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Ritorno al pianoforte!

La buona notizia di questi giorni è stato ritrovare il mio maestro Luca il suo bel pianoforte dove ci esercitiamo ogni settimana.

Imparare a suonare uno strumento è come iniziare a studiare una lingua nuova: può sembrare dura all’inizio, incomprensibile e faticosa. Però una volta che si cominciano a riprodurre le prime note la soddisfazione e i benefici sono tanti. E’ come avere un nuovo mezzo che ci permette di esprimerci in un modo nuovo, attraverso la melodia.

Non è stato un periodo facile per lui, me lo ha raccontato. Le sue lezioni mi mancavano, come i suoi consigli e i nostri confronti sulla musica e le scelte dei vari compositori. Il grande lavoro che stiamo facendo assieme, grazie alla sua pazienza, ci porterà lontano. Ne son certo!

E poi accadono cose bellissime quando cominci a studiare musica. Leggerla aiuta a migliorare la capacità ragionativa e la concentrazione.  Suonare porta con facilità ad aprirsi agli altri per condividere le proprie scoperte ed il proprio suono. Ma prima di tutto promuove l’autodisciplina. E poi quanta fiducia in sé stessi quando cominciamo a manovrare lo strumento e capirne i segreti.

Mi ha stupito che siano crollate due certezze (stupide) che avevo: che gli artisti non seguissero troppe regole e che le regole non fossero in aiuto della creatività. Invece, no, le regole aiutano essere creativi: rimescolare gli ingredienti a disposizione significa avere la possibilità di fare qualcosa di bello e nuovo!

In ultimo, specie in questi tempi, un bel contenitore allo stress. Quando suoni hai bisogno di essere concentrato. Non devi pensare ad altro. Per questo dopo un po’ le preoccupazioni sono dimenticate e rimani solo tu e quello che stai suonando. Si sospendente il normale flusso della tua vita e allo stesso tempo inizi a esprimere con sincerità le tue emozioni.

Grazie Luca!

Post produzione

Un po’ di tixilife
Nel lavoro c’è un momento bello e faticoso della comunicazione ma anche di qualsiasi lavoro sui contenuti artistici: si chiama post produzione. Quando tutto il materiale, gli spunti, gli appunti, i suoni, le immagini e i video che hai creato vanno riaperti, riordinati, selezionati e messi online. Gigabyte su gigabyte sperando che la linea internet sia solerte.
In un attimo ti trovi a scrivere pezzi, montare video, fare titolazioni, hashtag, selezionare foto, postare contenuti sui canali web e social.
Spesso questo accade alla fine di giornate intensissime, quando davvero sei sfinito e nel mio caso quando ancora devi cenare e farti una valigia. Ma quei materiali devono vivere e devono essere condivisi. Non possono aspettare altrimenti diventano inutili. Veicolano informazioni e ricordi. Raccontano di storie, emozioni e persone. E raccontano di te che non ti stanchi mai e adori sempre sporcarti le mani.

Lapidateli, ma loro sono poesia

Lapidazione mediatica: è quella che hanno subito alcuni surfisti cagliaritani che conosco, tra cui Carlo Ciabatti e Andrea Melis del Windsurfingclub Cagliari rei di aver sfidato il mare nel giorno della tempesta.

Ma tanti che continuano incessantemente a parlare di cose che non sanno, devono sempre mettere il muso sulle vite e sulle felicità altrui, hanno mai avuto una passione? Hanno mai inseguito un sogno? Hanno mai alzato gli occhi al cielo o forse guardato un orizzonte che non fosse il loro naso e la punta delle scarpe?

E poi: ragazzi e passione, ragazzi e intrepido coraggio, quale binomio riuscite a trovare più bello e poetico di questo? Quanta paura fa a chi non ha nulla di cui emozionarsi o deve comprarselo?

Io non sono uomo di mare, non so nemmeno nuotare figuratevi, amo e forse temo il mare però come forza unica e irrinunciabile della mia mediocre e semplice esistenza, lo vedo come compagno di viaggio speciale, come ascoltatore delle mie gioie e dei miei dolori, rispetto chi ha passione. Rispetto chi rischia per la propria passione. Conosco il brivido della passione e della poesia che ti porta a far pazzie, errori, a sfidare il destino e poi magari perdere tutto e ricominciare tutto da zero.

Preferisco gli appassionati. Preferisco chi rischia. Questa è la bellezza della vita, la bellezza può avere un prezzo, ecco perché, per fortuna, non è per tutti.

(foto dalla bacheca di Andrea Melis)

Sportivi di A e B? Basta davvero

Da calciofilo, anche se ho giocato a basket all’età delle medie e tirato con una racchetta (imbarazzante) con amici in qualche campetto oramai in disuso, è bello vedere tanta gente appassionarsi per tennis, basket, ciclismo.

Seguire le gesta, appassionarsi, conoscere, allargare le proprie passioni. Tifare squadre di altre città. Conoscere le nostre nazionali.

Chissenefrega se ne sanno, se sono esperti, se lo han fatto da tempi non sospetti o meno, se sono identitari o no. Perché in questi casi cominciano le pippe, le etichette politiche e territoriali, il dover tifare perché. Tutti questi cappotti estivi che fanno solo sudare pelle e mente.

Anche io ci sono cascato in questa sterile polemica. Ma ho smesso.
Il bello è quando lo sport conquista i cuori, quando allarga la visuale di un paese troppo piegato sui mal di pancia del pallone (quello brutto, che detesto), i distinguo lasciamoli da parte.

Morire con la propria passione (e sciacallaggi d'occasione)

Strano destino, poetico e tragico, morire mentre si fa quello che si ama. Va via un altro grande della musica italiana capace di cantare atmosfere che spesso animano i miei viaggi e ricordi. Come questa.

https://www.youtube.com/watch?v=B1IW7k7UVPg&sns=fb

Nota dolente:

mi chiedo cosa porti oggi il giornalismo, quello con cui mi lustro le scarpe, a mettere il video con gli ultimi momenti del concerto e della vita di Mango e noi a guardarlo e, magari, a mettere ‘mi piace’.

Forse l’idea che oramai siamo dentro un circuito irreversibile di schifoso voyeurismo e di curiosità senza regole e pudore. Non chiamatelo diritto di cronaca o libertà, su queste due parole si stanno consumando continui sciacallaggi.