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Storie di italiani

Storie di italiani che han lasciato tutto e sono rinati a Barcellona e scrivono pagine bellissime, di passione, coraggio e futuro.

Fiammetta, un lavoro importante e sicuro all’Università di Firenze e una vita già scritta, ma quando il cuore chiama non c’è scampo. Non aspettare: mollare tutto e trasferirsi a Barcellona, cambiando radicalmente la propria storia, tirando a dadi col destino.
Un bar, le difficoltà e i primi passi nonostante una città da amare ma con le sue contraddizioni e la crisi che rende tutto difficile. La burocrazia, le maglie più strette del passato, il lavoro che qui non è una passeggiata anche se hai una competenza e titolo in italia. Ecco, riparti da zero.

È stata un’altra bella storia da ascoltare e condividere con voi. Perchè la vita è fatta di pagine, capitoli e atti e fermarsi alle sicurezze mettendo a tacere il cuore significa morire in anticipo.

Fiammetta, grazie!🙏

(Niente foto per Renato Troffa Sabot viste le nostre condizioni fisiche a quest’ora!)

New York, the Bronx

il Bronx che ti aspetti. Dicono sia il quartiere (anche se si potrebbe parlare quasi di provincia, visto la grandezza) più malfamato della terra, ma solo in parte è vero, in parte è un puro stereotipo. Almeno per quel poco che ho visto.

E’ una periferia, disadattata, dove gli sguardi sono tutto fuorché amichevoli e i negozi d’alta moda assenti. Dove hai sempre la sensazione che possa accadere qualcosa.
Molta gente staziona ai bordi della strada, negli angoli, alla porta dei locali. Barbieri, bar, negozi di roba usata, sfasciacarrozze e rivendite di casalinghi a prezzo basso. Times square è davvero lontana e le persone mostrano il loro volto meno elegante.

Pare che l’unica zona davvero pericolosa del Bronx è il South.
Gli italiani, che ora hanno una loro parte, la little Italy, ci abitavano negli anni Settanta e gestivano i traffici. Dopo il Bronx iniziò ad affollarsi di neri che subito presero in mano il business della droga che era in mano alla mafia.
Ecco, leggo, all’inizio i neri iniziarono a scontrarsi con gli italiani, successivamente eliminati gli italiani, iniziarono a scontrarsi fra di loro, organizzati in bande. Questo a sud, zona che ho evitato di visitare.

Oggi il Bronx è eterogeneo. Tanti neri ma anche ispanici e messicani. Angoli malfamati e strade normalissime. Gente povera mischiata a loschi individui con fare sospettoso. Rifiuti, auto ammaccate e discariche. Belle palazzine e anonime costruzioni.

Qui è nato l’hiphop, forse semplifico troppo. La musica si sente ovunque come parte essenziale, anima delle strade, così come il degrado, i playground e i graffiti. Questa è un’altra parte di New York dove non puoi non passare.

Non sentirsi più italiani

Una domanda che qualsiasi persona di buonsenso oggi si pone è: perché i manganelli contro studenti e lavoratori vengono usati senza troppi problemi mentre ieri si è permesso a questi animali di devastare il centro di Roma? E sentire la solita sequela di dichiarazioni di governo e sindaco conferma che abbiamo un esercito di imbecilli a governarci.

Provate a far casino, per esempio, a Barcellona.
Provate a farlo, se siete spagnoli o peggio ancora italiani. Provate a farlo a Berlino o Londra.
Provate poi a protestate per il lavoro o la scuola. Per gli inganni del governo, per le promesse della politica.
Provate a essere operai, metalmeccanici o liceali. Provate ad alzare la voce per i diritti.
Insomma, provate oggi, per l’ennesimo fottuto giorno, a sentirvi orgogliosi di essere italiani o essere italiani. Io non ci riesco da molto tempo e quando sento due idioti che parlano di “tutto il mondo è così” ripeto che NO, non tutto il mondo è così.
Vivere in Italia sta diventando una colpa.
E noi non ce lo meritiamo affatto.

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