta di tentativo di esorcizzare il male richiamandolo senza paura. Io ho avuto l’icchitus, io il cancro, io son morta e resuscitata, lui era spacciato ma l’hanno salvato. Oi ta dannu sempre presente.

Così torno a casa risollevato e pronto a un altro weekend, dopo una settimana di tensione.

Vado da un cliente, faccio un incasso, poi un altro ancora. Alle 17,30, tornato a casa, dopo il digiuno (per l’ecografia non potevo toccar cibo dalle 8 e mezzo) faccio qualcosa che avevo perso dai tempi del liceo: la merenda. Mangiare a quest’ora è sempre stato tabù. Un toast, un’insalata e uno yogurt. Poi mi dedico al mac: aggiorno i siti, leggo le mail, scrivo due articoli.

Penso, risollevato, al fatto che gli esami sian andati bene e che almeno si sono scongiurati guai peggiori. Non vi nego che ci ho pensato, a qualcosa di brutto. Sperando di non esultare troppo presto.

Spesso ci facciamo mille film mentali sul futuro e non ci accorgiamo che la nostra immaginazione supera davvero la realtà. Basterebbe tenere i piedi per terra, anche quando immaginiamo.

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