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Piazza di Ponte di Legno

Dove eravate finiti tutti ieri notte, mi son chiesto. La piccola piazza ventiquattro novembre di Ponte di Legno si rianima di persone che si godono questo strano sole non previsto dal meteo. 

Un gruppo di coppie di amici sui sessanta si saluta e dialoga su cosa hanno fatto a pasqua, oltre a dibattere sulle altezze sul livello del mare dei vari paesi e ancora sul meteo. Dieci minuti di meteo, ed è assurdo come riescano a tenere a galla la conversazione.

“Stai in piedi!” urla decisa una mamma a un bimbo che si avvicina e mi saluta con un flebile ciao e poi casca buffamente mentre come una lucertola trovo il mio posto al sole e mi godo un libro. Il mio pullman partirà tardi, c’è tanto tempo ancora, nessuna fretta. 

Un rintocco del campanile cinquecentesco che fa a pugni con una gru e ancora un bimbo che mi invita a calciare un supertele neroazzurro. Il gruppo di amici conclude il dibattito con “oggi comunque si sta bene”, solo un presagio per i prossimi argomenti: malattie e operazioni ospedaliere.

“Il terzo giorno alla una e mezza l’han mandata a casa”, i racconti si sprecano nel crogiolo di gente. Una bimba decide se il suo palloncino preferito sarà quellp blu o rosso. Il bimbo del pallone ha preso la bici, e gira felice attorno a questa fontana imbastita di ciclamini, orchidee e altri fiori che non conosco.

Il libro mi aspetta, stacco. #tixilife

Piazza di Ponte

“Dove eravate finiti tutti ieri notte”, mi son chiesto. La piccola piazza ventiquattro novembre di Ponte di Legno si rianima di persone che si godono questo strano sole non previsto dal meteo.
Un gruppo di coppie di amici sui sessanta si saluta e dialoga su cosa hanno fatto a pasqua, oltre a dibattere sulle altezze sul livello del mare dei vari paesi e ancora sul meteo. Dieci minuti di meteo, ed è assurdo come riescano a tenere a galla la conversazione.
“Stai in piedi!” urla decisa una mamma a un bimbo che si avvicina e mi saluta con un flebile ciao e poi casca buffamente mentre come una lucertola trovo il mio posto al sole e mi godo un libro. Il mio pullman partirà tardi, c’è tanto tempo ancora, nessuna fretta.
Un rintocco del campanile cinquecentesco che fa a pugni con una gru e ancora un bimbo che mi invita a calciare un supertele neroazzurro. Il gruppo di amici conclude il dibattito con “oggi comunque si sta bene”, solo un presagio per i prossimi argomenti: malattie e operazioni ospedaliere.
“Il terzo giorno alla una e mezza l’han mandata a casa”, i racconti si sprecano nel crogiolo di gente. Una bimba decide se il suo palloncino preferito sarà quellp blu o rosso. Il bimbo del pallone ha preso la bici, e gira felice attorno a questa fontana imbastita di ciclamini, orchidee e altri fiori che non conosco.
Il libro mi aspetta, stacco. #tixilife

Ponte di Legno domre

Alle 23 tutto lascia spazio al rumore del torrente Oglio che impetuoso scende a valle. Si sentono solo i miei passi mentre infreddolito torno alla mia pensione da venti euro a notte.
Pago il conto della trattoria, forse troppo, mi offrono un’altra grappa barricata per finire ancora più ebbro del solito, e poi concludo la serata tra un freddo fuori stagione e le vetrine stanche dei negozi che promuovono hogan e abbigliamenti da montagna poco interessanti., che attendono un’altra estate di turisti o forse un altro inverno, mica un viaggiatore random come me che non acquisterebbe mai queste cose.

Certo, pensare che al risveglio di oggi ero davanti al Lago d’Iseo mentre osservavo il blu, il verde e l’arancione di un nuovo giorno e ora mi trovo sul Tonale tra vette innevate e ghiacciai perenni stimola qualsiasi pensiero possibile. Il lavoro e la mia vita mi portano a un perenne peregrinare tra folle e solitudini, amici e sconosciuti, arrivi e partenze, valigie fatte e disfatte. Un mix continuo di esperienze di cui non farei a meno per nulla al mondo e che restano difficili da spiegare.

Quando non ho impegni adoro allontanarmi e prendermi due giorni di puro relax connesso. Lo chiamo così. Sono per i cazzi miei ma resto connesso.
Ricomprarmi lo zaino, per quanto la mia schiena non sia ottima, è stata una grande idea. Trentanove euro, Decatlon, e niente più trolley. E poi c’è questo organizzare last minute che sta diventando una prassi del weekend. Penso che sia un modo per restare ancora in vita e non perdersi nella banale quotidianità delle cose scontate che mi ucciderebbe.
Forse viaggiare, far musica e scrivere e fondamentalmente sbattersene rappresenta il nostro modo per allungare la vita e non invecchiare mai. Chi lo sa. Nel dubbio, mi metto a osservare le poche stelle che stanotte affollano quello spazio scuro sopra la mia testa, sicuro che almeno una rappresenta il punto d’arrivo dei miei sogni. Io ne ho ancora, tanti, troppi. Non ho smesso, non mi son ritirato, non mi son imborghesito. Resto un militante dei sogni, un rivoluzionario della mia anima.

Ogni luogo ha un senso

Lago d’Iseo, Ponte di Legno. È straordinario sentirsi sempre magicamente a casa, ovunque, con amici e con sconosciuti. Ascoltare storie e registrare momenti anche inutili e slegati tra di loro anche se frammentari e divagatori.
“Se sei qui c’è un senso”, dice David Modica.
Ogni luogo ha un senso. Ogni spostamento non è casuale. Ogni incontro compone un puzzle.
Perdersi davanti a un tramonto o morire sotto la maestosità di un ghiacciaio. Le idee brulicano nella mente. Quaderno aperto e si scrive…e poi c’è la musica, sempre la musica.
Se mi fossi fermato e avessi cristallizzato la mia anima solo su un luogo, sarei già morto da un pezzo.