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Stazione Termini, esterno sera

Roma, giornata intensa. Un megamix di monumenti, fontane, palazzi e piazze visti in rassegna, venditori abusivi e selfie in offerta. La città è sporca, abbandonata, ma mantiene intatto il suo fascino. Tocchi con mano la storia in ogni angolo e forse è destino crudele che sia immersa nei problemi e nei disagi: la perfezione non puó esistere.

Pranzo in un ristorantino al volo. Ci abbuffiamo di antipasti così che non ci godiamo il resto. Un po’ appesantiti andiamo in piazza San Pietro.
Ottaviano, Metro rossa, incubo file e borseggi, poi non succede nulla. Viaggio tranquillo.Albergo vicino alla stazione termini, crocevia di persone, trolley in extended version, razze e sogni traditi, studenti e criminali, giornate da sbarcare e profumi di cotture. Stanza 25, domani forse saltiamo la colazione, partiamo presto. Un riposo rilassante rotto dalle notifiche del cellulare poi una doccia e si esce.

Ancora Termini, grande kasbah che di notte necessita di attenzione. Statua del papa polacco, cerchiamo la piattaforma giusta, linea 38, facciamo i biglietti per farci notare ancora di più come alieni. La gente aspetta con rassegnazione il bus, che poi arriva. Un tizio chiede se vada al Nomentano, nessuno risponde. Entriamo dalla porta di dietro, così si dice, altri se ne fregano. Non siamo i soli a timbrare, po fa anche un signore e una ragazza riccia scura con un trolley viola che con difficoltà sistema. Così ci sentiamo meno alieni.

Ci sediamo negli ultimi posti, davanti a noi una coppia anziana parla di percorsi possibili in città. Lei, anello d’oro, stringe il ginocchio di lui. Un piccolo gesto che raccoglie l’amore di una vita. Forse un amore raro al tempo d’oggi.

Psicopatologia del pullman Barcellona-Girona (coincidenza Cagliari)

(storia semiseria)

È ora di partire! All’apertura delle porte una minacciosa folla si materializza e si avvicina. Prima si butta la valigia poi via a salire a bordo. Avanti i cagliaritani, cattivissimi, che per non so quale diritto divino devono sempre salire prima degli altri. Loro comandano. Stressati e sudati dai loro abiti eleganti (mattagazzu ti vesti così che ne stai viaggiando) e appesantiti dalle buste dello shopping cariche di roba da sfoggiare, si attaccano l’un l’altro tenendosi per mano o abbracciandosi pretendendo di salire tutti insieme. Puntellamenti vari e movimenti di bacino. Interventi da dietro, falli e scivolate. Chi si inserisce lateralmente. Fila inesistente, random.

Il primo che sale occupa otto posti, ci mette il cartellino RISERVATO, poco ci manca che porti pure la bottiglia tipo privè, perché così si fa, mica perdi il pullman poi come faccio che domani ci ho turno al callcenter? Comando io e occupo io. Come sempre accade, e la Scienza ancora non lo spiega, nei bus ci stanno tutti, proprio tutti. Questi shpagnoli pensano a tutto. Laghinonsonol’Arhst.

Cominciano i racconti di bordo: troppu togu ci ho speso stipendio e pensione nella Diagonal, da Tommy Ilfigger poi ho comprato camicie per l’estate da Mango e c’era il negozio di Dolce&Gabbana per le mutande, io ho surfato sulla playa di Barceloneta, ho fumato todo sulle ramblas, ho mangiato a quel ristorante della Gamba. Poi le callonate stratosferiche: ho l’autografo di Messi, mi son fatto otto spagnole, ero in tribuna vip al Camp Nou, ho rimorchiato due tipe al Pashà una era un travestito, mi hanno arrestato e poi rilasciato perché ho fatto due telefonate a chi so io.
Si parte. Altre due orette poi quando all’aeroporto di Girona (o Gironna) sullo schermo apparirà CHIAGLIARI accabbau su giogu.

(Quando viaggio sono un distributore automatico di callonenzia).